I pediatri sparano sulle Cicogne: “Il punto nascite del Sant’Anna non è sicuro, va chiuso”

5/5/2017 – Nei punti nascita degli ospedali periferici con pochi bebe’ atterrano le “anti cicogne”. Ospitati nella sede reggiana dell’Ausl di via Amendola, i rappresentanti regionali delle associazioni di categoria di pediatri e neonatologi spiegano perche’, a loro dire, quei reparti sono insicuri e vanno chiusi. fra questi pediatri probabilmente qualcuno tempo addietro era un sostenitori del parto in casa, ma i tempi e le idee cambiano, soprattutto la scienza progredisce (anche se talvolta, dopo aver fatto danni, deve tornare intietro). tant’ì: i pediatri sono in rotta di collisione con il Comitto delle Cicogne che ha raccolto oltre diecimila firme in difesa del punto nascite del Sant’anna di Castelnovo Monti, e con gli amministratori pubblici locali, in testa il sindaco castelmnovese enrico bini, al quale la presa di posizione dei medici proprio non va giù.

Nel mirino della Regione e ora dei pediatri, le strutture che non garantiscono almeno 500 parti all’anno, limite che fa gia’ eccezione a quello fissato dalla Conferenza Stato-Regioni nel 2010 di almeno mille interventi per attivare o mantenere i punti nascita.

Un numero pesante per la realta’ reggiana che, sulla carta, dovrebbe determinare la chiusura di quasi tutte le nursery provinciali, ad eccezione di Montecchio, Guastalla e di quella del capoluogo, dove tra l’altro e’ all’orizzonte la realizzazione di un nuovo ospedale per la maternita’ e l’infanzia (il Mire). Sempre in ambito locale, le affermazioni dei professionisti calano una doccia gelata sul Comune di Castelnovo Monti, dove per l’ospedale S.Anna la Regione ha espresso la volonta’ di chiedere una deroga per il servizio alle gestanti. “Il parto e’ un evento fisiologico e naturale che nella maggior parte dei casi non necessita di alcun intervento- spiega la presidente regionale della societa’ italiana di neonatologia Gina Ancora– ma come sapevano bene anche le nostre nonne, puo’ a volte trasformarsi in una reale emergenza che mette a rischio la vita della mamma, del bambino, o entrambi”. In questi momenti, continua il medico, “anche se i casi sono rari -circa quattro su 1000 – occorre prestare interventi in modo rapidissimo e coordinato, è questione davvero di secondi e serve un gruppo con competenze specifiche come quelle delle gare di Formula uno, dove il premio à la sopravvivenza e soprattutto senza conseguenze postume”.

Ebbene, continua la professionista: “Ci autodenunciamo: neanche il piu’ bravo fuoriclasse puo’ fare tutto da solo”. Ecco perche’, mancando negli ospedali periferici queste strutture organizzative, “tutte le attivita’ di urgenza devono essere centralizzate”, dicono le associazioni, secondo cui il metodo della rotazione dei professionisti per garantire i servizi e’ “inadeguato”.

Ciò che non si spiega è come si pensa di prestare “interventi in modo rapidissimo e coordinato, questione davvero di secondi”, quando una partoriente dovrà trascorrere quaranta minuti o anche un’ora in ambulanza per arrivare a un ospedale di pianura.

Diverso il discorso, invece, per le attivita’ di controllo pre e post parto, che per Ancora, devono “essere rafforzate e prossime al domicilio”. Quindi, dice la neonatologa, “che la nascita avvenga in un luogo centralizzato non vuol dire che lo siano anche la gravidanza e il puerperio. Tutto il controllo deve essere vicino alla famiglia. Tante risorse possono essere messe sul quotidiano in questa fase, mentre la sicurezza del parto va garantita assolutamente con la centralizzazione”. I professionisti rispondono anche alle obiezioni sollevate da numerosi comitati che chiedono punti nascita vicino casa per paura dei parti prematuri. “In realta’- afferma Ancora- i parti frettolosi che spesso vediamo anche nelle grandi citta’ sono quelli che comportano meno pericoli. Lo dicono le statistiche”.

Infine, alle accuse di chi, come il sindaco di Castelnovo Monti Enrico Bini, ha visto nella conferenza stampa un intervento politico, la dottoressa ribatte: “La nostra motivazione è la sicurezza: della mamma, del bambino e del nostro futuro. Questo e’ un tema scientifico e politico e interessa tutti a 360 gradi”. Passando ai numeri del territorio reggiano, i punti nascite che nel 2016 hanno superato i 500 parti sono Montecchio (639) e Guastalla (732). A Scandiano sono stati 490, in calo del 31% rispetto ai 707 del 2011 e a Castelnovo 153. Nel 2015 erano stati 162 e sei anni fa -nel 2011- 203.

ENRICO BINI AFFRONTA I MEDICI: “SE NON E’ SICURO CHIUDIAMOLO DOMANI”

Se il punto nascite di Castelnovo Monti non è sicuro, “allora va chiuso domani mattina”. Lo ha detto Enrico Bini, sindaco del Comune dell’appennino reggiano, intrvenuto nella conferenza stampa nella sede dell’Ausl sul destino dei reparti di ostetricia con meno di 500 parti all’anno. Ai rappresentanti delle associazioni di pediatri e neonatologi che ne teorizzano la soppressione il sindaco, presa la parola dopo i cronisti, dice: “Condivido le cose che dite perchè la sicurezza deve essere al di sopra di ogni cosa. Siamo i primi che ci teniamo alla sicurezza del nostro ospedale e non vogliamo che ci siano rischi”. Ma, prosegue Bini, “se un piccolo ospedale come il nostro ha tutti i passaggi, perche’ ha l’h24 ginecologico e di ostetricia, l’h24 di rianimazione e manca solo la copertura di una parte notturna del neonatologo pediatra, se quel problema viene risolto può essere data una deroga o no? E’ sicuro o non e’ sicuro?”. Lapidaria la risposta dei professionisti: “Non è sicuro in maniera documentata e chiara”. Allora, “va chiuso domani mattina”, conclude Bini, che ha però invitato i medici ad andare a visitare di persona la strutture.

(FONTE: DIRE)

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4 risposte a I pediatri sparano sulle Cicogne: “Il punto nascite del Sant’Anna non è sicuro, va chiuso”

  1. Ruffini Antonio Jones Rispondi

    05/05/2017 alle 22:03

    “Ciò che non si spiega è come si pensa di prestare “interventi in modo rapidissimo e coordinato, questione davvero di secondi”, quando una partoriente dovrà trascorrere quaranta minuti o anche un’ora in ambulanza per arrivare a un ospedale di pianura.” Non servono altri commenti.

    • Cicogna 2 Rispondi

      06/05/2017 alle 01:34

      40 minuti ..un’ora?… ci sono zone qui in montagna che col bel tempo con strade dissestate ma percorribili occorre anche un’ora e mezza ..pensi d’inverno con ghiaccio neve e magari nebbia o vento forte e l’elissoccorso non potrà alzarsi in volo…

  2. Una cicogna Rispondi

    06/05/2017 alle 01:16

    Oltre a fargli visitare l’ospedale porterei tutti questi signori e signore a fare un giro nei nostri borghi e paesi per fargli vedere in maniera “documentata e chiara” quali sono le reali condizioni di percorrenza per raggiungere l’agognato punto nascite cittadino. Forse avranno così più dati per sostenere che è più sicuro viaggiare che partorire al Sant’Anna ricordando che viaggiamo su auto e non voliamo

  3. Luisa Valdesalici Rispondi

    06/05/2017 alle 10:33

    Temo che i medici parlino in quel modo perché non sono preparati, non sono sicuri delle loro capacità di affrontare l’ IMPREVISTO che può sempre succedere in un ospedale e non solo in sala parto. Castelnovo Ne’ Monti ha un rianimatore d’eccellenza. Il reparto non manca di attrezzature. È uno scandalo che si utilizzi l’ alibi della sicurezza per voleri politici che scendono dall’ alto. Medici al servizio del potere. La cosa peggiore!

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