Luciano Fantuzzi ha donato al Comune
tre capannoni, i più grandi delle Reggiane
L’intervista: “Ho fatto l’impossibile per salvare il gruppo”

DI PIERLUIGI GHIGGINI

5/5/2017 – «Ho compiuto un esproprio volontario contro me stesso: ho donato tre capannoni delle Reggiane, i più grandi, alla Stu, la società di trasformazione urbana partecipata dal Comune e da Iren Rinnovabili. Spero che si ricordino di dire alla città che quei capannoni sono stati donati da Luciano Fantuzzi».
L’ex patron delle Fantuzzi-Reggiane, passato attraverso trionfi e guai imprenditoriali che a raccontarli bene non basterebbe un libro, all’età di 81 anni ha ancora lo spirito del lottatore. E sotto sotto ridacchia.
Seduto nel suo studio di via San Carlo a Reggio Emilia,  di fronte al computer portatile,  annuncia ai reggiani di aver compiuto un gesto di quelli che si vedono una volta ogni molti anni. Sulla scrivania ha un reperto storico: il modello del Sagittario, l’ultimo caccia militare  prodotto durante la guerra dalle Officine  Reggiane.
Dice Fantuzzi: «Una quindicina di giorni fa abbiamo firmato il rogito dal notaio Baja Guarienti: quei capannoni valgono diversi milioni, e mi chiedo perché non abbiano ancora diramato la notizia».
Quanto hanno pagato?
Qualcosa dovranno dare alle banche creditrici. Esistono delle ipoteche per debiti che non sono in capo alla proprietà, ma per soldi dati alla Terex e scaricati in garanzia sul patrimonio immobiliare ex-Reggiane. Ma, ripeto, da parte mia è un regalo. Io, che sono il proprietario degli immobili, non prendo niente. Del resto non è la prima volta: avevo già dato al Comune il capannone del Tecnopolo. E’ bene che la gente lo sappia, perché nessun imprenditore in Italia ha fatto quello che ho fatto io: per salvare ilgruppo e i posti dei miei dipendenti, ho accettato addirittura di scaricare sulle mie proprietà i soldi presi dagli americani. Naturalmente con l’impegno scritto che le banche a me non possono chiedere nulla.

Luciano Fantuzzi nel suo studio, accanto al modello del Sagittario, l'ultimo caccia prodotto durante la guerra dalle Omi Reggiane

Luciano Fantuzzi nel suo studio, accanto al modello del Sagittario, l’ultimo caccia prodotto durante la guerra dalle Omi Reggiane

Perché questa decisione?
Spero di veder crescere di nuovo la città, spero che si riprenda. Ho chiesto che in quei capannoni sorgano attività innovative, attività avanzate capaci di generare centinaia di posti di lavoro: sono accordi verbali, non c’è niente di scritto, ma su questa scelta siamo tutti in sintonia.
Commendator Fantuzzi, parliamo ora dello stabilimento di Lentigione…
… che ho fondato io nel 1960 partendo con un operaio e un apprendista. Poi ne ho fatto un gioiello, organizzato in maniera incredibile con reparti, robot, macchine utensili di prim’ordine. Costruivo gru su gomma vendute in tutto il mondo e senza eguali per qualità.
Appunto. Lei ha venduto le Reggiane e Lentigione alla Terex, che però pochi mesi fa ha ceduto tutto ai finlandesi della Konecranes, i quali ora vogliono chiudere definitivamente Lentigione. Com’è possibile che un gioiello industriale come quello finisca così?
Me lo chiedo anch’io. Oggi la responsabilità ricade su Kone, ma era stata Terex a decidere di chiudere. Quando entrarono nel 2009, per prima cosa licenziarono tutti i capi reparto e le persone che costavano di più. Il motivo? In Francia la Terex aveva uno stabilimento vicino a Lione  che produceva le stesse gru di Lentigione.
Vuol dire che in realtà Terex puntava solo al mercato della Fantuzzi?
Ha detto bene. Io producevo sessanta macchine al mese per movimentazione container, loro quando andava bene ne facevano una decina. Spingevano lo stabilimento francese che probabilmente aveva costi inferiori ai nostri, non certo la qualità.
 Ma in base a quale logica industriale?
Una logica non imprenditoriale e puramente finanziaria. Terex è un colosso industriale di proprietà di due fondi Usa, sono finanzieri che fanno speculazioni, distruggono, ricreano e non si capisce mai con quale strategia.
E’ bene fare qualche passo indietro. Lei era l’imprenditore felice della Fantuzzi di Lentigione. Nel 1993 col crac dell’Efim il commissario Predieri mette in vendita le Officine Reggiane, che nell’ultimo bilancio esponevano un buco di 80 miliardi di lire: ricordo bene lo choc, quando  rivelai le cifre in un articolo su l’Unità. Poi Predieri cede a lei  lo stabilimento con l’intera area Reggiane in cambio dell’assunzione di tutti i dipendenti…
… che erano parecchie centinaia. Io garantii l’assunzione di tutti i dipendenti, che avvenne in soli nove mesi, in largo anticipo rispetto ai diciotto previsti dagli accordi sindacali. Avevo già il portafoglio ordini per dare lavoro a tutti quanti,
E sia chiaro che io pagai le Reggiane 15 miliardi: Predieri non mi regalò niente. Firmai il primo contratto solo per la parte impiantistica il 17 dicembre 1993. Volevo tutto, però non sapevo che il ramo ferroviario, molto ambito per le forniture pubbliche, era già stato scorporato e assegnato alla Breda. Comunque io avevo conquistato il mondo con le mie macchine e, integrando Lentigione con le gru di banchina delle Reggiane, chiusi il cerchio del movimento container, e cominciai a piazzare ordini su ordini in tutti i continenti.

Luciano Fantuzzi

Luciano Fantuzzi

Con l’acquisto delle Reggiane riteneva concluso il programma delle sue attività?
No: comprai lo stabilimento della Noel in Germania che produceva stradless  carrier, macchine che non erano nelle linee di produzione nè di Reggio di Lentigione .  Di conseguenza presi anche il loro centro produttivo di Xiamen, in Cina, con 1.700 dipendenti e un porto interno a disposizione.
Ma quanti stipendi doveva pagare ogni mese?
Diverse migliaia, comprese le filiali sparse in tutto il mondo. Poi consideri che dal gruppo Fantuzzi Reggiane dipendevano le sorti di un indotto con altre migliaia di persone…
Scusi, non pensa di aver fatto il passo più lungo della gamba?
Niente affatto, non avevo problemi, e reggevo benissimo la sfida. Compravo gli stabilimenti senza chiedere soldi alle banche. I problemi sono cominciati quando ho permesso a mio genero di diventare amministratore delegato del gruppo.
Ecco, ci spieghi meglio…
Lui lavorava prevalentemente dalla Germania. E ha fatto operazioni fuori di ogni logica di mercato, sia in Gran Bretagna, sia a New York , a Los Angeles e Hong Kong per commesse da centinaia di milioni di euro, in perdita. Eppure, nonostante ciò il gruppo non sarebbe entrato in crisi.
Dunque?
Le vere difficoltà nacquero quando mio genero si mise in testa di emettere un prestito obbligazionario di 125 milioni di euro per acquistare un secondo stabilimento in Germania, del gruppo Demag.
Il famoso bond Fantuzzi…
Già. Un bel colpo. Io non volevo assolutamente, anche perchè all’epoca possedevo azioni di Bipop-Carire per 260 milioni di euro.  Di conseguenza dissi a mio genero  che se voleva quello stabilimento, i soldi glieli avrei dati io. Rispose di no, che le azioni le avrei dovute lasciare in eredità ai miei nipoti. E andò avanti sulla sua strada.
Non riuscì ad acquistare lo stabilimento, e il bond rimase sul nostro groppone, con termini  in concomitanza con le scadenze di Parmalat e Cirio. Nel frattempo le mie azioni erano scese a 40 milioni. Ruppi i rapporti con mio genero e mia figlia, e a quel punto decisi di vendere il gruppo.
Così si arrivò alla vendita alla Terex…
Gli americani dovevano pagarmi una barcata di milioni, ma ci fu di mezzo il fallimento di Lehman Brothers nel settembre 2008.  Arrivammo all’arbitrato, e gli americani mi invitarono a sedermi a un tavolo assicurando che saremmo arrivati rapidamente a una soluzione. Io, che volevo salvare il gruppo e i dipendenti, alla fine rinunciai a tutto quello che mi dovevano versare e anzi accettai di caricare sull’area esu i capannoni delle Reggiane, che sono di mia proprietà e all’epoca valevano 152 milioni di euro, settanta milioni che le banche avevano versato non a me, bensì a Terex . Debiti che non mi appartengono e e di cui a me non possono chiedere nulla.
Io ho fatto il possibile per salvare il gruppo, gli americani hanno fatto i loro comodi, e devo dire dal più profondo del cuore che mi dispiace che le cose siano andate così.

Commendator Fantuzzi, la sua storia di caèpitano d’industria è veramente romanzesca. Ma in questi anni che idea si è fatto, a quali conclusioni è arrivato sulla situazione dell’Italia?
L’idea l’avevo già nel 1994, quando non mi stancavo di ripetere a Prodi, a D’Alema, a Bersani, a Fassino che fra vent’anni saremo finiti contro un muro a causa di cinesi e indiani.

E cosa risposero?

E’ meglio che non glielo dica, perché viene da rabbrividire. I nostri politici badano alle loro poltrone, non ai problemi degli italiani. E se i politici di ogni orientamento, i sindacati, gli imprenditori non si mettono d’accordo per soluzioni vere, nell’interesse del Paese, andremo a finire male. Il tempo purtroppo è quasi scaduto.

(ESCLUSIVA LA VOCE DI REGGIO E REGGIOREPORT.IT)

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Una risposta a 1

  1. giuseppe Rispondi

    05/05/2017 alle 15:21

    ottima iniziativa. Per favore però dica quant’è il debito ipotecario che il Comune di è accolato con tale acquisto ?

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