Aemilia, parla Bolognino : “Qui ho cambiato vita, con Vertinelli e Diletto solo rapporti di lavoro”

9/5/2017 – “Perche’ sono andato da Nicolino Grande Aracri? Per evitare discussioni, mi trovavo li’ e sono andato a salutarlo visto che era appena uscito dal carcere. Ma non ho fatto nessun reato. Era un paesano che conoscevo da una vita ed era anche lui un patito di camion e escavazioni. Per questo gli ho detto che avevo un problema con Blasco: da noi si usa così».
A parlare- recluso nel carcere dell’Aquila in regime di 41 bis da dove è collegato in videoconferenza- è Michele Bolognino, primo dei testimoni della difesa nel processo Aemilia citato dalla Dda bolognese, che ha iniziato  ad essere interrogato dala pm Beatrice Ronchi.
Bolognino, considerato uno dei capoclan della cosca cutrese infiltrata in Emilia, è ritenuto dall’accusa il referente per la Bassa Reggiana e la provincia di Parma. Le sue parole, invece, si riferiscono all’incontro avvenuto in Calabria il 7 febbraio del 2012, quando Bolognino, che aveva un problema di soldi con un altro degli odierni imputati (Gaetano Blasco), si rivolse per un aiuto a Grande Aracri, considerato dagli inquirenti il vertice della “casa madre” calabrese del clan.

Michele Bolognino

Michele Bolognino

Un ruolo, quello del presunto boss, che tra molti “non ricordo” e piu’ di una contraddizione rispetto a quanto emerso dalle intercettazioni telefoniche, Bolognino ha invece minimizzato. Parlando di se stesso ha poi aggiunto: «Se davvero fossi stato un capo della ‘ndrangheta non avrei avuto bisogno di andare da Grande Aracri. Con Blasco avrei discusso io».
L’imputato ha pero’ confessato la sua appartenenza all’organizzazione: si e’ affiliato in carcere a Catanzaro nel 1993 con la cosca Megna e ha riportato diverse condanne. Tra il 2003 e il 2004, usufruendo prima di permessi e poi di semiliberta’, Bolognino decide tuttavia di «lasciarsi alle spalle il passato» e si trasferisce con la famiglia a Montecchio, nel reggiano, dove il fratello gestiva un ristorante (poi fallito). Qui aiutato «dalla Caritas che ha trovato un posto anche alla mia ex moglie in una casa di cura dove lavora tuttora», inizia anche a lavorare ed entra in contatto con altri degli attuali imputati, come Alfonso Diletto e i fratelli Palmo e Giuseppe Vertinelli. «Ma con loro- precisa Bolognino- c’erano solo rapporti di lavoro, non di ‘ndrangheta».
Tornando alle visite a Grandi Aracri, conosciuto negli anni ’90, l’imputato spiega: «A casa sua ci saro’ andato al massimo 4 o 5 volte». La pm Ronchi fa notare che le telecamere e i tabulati telefonici ne contano almeno 15. «Quella strada, ribatte Bolognino, l’ho fatta centinaia di volte per andare nella frazione di Papanice che èattaccata a Cutro. Ma la casa di Grande Aracri ci sono andato per la prima volta, non sapevo nemmeno dov’era».

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