Reggio e i macigni del prefetto De Miro
Una classe dirigente dovrebbe scomparire

di Paolo Comastri

 6/4/2017 –   “Ho amato e rispettato Reggio e come prefetto volevo difenderla dalle infiltrazioni mafiose; mi prese la nausea nel vedere al ristorante come pezzi di società reggiana, del mondo delle professioni, avvocati, giornalisti, una giornalista che aveva frequentato la prefettura amabilmente, potessero stare con chi ritenevo essere l’anti-Stato”.

Il prefetto di Palermo Antonella de Miro, depone al processo Aemilia

Il prefetto di Palermo Antonella de Miro, depone al processo Aemilia

Parole scritte con lettere pesanti come il piombo, macigni enormi rotolati sull’onorabilità di un territorio, sulla credibilità della sua classe così detta “politica”, sulla dignità della sua società civile, sulla buona reputazione di un’intera classe di pubblici amministratori.
Concetti espressi non da un quaqquaraquà qualunque, magari cieco e sordo negli anni in cui si è espanso e radicato il fenomeno mafioso e ora si riscopre paladino della legalità, ma dall’ex Prefetto Antonella de Miro al processo Aemilia che, giova ricordarlo, è il più grande ed articolato procedimento giudiziario che in Italia si svolge fuori dalle zone storicamente colpite dal fenomeno mafioso sia esso camorra, sacra corona unita, cosa nostra o ndrangheta che dir si voglia.
Nel periodo della sua reggenza reggiana a Palazzo del Governo, dal 2009 a Settembre 2014, la Dott.ssa De Miro ha promosso l’apertura di qualcosa come 16,000 pratiche antimafia gestite dalla Prefettura ed ha emesso ben 61 interdittive antimafia per 48 aziende.
Chi ha amministrato R(P)eggio Emilia nei lunghi anni del sacco edilizio totalmente in mano ai “cutresi” dovrebbe vergognarsi e scomparire, quella classe politica indifferente ed insensibile a ciò che si stava compiendo, troppo comodo ora trincerarsi dietro a dei “…se avessi saputo”, “ ….se me ne fossi reso conto”, dovrebbe avere il buon gusto, non che rispetto verso i cittadini, di ritirarsi a vita privata.
Così come appare a dir poco stupefacente che la magistratura non abbia indagato a 360° su chi rilasciò licenze edilizie in quantità industriale, perchè vennero concesse varianti costruttive quanto meno “strane”, come vennero ampliati a dismisura volumi abitativi; non un pubblico amministratore, non un “politico” di quell’area che da oltre 70 anni governa (!!??) ininterrottamente questo territorio è stato seppur sfiorato da una qualsivoglia indagine tesa a comprendere davvero come e perchè a R(P)eggio Emilia è accaduto e soprattutto si è consentito quello che è avvenuto.
A dir poco sorprendente che la mannaia della magistratura sia stata calata unicamente su una sola parte “politica”, peraltro ingenua e sprovveduta nel pensare di potere “gestire” un pericolosissimo ed infido serbatoio elettorale.
Ma…..nihil sub sole novum in quella che fu, forse, la felix Regium Lepidi, altrimenti ora denominata R(P)eggio Emilia, se è vero, come purtroppo è, che non solo a Palazzo di Giustizia nessuno abbia mai potuto, o voluto…, cogliere i nefasti e pessimi segnali che provenivano dalle grandi cooperative edilizie ma neppure ora, a immane disastro avvenuto e consumato, si voglia comprendere se per caso mai ci siano state precise responsabilità penali di chi ha gestito e amministrato negli anni quelle “aziende”.
Un “antistato”, per dirla con le parole della Dott.ssa De Miro, che in questo territorio ha grassato e ingrassato, un crepuscolo che ottenebra ed attanaglia tutto e tutti.

 

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2 risposte a Reggio e i macigni del prefetto De Miro
Una classe dirigente dovrebbe scomparire

  1. Giovanni Rispondi

    07/04/2017 alle 09:10

    Quindi il prefetto ha lasciato Reggio perché troppo indignata, o perché il gioco delle parti era ormai così insostenibile, che avrebbe dovuto indagare in quel fatidico livello superiore, quello dei colletti bianchi reggiani, di chi ci ha amministrato da sempre e preteso i nostri voti e il nostro plauso: gli intoccabili del Pd? La De Miro è troppo ligia per aver lasciato il lavoro a metà. Con quale babau si è scontrata? Qual’ è il grande tabù di tutti i procuratori, prefetti, poliziotti e carabinieri dell’ Emilia Romagna? Il Pd. Ovvio. E quale grossa pietra d’ inciampo targata Pd era in pieno centro storico, e gridava vendetta? L’ appalto losco del parcheggio interrato in piazza della Vittoria? La commistione tra coop e un principe palermitano contestato ovunque?

  2. Paolo Rispondi

    08/04/2017 alle 08:55

    Taci taci, certe cose a Reggio non si possono dire

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