Milioni dovuti dallo Stato ai comuni: il braccio di ferro tra Appendino e Boschi. Ecco cos’è successo

Il sindaco di Torino Chiara Appendino

Il sindaco di Torino Chiara Appendino

di Girolamo Ielo

8/4/2017 -In questi giorni abbiamo assistito ad uno scontro politico tra il Sindaco di Torino, Chiara Appendino e la sottosegretaria alla presidenza del Consiglio dei Ministri, Maria Elena Boschi. L’oggetto dello scontro è un trasferimento erariale a favore del Comune di Torino di 61 milioni di euro, vantato dal sindaco e negato dalla sottosegretaria.

Tutto nasce con il provvedimento “Salva Italia” del governo Monti di fine 2011, che anticipa l’introduzione dell’IMU al 2012 e modifica, in modo grezzo, il sistema della finanza dei comuni, tanto che è previsto per il tramite il Fondo sperimentale di riequilibrio (FSR) un intervento erariale a favore dei comuni in ragione dalle differenze di gettito stimato ad aliquota di base derivante dalle nuove disposizioni. Che la cosa fosse complicata si intuì già nel 2012 allorquando, in attuazione, furono emanati, decreti, note metodologiche, note di chiarimento, avvisi, ecc.

Nel 2013 il Comune di Torino  si oppose agli atti di attuazione, in quanto portavano nocumento per le casse comunali, chiedendo l’annullamento degli atti stessi.

Il TAR del Lazio con la sentenza n. 48784 del 5 marzo 2014 “accoglie il ricorso introduttivo ed i motivi aggiunti, nei limiti indicati in motivazione, e per l’effetto, annulla le impugnate note metodologiche pubblicate in data 19 ottobre 2012 e in data 31 maggio 2013, nonché i provvedimenti con i quali sono state disposte le conseguenti variazioni nelle assegnazioni a valere sul FSR per l’anno 2012”. La sentenza è impugnata dal governo. Infine il Consiglio di Stato con la sentenza n. 5013 del 3 novembre 2015 respinge il ricorso del governo “e per l’effetto conferma la sentenza gravata” del TAR.

Come si arriva a 61 milioni di euro.

Nelle sentenze sorpa richiamate il Comune di Torino asserisce per l’anno 2012 una perdita pari a 21.107.500 euro. Lo Stesso Comune, cumulando le perdite per gli anni successivi, arriva a determinare una perdita complessiva di 61 milioni di euro da ripianarsi con apposito trasferimento erariale.

Giunta Fassino. La controversia con lo Stato nasce nel 2013 e si conclude nel 2015 quando a capo della Giunta Torinese c’era Pierio Fassino. Nello stesso periodo Fassino era presidente dell’ANCI (Associazione nazionale del comuni italani). L’attuale Sindaco, Chiara Appendino, si è limitata a chiedere al governo l’attuazione delle sentenze.

Un fatto tecnico/politico. La vicenda, come si è visto, è molto tecnica. Si tratta, in definitiva, dell’applicazione ed attuazione di un passaggio normativo contenuto nel decreto “Salva Italia”. Bisogna dare atto che l’Appendino , anche in virtù dei vari interventi ( il sottosegretario Boschi, l’ex sindaco Fassino ed altri), è riuscita a trasformare un fatto tecnico in un fatto politico: l’avveduta amministrazione torinese e i ritardi dell’ammnistrazione centrale.

Il ritardo. La sentenza definitiva del Consiglio di Stato è stata depositata il 3 novembre 2015, 17 mesi addietro. Si assiste, quindi, ad un ritardo notevole nell’attuazione di quanto deciso dai giudici amministrativi.

Be Sociable, Share!

Una risposta a 1

  1. Fausto Poli Rispondi

    10/04/2017 alle 13:46

    Complimneti Sig. Gerolamo Ielo.

    Ottimo articolo.

    Tra l’altro l’ho conosciuta al bar del grattacielo. Persona molto arguta.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *