Lettera aperta al vescovo Camisasca: “Perché non ricorda anche gli ammazzati del Triangolo della Morte?”

di Paolo Comastri

LETTERA APERTA A MONS.MASSIMO CAMISASCA

26/4/2017 – E così Lei Monsignor Camisasca è stato il primo Vescovo della nostra diocesi a recarsi a casa Cervi dopo 72 anni; nessuno dei Suoi predecessori, Socche, Baroni, Gibertini, Caprioli, lo aveva fatto e neppure, Baroni e Caprioli avevano delegato i loro ausiliari, rispettivamente Ruini e Ghizzoni, a questa “visita”.
Lei invece, da bravo e buon Pastore, si è recato in quella terra della così detta bassa reggiana ed è entrato in quella casa ora assurta a museo e mausoleo resistenziale.
Che significa questo, che i suoi predeccessori non sono stati buoni Pastori ?
Per nulla ! Nel loro ambito e contestualmente ai tempi, hanno segnato la storia di questa Diocesi lasciando impronte indelebili.
Ma si sono ben guardati, giustamente e saggiamente, dal varcare quella soglia perchè il significato “politico”, e la sua contestuale strumentalizzazione, avrebbe di gran lugna surclassato l’aspetto pastorale.
Come è poi avvenuto per la Sua presenza tra quei muri.
Certo, i sette fratelli Cervi erano figli di Dio, come invero lo erano anche i sette fratelli Govoni, vigliaccamente accoppati solo ed unicamente per “vendicare” i Cervi ma, i Govoni, “dimenticati” da tutti, e come tali degni pure loro come gli altri della cristiana misericordia.
Ma la vicenda di quei ragazzi, i Cervi, tocca ancora i sensibilissimi nervi di una storia raccontata in modo mendace, pervicacemente incompleto se non addirittura bugiardo che agita le coscienze di chi sa ed ha sempre saputo ma non ha mai voluto, o…potuto. parlare, che attesta inconfutabilmente che fu il PCI ad “ammazzare” i Cervi utilizzando i fascisti; “teste calde”, Aldo soprattutto, vicini a posizioni anarcoide, un po’ ribelli alla disciplina di partito non ostante i continui richiami e pure in affari con chi non lo dovevano essere.

Don Umberto Pessina; a destra il corpo ricomposto dopo il delitto, da un giornale dell'epoca

Don Umberto Pessina; a destra il corpo ricomposto dopo il delitto, da un giornale dell’epoca

Inammissibile per le rigidissime regole comportamentali e politiche imposte allora dal PCI.
Dopo 70 anni la verità, questa verità, seppur emersa in modo ora storicamente e soprattutto documentalmente inoppugnabile, non solo viene ancora respinta ma ancora divide e scava solchi profondissimi.
Lei, Eccellenza, non può e non poteva non saperlo: proprio per questo la Sua visita a Campegine poteva rappresentare un passo fondamentale ed importantissimo per il raggiungimento di quella davvero auspicata memoria condivisa.
Ciò, purtroppo, non è avvenuto perchè non avere speso una sola parola, proferito un benchè minimo cenno su tutto quello che è avvenuto nelle nostre terre, e non solo, nel triennio dal 1943 a tutto il 1946, ha trasformato, Monsignore, la Sua visita da Pastorale a “politica”.
Con tutte le stucchevoli strumentalizzazioni del caso, come peraltro dimostrato dal risalto che la Sua visita ha avuto sulla stampa locale.
Lei ha invero contestualmente onorato e pregato a S.Valentino anche sulla tomba del Beato Rolando Rivi, Martire e vittima di quel clima e di quell’odio, presumo, ed auspico, anche in nome e per conto di tutte le “vittime”.
Ma da Lei non è stata proferita parola alcuna sulle vittime del cosi detto Triangolo della Morte, 4.000 per difetto, sui desaparecidos del Cavon di Campagnola, sugli eccidi, ricordati con una Croce piantata a dispetto e pure a disprezzo di chi si ostina a “credere” e “raccontare” solo una verità, di Montorsaro, di Costa Borga di Vetto, di Cerredolo, di Cernaieto, di Poviglio, di Osteriola di Rio Saliceto, di Cà de Caroli…….
Qui, a Reggio Emilia, ritenute ancora spoglie di “serie B”, ma che dinnanzi a Dio sono, o dovrebbero essere, uguali a tutte le altre; cosa le divide, al cospetto di Nostro Signore, dai Cervi, dai morti della Bettola, di Cà Marastoni, di Cervarolo, di Vercallo, tanto per citarne alcuni ?
Nulla !
Lo avremmo voluto udire da Lei, Eccellenza, ma non lo abbiamo sentito.

Be Sociable, Share!

Una risposta a 1

  1. gian franco riccò Rispondi

    01/05/2017 alle 21:12

    La guerra ha lasciato uno strascico di morte anche dopo la sua fine, a Reggio Emilia come da altre parti, come è accaduto e accade in ogni parte del mondo. La prima condanna è da rivolgere a coloro che hanno voluto la guerra per seguire ideologie conquistatrici. L’odio e il rancore, la vendetta e il sadismo purtroppo sono in mezzo a noi, il peccato della politica è quello di averli usarti e assecondati quando è accaduto. Per il resto trovo giusto che si debba dire dove sono sepolti coloro che scomparvero durante e dopo la guerra, come trovo giusto che il Vescovo avvicini la storia delle persone che in passato vennero considerati avversari politici.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *