Legacoop contro la vecchia guardia
“Avevamo avvertito Unieco del crac, Casoli via anche dal Ccpl”
Ma niente soldi per risarcire i prestiti sociali

di Pierluigi Ghiggini
9/4/2017 – «Chiedo ai soci di non perdete fiducia nella cooperazione: ne abbiamo viste tante in questi anni e sappiamo bene che ai fallimenti sono sempre seguiti successi. E’ sempre stato così. Guidata dai valori delle cooperazione questa terra conquisterà ancora grandi traguardi, non può essere diversamente».
Un appello accorato, che potrebbe anche apparire disperato, come l’ultimo drappello di resistenti in mezzo a un cumulo di macerie, quello lanciato ieri dal presidente di Legacoop Andrea Volta nella conferenza stampa convocata il giorno dopo la nomina del commercialista reggiano Corrado Baldini a commissario liquidatore di Unieco.
Legacoop parla per la prima volta da quel fatidico 24 marzo in cui era esplosa la crisi di via Ruini. Davanti ai giornalisti e alle tv all’hotel Astoria si sono presentati a fianco di Volta i vicepresidenti Luca Bosi di Reggio e Molinelli di Piacenza, e soprattutto il presidente regionale Giovanni Monti.
Rispetto al crac  Unieco, Legacoop si è clamorosamente smarcata: «Sin dal 2013 – ha detto Volta – abbiamo messo nero su bianco tramite le revisioni periodiche tutti i rischi che l’azienda stava correndo, fino ad arrivare con la revisione del 2016 a chiedere la messa in liquidazione della stessa cooperativa. Abbiamo fatto tutto quello che ci compete». Il riferimento è al drammatico documento dei revisori rimasto a lungo riservato, e che La Voce ha pubblicato nei giorni scorsi.
Non solo: Unieco e Coopsette erano molto orgogliose della loro autonomia, tanto che sul tema ci fu persino un convegno nel 2006. Come dire: i manager facevano quello che volevano.
E d’altra parte «tutto va inserito nella crisi delle costruzioni col crollo del 65% del mercato nazionale dal 2008, la chiusura di 90mila imprese e la perdita nell’indifferenza generale di un milione di posti di lavoro». Dati che comunque –
ammette Volta – «non possono costituire un alibi».

Da sinistra: Maurizio Molinelli, Giovanni Monti, Andrea Voltae Luca Bosi

Da sinistra: Maurizio Molinelli, Giovanni Monti, Andrea Voltae Luca Bosi

Resta il fatto che errori se ne contano a bizzeffe, compreso il non aver saputo «fare sistema» per fronteggiare in tempo le crisi. E adesso «la gente chiede dei segnali, e bisogna darli».
Almeno uno è molto chiaro: «Per Legacoop – ha scandito Monti – Mauro Casoli deve uscire anche dal Ccpl, già alla prossima assemblea dei soci».  Perché l’ex presidente storico di Unieco, disarcionato nel 2015 quando già era troppo tardi, è ancora presidente del Ccpl spa, il “clone” del Ccpl cooperativa le cui funzioni sono sempre rimaste abbastanza nebulose.
Luca Bosi, forte della traumatica esperienza vissuta alla Cmr, ha prodotto un’analisi interessante delle ragioni che hanno provocato il crollo in successione della Reggiolo, di Orion, Cormo, Coopsette, Unieco, San Possidonio, Cdc di Modena e altre entità: «Tutto è cominciato quando le imprese hanno perso di vista la loro missione e si sono messe a fare intermediazione immobiliare, caricandosi di aree agricole da trasformare nel tempo. Si costruito con perdite crescenti, e questi sono i risultati. Un processo incoraggiato dai Comuni, con la possibilità introdotta dal governo Monti di finanziare laspesa corrente col 70% degli oneri di urbanizzazione: quella fu una scelta disastrosa». Un’ammissione implicita che ad avvelenare i pozzi è stato il rapporto simbiotico con le amministrazioni, vale a dire con la politica. Si torna sempre lì.

Mauro Casoli, ex presidente storico di Unieco

Mauro Casoli, ex presidente storico di Unieco

Legacoop ha voluto dimostrare di essere viva e di avere qualche asso in tasca per fronteggiare la dissoluzione della più grande conglomerata di cooperative edilizie d’Europa: «Coopfond – ha detto in proposito Monti – è pronta a mettere 4-5 milioni  in un patto territoriale per la creazione di nuove imprese cooperative».
Ma se Legacoop vuol gettare il cuore oltre l’ostacolo per  nuovi posti di lavoro, non è altrettanto disponibile sul fronte del  prestito sociale. Andrea Volta ha detto chiaro e tondo che il meccanismo di restituzione dei soldi perduti messo in atto a Cmr e Orion non è più praticabile, e che comunque anche i duemila prestatori di Reggiolo e i pensionati della Orion devono scordarsi il residuo 10% che Legacoop si era impegnata a restituire: «Si accontentino del 40% che hanno già ricevuto, e per il quale il sistema Lega ha sborsato 24 milioni di euro, che diventano cento a livello regionale. Noi non riusciamo a fare di più, inutile alimentare speranze».
Trasparente il riferimento alle iniziative della Federconsumatori di Giovanni Trisolini, al punto che persino la proposta del fondo nazionale di risarcimento viene bocciata senza appello: «Non è opportuno e nemmeno corretto – dice Monti – Un fondo alimentato con l’1% degli utili serve a ben poco, senza contare che il contributo di solidarietà verrebbe chiesto anche alle cooperative che non hanno il prestito sociale». E Volta: «Ben venga un intervento dello Stato, ma con noi Trisolini ha parlato d’altro: i soldi dovrebbero metterli le centrali cooperative».

Andrea Volta

Andrea Volta

La strada migliore,  anche se difficile resta quella che si tenta a  Coopsette, con l’opposizione in sede giudiziaria allo stato passivo della liquidazione, al fine di ottenere la prededuzione del prestito sociale: «Ci sono speranze  – afferma Volta – E lo stesso vale per il prestito Unieco».

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