“L’amministrazione disprezza i cittadini”
Sdegno di Reggio Civitas per l’ufficio pene alternative in pieno quartiere

4/4/2017 – L’associazione Reggio Civitas esprime “sdegno” per l’atteggiamento della pubblica amministrazione, definito “sprezzante verso 800 cittadini firmatari di una petizione contraria all’apertura dell’Ufficio di Esecuzione Penale Esterna (UEPE) presso il complesso La Polveriera “, apertura presentata nel corso di una conferenza stampa.

L’associazione di via Melato, guidata da Valentina Iannuccelli, che ha chiesto fra l’altro le dimissioni dell’assessore Natalia Maramotti, parla di “cittadini beffeggiati dal Sindaco, dagli Assessori Maramotti e Sassi e dai referenti del Consorzio di cooperative Oscar Romero che, in conferenza stampa, hanno comunicato l’apertura dell’ufficio agli inizi di maggio senza avere mai risposto, a distanza di un mese, all’invio delle firme da parte dell’associazione”.

Beffeggiati “ulteriormente dal Sindaco e dall’Assessore Maramotti che, il giorno prima della conferenza stampa, hanno invitato Reggio Civitas a un incontro fissato per il 28 aprile avente per oggetto la raccolta firme”.

Ma i cittadini – afferma Reggio Civitas – “sanno che un servizio di affidamento ai servizi sociali quale misura alternativa al carcere, pur lodevole nel fine del loro reinserimento, non solo è in netto contrasto con la rigenerazione urbana prevista dal progetto presentato a suo tempo ma è anche e soprattutto inidoneo a un contesto residenziale, tra l’altro adiacente ad una scuola primaria, per motivi oggettivi di ordine pubblico”.

Aggiunge l’associazione: “I cittadini sanno che, grazie al decreto svuota-carceri e all’abbassamento di alcune pene, possono essere ammessi a misure alternative al carcere autori di reati quali rissa e furto aggravati, lesioni personali, minacce e spaccio di stupefacenti. I cittadini sanno anche che, nel corso delle misure alternative, la probabilità di reiterazione di reati, di comportamenti negativi del condannato e di irreperibilità dello stesso non sono affatto impossibili.

Sanno, inoltre, da testimonianze degli stessi operatori, che molti di questi episodi, motivo di revoca della misura alternativa, sono messi a tacere. E, infine, sanno che gli uffici UEPE di tutta Italia sono sotto organico e privati di quelle risorse necessarie a garantire un servizio di trattamento adeguato per i condannati e, di conseguenza, sicuro per la collettività”.

 

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