La paura di Reggio, l’allarme del Vescovo
“Non perdete la speranza”

16/4/2017 Giorno di Pasqua – Nell’omelia della Veglia Pasquale, il vescovo di Reggio Massimo Camisasca ha esternato tutta la  preoccupazione per il “diffuso sentimento di paura” che attanaglia tanti reggiani: “Esso è così invasivo – ha confessato – che mi ha seriamente impressionato: le difficoltà della vita sembrano insuperabili, mortali”.
Reggio insomma, è veramente arrivata a una svolta nella sua storia, e i reggiani la vivono molto male: le origini sono molteplici, in primo luogo la lunga crisi economica enfatizzata dal crollo delle storiche colonne portanti della cooperazione (un dramma, in queste proporzioni, unico in Europa). E infatti il vescovo fa riferimento  al  “venir meno di un sistema di riferimenti che aveva guidato e sostenuto l’esistenza di intere generazioni e non si vedono luci che aprano al futuro”.
Camisasca non indica ricette, ma incita a perdere la speranza e a  non farsi  travolgere dalla paura.
Il vescovo Massimo Camisasca

Il vescovo Massimo Camisasca

“Durante la visita pastorale, che sto compiendo con gioia e partecipazione in tutta la nostra Diocesi, ho molte occasioni di dialogo con le persone e le comunità – ha detto Camisasca, presiedendo ieri sera in Cattedrale la celebrazione della Veglia Pasquale – Dai piccoli delle scuole materne ed elementari, ai ragazzi delle medie e delle classi superiori, ai giovani universitari e sposi, alle famiglie di ogni età, agli anziani, ai malati o curati nelle case di riposo. Assieme a tante domande interessanti e a tante testimonianze commoventi di fede e di carità, non posso non registrare un diffuso sentimento di paura. Esso è così invasivo che mi ha seriamente impressionato e spinto a parlarne in tante occasioni.
Questa paura ha origine – come mi hanno detto tante persone che ho incontrato – in un’assenza di ragioni per sperare nel futuro, in una perdita generalizzata della speranza – ha rimarcato il vescovo – Le difficoltà della vita sembrano insuperabili, mortali. È venuto meno in gran parte un sistema di riferimenti che aveva guidato e sostenuto l’esistenza di intere generazioni e non si vedono luci che aprano al futuro. Questi sono, tra l’altro, i motivi più profondi del calo demografico che attanaglia il nostro Paese e che è uno dei segnali più forti e drammatici della crisi che stiamo attraversando.
Naturalmente tutto ciò è aggravato dalla perdita del lavoro di tanti, dalle nuove povertà, ma anche dalla grave crisi antropologica che ci rende insicuri e chiusi in noi stessi. E mi fermo qui, perché lo scopo di un’omelia non è un’analisi approfondita del presente”.
Camisasca non offre ricette, ma indica con determinazione la strada della Luce: perché la Pasqua, afferma, non è pura astrazione, ma è una concreta rinascita per tutti gli uomini. La trascendenza dunque offre una strada maestra anche per le afflizioni del presente: “Per questo è ragionevole sperare, è ragionevole lavorare, accompagnati da Dio e dai fratelli, per una nuova pagina della storia del mondo e della Chiesa”.
E ha aggiunto: “Non lasciamo perciò che la paura e la sfiducia guidino i nostri giorni. Fissiamo lo sguardo sulle cose di lassù, sulla luce che nel silenzio di quel mattino ha smosso il macigno del sepolcro. Lasciamo che il seme piantato nel profondo del nostro essere il giorno del battesimo cresca e porti il frutto di santità e felicità che Dio ci ha promesso”.
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