Crac coop, il vescovo Camisasca a fianco dei soci rovinati
“Risarcire i prestatori, creare nuovo lavoro”

12/4/2017 – E’ noto che il vescovo Massimo Camisasca è molto preoccupato per le conseguenze sociali del tracollo delle grandi cooperative di costruzioni per la perdita prevedibile di migliaia di posti di lavoro nelle aziende in liquidazione, nell’indotto e nelle società in vario modo collegate: solo Unieco ne conta oltre duecento.

Oggi, alla vigilia delle celebrazioni pasquali, Camisasca ha preso posizione pubblicamente per la prima volta, schierandosi con i soci prestatori che hanno perso i loro risparmi e lanciando un appello all’imprenditoria perché crei occasioni di lavoro per riassorbire chi viene licenziato.

“Il vescovo di Reggio Emilia Massimo Camisasca, che non può entrare in questo momento nel merito delle cause che hanno provocato una crisi così radicale di parte del sistema cooperativo – si legge in un comunicato diffuso oggi dal centro comunicazioni della Diocesi –  esprime la propria vicinanza alle persone colpite nei loro beni più cari e alle loro famiglie.

Il vescovo Massimo Camisasca col segretario della Cgil Guido Mora

Il vescovo Massimo Camisasca col segretario della Cgil Guido Mora

Nello stesso tempo chiede che tutto il possibile venga fatto per risarcire coloro che hanno perduto i propri risparmi e, con essi, tanta parte della loro fiducia nella vita”.

Il vescovo “spera altresì che il sano tessuto economico produttivo del nostro territorio possa offrire una nuova opportunità di lavoro a coloro che, in seguito a questa crisi, vengono improvvisamente a trovarsi senza più risorse e impiego”.

E’ un sostegno autorevolissimo e inatteso alla campagna lanciata da Federconsumatori per un fondo nazionale di risarcimento dei soci prestatori e sovventori, per la quale sono in corso contatti con i gruppi parlamentari e sono previste tre manifestazioni a Reggio, Bologna e il 18 maggio a Roma davanti alla Camera dei deputati.

Una lettera di solidarietà con i soci che hanno perso il prestito sociale arriva anche da Marzia Dall’Aglio,segretaria provinciale del sindacato pensionati Spi Cgil . “Esprimo – scrive Dall’aglio – “tutta la mia solidarietà ai lavoratori e ai pensionati colpiti che si accompagna al pieno sostegno alle iniziative messe in campo da Federconsumatori e all’impegno per la piena riuscita delle stesse”. Inoltre accusa i dirigenti della cooperazione di rimpallarsi le responsabilità in modo “penoso e imbarazzante”. Non solo: “Per i dirigenti delle aziende “morte” sono state trovate soluzioni più che “dignitose” per usare un eufemismo, non è stato così per la maggior parte dei dipendenti e questo lascia l’amaro in bocca e genera una rabbia che può confluire nel fiume del populismo di ultima generazione che si sta gonfiando”

“Centinaia di uomini e donne che avevano riposto la loro piena fiducia nel sistema cooperativo conferendo i loro risparmi, e, spesso, quelli delle loro famiglie nelle aziende cooperative sono stati traditi ed hanno perso del tutto o in parte i loro risparmi sui quali confidavano per poter trascorrere una vecchiaia serena – aggiunge – Alla gravissima perdita materiale si aggiunge quella del venir meno della certezza di poter contare sui valori di un sistema, quello cooperativo, che avrebbe dovuto garantire la dignità del lavoro e la partecipazione dei soci alle decisioni delle aziende. Intere generazioni hanno creduto nel movimento cooperativo, uomini e donne che pensavano, ed io ero tra questi, che la cooperazione potesse rappresentare una alternativa moralmente superiore al sistema capitalistico privato ed economicamente compatibile con lo sviluppo dei nostri territori.

Su quanto è avvenuto il ruolo della crisi economica ha avuto, indubbiamente, un ruolo rilevante ma sbaglieremmo se non considerassimo, in tutta la loro gravità, gli errori commessi dai gruppi dirigenti delle cooperative che non hanno avuto remore nell’affrontare con estrema superficialità le difficoltà economiche delle aziende con gli stessi mezzi in uso da parte dell’imprenditoria capitalistica d’assalto. Oggi più che mai appare evidente che il sistema ha perso i contatti con i valori fondanti che avevano guidato i padri fondatori della cooperazione, a partire da Camillo Prampolini.

Si sono perduti centinaia di posti di lavoro, intere zone della nostra provincia si sono ritrovate più povere, è andata in fumo una ricchezza economica e culturale invidiabile e, a fronte di questa triste realtà, siamo costretti ad assistere al penoso e irresponsabile rimpallo di accuse tra i gruppi dirigenti della cooperazione che, invece di ricercare soluzioni per la rinascita delle aziende e tentare di ridare credibilità al sistema cooperativo si perdono in polemiche interne astiose nel tentativo di individuare un capro espiatorio”.

“Alla Cooperazione Nazionale – scrive la segretaria Spi –  chiediamo con forza di assumere l’impegno, dovuto ai lavoratori, ai pensionati delle cooperative, all’intera comunità reggiana, di un progetto credibile di rinascita del Movimento Cooperativo a Reggio Emilia.

Voglio, poi, richiamare una certa politica, spesso più attenta ai problemi propri che a quelli della gente a verificare, al più presto, se esiste ancora la voglia di rimettere insieme i cocci per recuperare la fiducia tradita riposta nella Cooperazione da un’intera comunità, per quanto ci riguarda questa verifica la faremo in ogni ogni occasione possibile facendo contare autorevolezza e numeri della nostra Organizzazione”.

E conclude: “Per i dirigenti delle aziende “morte” sono state trovate soluzioni più che “dignitose” per usare un eufemismo, non è stato così per la maggior parte dei dipendenti e questo lascia l’amaro in bocca e genera una rabbia che può confluire nel fiume del populismo di ultima generazione che si sta gonfiando.

Io credo che ci sia ancora tempo per porre rimedio alla situazione, dare un futuro alla Cooperazione e offrire dignitose e durature soluzioni ai lavoratori e agli ex lavoratori che hanno perso i loro risparmi. Uniamo tutte le forze disponibili per provarci”.

 

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