“Il nostro vescovo a casa Cervi: perché non è andato al settantesimo di don Pessina?”

di Andrea Nanetti *

Da cattolico mi pare “tristemente impari” vedere che il nostro vescovo Massimo non abbia avuto il tempo d’essere presente a commemorare sacerdoti uccisi da partigiani comunisti, come Don Umberto Pessina, ma poi vada in visita ufficiale a casa Cervi, “tempio laico” dei partigiani.

Mi riferisco alle celebrazioni del settantesimo anniversario del martirio di Don Pessina, lo scorso giugno, nella sua parrocchia in San Martino di Correggio, nella tre giorni di eventi in canonica e chiesa, officiarono i monsignori Luigi Negri da Ferrara e Giuseppe Verrucchi di Ravenna, quindi venuti vescovi da diocesi distanti, ma non presente proprio quello di casa.

Ci si lamenta, giustamente, che gli amministratori PD facciano ancora di tutto per esaltare la resistenza partigiana, ma niente per ricordare le vittime innocenti di quella lotta, come tanti sacerdoti ormai dimenticati, tra cui Don Luigi Manfredi, parroco di Budrio, anch’esso ucciso in “odium fidei”, ma cosa pensare quando proprio il nostro pastore episcopale sembra agire nella stessa direzione, come per piacere a quel potere politico?

( *già Consigliere Comunale a Correggio )
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2 risposte a “Il nostro vescovo a casa Cervi: perché non è andato al settantesimo di don Pessina?”

  1. mario pasi Rispondi

    25/04/2017 alle 19:25

    i morti sono tutti uguali, ma le circostanze no:
    quella fu una lotta di liberazione dal nazifascismo (e non una guerra civile, come vuol fare credere qualcuno): i cattivi erano da una parte sola, i buoni dall’altra

  2. Carlo Menozzi Rispondi

    26/04/2017 alle 13:04

    6 agosto 1946, Umberto Farri, sindaco socialista di Casalgrande, assassinato in casa da due uomini. Anche questa fu lotta di liberazione dal nazifascismo?
    E questo è un solo esempio …

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