Fallimenti coop: zero autocritiche. Ma senza operazione verità avremo altri funerali

DI DARIO CASELLI
3/4/2017 – Il botto del fallimento di Unieco, grande cooperativa di costruzioni e altro, a Reggio Emilia si è sentito. Sebbene i fallimenti del mondo coop fossero stati già numerosi, la diga del silenzio aveva retto, anche di fronte a coop come Unibon, che si erano salvate consegnandosi al “nemico” capitalista, in questo caso al gruppo Cremonini. Per ragioni che non riesco a spiegarmi, i giornali locali hanno pubblicato intere pagine del fatto, riesumando anche il ricordo dei funerali precedenti. A difendere il bidone vuoto è rimasta la televisione delle cooperative di consumo, ma questo ci sta, neppure Repubblica mette in prima pagina i guai del suo editore. La reazione è stata composta, pure tra coloro che a torto o ragione si ritengono “truffati” per aver perduto i prestiti o il lavoro.

La sede Unieco

La sede Unieco

Il sistema è così ramificato dopo settant’ anni di potere assoluto, che è facile avere parenti o congiunti ostaggio della ragnatela. Pure gli amministratori di Unieco hanno detto la loro: la crisi è dovuta alla caduta dell’immobiliare, alla depressione economica e alle banche, che non hanno sostenuto l’impresa. Sono le ragioni che in genere adducono tutti, privati e cooperative. Autocritiche, zero. E’ vero che la crisi si è abbattuta come un tornado sul mondo dell’edilizia e delle infrastrutture, sono falliti in molti, ma non tutti e soprattutto sono caduti i piccoli, spesso a causa degli errori e delle insolvenze dei grandi. Le coop cadono una ad una perché una classe dirigente di origine politica, si è rifiutata di ricercare la dimensione adatta alla globalizzazione per mantenere potere e soldi, gli stipendi dei capi erano di diverse centinaia di migliaia di euro. Nel movimento ci sono dirigenti che pur essendo in pensione, percepiscono duecentomila euro, più auto e rimborsi e non siamo sicuri che la base lo sappia. La dimensione è la ragione per cui ancora sono sul mercato Salini, Astaldi, Vianini (Caltagirone) e la Cooperativa Muratori di Ravenna. Unieco è caduta perché si diversificava senza diventare prima in nulla, perché aveva una struttura di back office da Kombinat Sovietico, un corpo pesante e gambe piccole, infine, vista l’entità del debito, ci stupiamo che le banche non abbiano chiuso i rubinetti prima. Renzi vuole una Commissione d’ indagine sulle banche, perché sa che siamo a fine legislatura, un modo per pararsi il culo, mentre il Pd votava il divieto di rendere pubblici i nomi dei creditori insolventi delle banche. Se farà la Commissione, scoprirà che De Benedetti con Sorgenia e le Coop fallite erano molto sostenute dalla banca del PD, cioè Mps. I commentatori di sistema spiegano che in fondo si tratta di fallimenti privati, che non costano nulla alle casse pubbliche, sarebbe vero se, a parte gli ammortizzatori sociali, lo Stato non dovesse salvare le banche, in gran parte situate nell’area rossa: Emilia, Toscana, Marche. E’ anche questa la prova, come per quelle venete, che il criterio meritocratico non si applicava neppure al credito, anche lì si giocava a calcetto, o meglio, a calcinculo.

La prima cosa da fare sarebbe togliere i politici dalle banche. Fino a poco tempo fa la più internazionale delle banche italiane aveva quattro vice-presidenti, di cui almeno due del Pd e la prima banca italiana è controllata da uomini del Pd, nominati da Fondazioni controllate dal Pd. Vedremo se Renzi conserverà il coraggio anche dopo le elezioni.

Dispiace vedere questa distruzione di storie, di passione e di lavoro, ma senza un’ operazione di verità e senza trasparenza non vedremo giorni migliori, purtroppo solo nuovi funerali.

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Una risposta a 1

  1. Fausto Poli Rispondi

    03/04/2017 alle 21:17

    Queste sono aziende come quelle private. Solo che e’ successo un crac.

    Pero’ tutti con la bocca cucita. Le Banche………… movimenti strani………….. cioe’, non parla nessuno. Avvocati che entreranno nel fallimento, percentuali per loro, insomma, ci rimettono i soci, chi ci ha creduto.

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