Europa, terrorismo, crisi: il 25 Aprile di Reggio tra paure, speranze e i silenzi di sempre

26/4/2017 – Un’Europa senza muri contro le paure e il terrorismo. Un 25 aprile carico di incertezza, ma anche proiettato verso la responsabilità delle nostre azioni quello celebrato ieri in città, festa della Liberazione.
Messa in Ghiara, corteo per la città, deposizione delle corone al monumento ai caduti comizio finale in piazza Martiri del 7 Luglio 1960. Tutto secondo copione, anche con i silenzi di sempre, ma era palpabile nell’aria la pesantezza di una crisi – economica e sociale – che finisce per saldarsi con flussi migratori di portata storica e sfide globali che giocano alla guerra, anche se lontano da noi.


In questo scenario, secondo il sindaco Luca Vecchi è necessario trovare una chiave di lettura, un’idea a cui aggrapparsi: «Una  grande idea che riconsegni a milioni di cittadini europei l’idea di Europa come una speranza e non come una prospettiva generatrice di inquietudini e paure». Con Vecchi sul palco, oltre alle autorità, gli studenti Beatrice Cottafavi, Chiara Ferretti e Maria Cristina Blancato (del Liceo Canossa) e Luca Costi (dell’Iti Nobili), che hanno partecipato al Viaggio della Memoria 2017.


Vecchi ha ricordato che «Reggio non è mai stata alla finestra ad aspettare e subire il destino del proprio tempo, ma ha sempre saputo essere, anche a costo di dolorosi sacrifici, in prima linea, ha sempre saputo essere fondamentale crocevia della storia politica del nostro paese. E’ essenzialmente nel suo livello di civiltà che Reggio ha trovato la sua forza  di rispondere ai grandi problemi del nostro tempo. Ma sopratutto è il livello di civiltà di questa città che ha fatto si che ci si sia sempre occupati degli ultimi, prima ancora di chi è primo e può correre forte».


Dopo Vecchi ha preso la parola il presidente della Provincia, Giammaria Manghi che ha detto: «Il ricordo delle vittime del terrorismo e delle guerre che ancora si continuano a combattere nel mondo si unisce oggi all’omaggio mai rituale che rendiamo alla memoria dei reggiani e degli italiani che 72 anni fa pagarono con la vita il riscatto dell’Italia e la conquista della libertà e della democrazia. Non possiamo e non vogliamo essere una generazione tanto insipiente da non preservare quel bellissimo dono consegnatoci dai resistenti, costituito da  oltre settant’anni di pace, di libertà e di democrazia. Un dono prezioso, il più importante, che in diverse parti del mondo oggi non è attualizzato. Anche per questo,  non possiamo che guardare con forte preoccupazione al dilagare di logiche basate sull’esclusione e la paura; basti pensare all’uscita della Gran Bretagna dalla casa comune europea o al rigurgito del sovranismo che promette di demolire la casa comune della cooperazione pacifica dei popoli europei.

Segnali inquietanti di un modo non adeguato di affrontare le nuove sfide rappresentate da fenomeni globali, di fronte ai quali, come ci ammoniva il sociologo tedesco Ulrich Beck, “non ci si può salvare da soli”. Di queste nuove sfide, l’immigrazione rappresenta  forse quella più impegnativa. Che non può certamente essere vinta con la logica dell’ “io”, pensando all’essere primi e dimenticando gli ultimi.  Perché quest’ottica, come purtroppo stiamo vedendo, è in grado solo di innalzare barriere e inasprire diseguaglianze e conflitto e non di creare benessere, sicurezza e progresso. I muri contro i migranti sono una vittoria del terrorismo. Dobbiamo allora essere consapevoli che solo tutti insieme “noi” – noi intesi come comunità reggiana, come popolo italiano, come casa comune europea – possiamo vincere questa sfida, decisiva non solo per i destini delle centinaia di migliaia uomini, donne e bambini che chiedono aiuto, ma per il futuro stesso del nostro Paese e di un’Unione Europea chiamata a sostanziare con i fatti il riconoscimento della dignità umana a cui si ispira».

(DALLA VOCE DI REGGIO EMILIA)

Be Sociable, Share!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *