Don Terenziani assassinato dai comunisti
Lo commemora Forza Italia, di nuovo in fuga sindaco e partigiani cattolici

28/4/2017 – Domani, sabato 29 aprile alle 18,30 davanti al cimitero di San Ruffino di Scandiano sarà ricordato il sacrificio di Don Carlo Terenziani, trucidato 72 anni fa da un commando di partigiani comunisti. Sul luogo del martirio verrano deposti fiori e corone d’alloro. La manifestazione è organizzata da Giuseppe Pagliani, capogruppo di Terre Reggiane  (che ha presentato un ordine del giorno in consiglio provinciale) e da Elena Diacci, capogruppo di Forza Italia a Scandiano, che chiedono al sindaco e ai partigiani cattolici di impegnarsi loro stessi a mantenere la memoria di questo sacerdote barbaramente assassinato.

La lapide "bugiarda" posta sul muro del cimitero di San Ruffino a ricordo di don Terenziano, assassinato dai partigiani comunisti il 29 aprile 1945

La lapide “bugiarda” posta sul muro del cimitero di San Ruffino a ricordo di don Terenziano, assassinato dai partigiani comunisti il 29 aprile 1945

“Oltre dodici anni fa abbiamo richiesto a gran voce, per la prima volta, che venisse cambiata la lapide  esistente presso il cimitero di San Ruffino che riporta la dicitura errata “tragicamente scomparso” pur sapendo tutti ormai che Don Carlo Terenziani fu barbaramente assassinato – scrivono Pagliani e Diacci – Abbiamo chiesto inoltre l’intitolazione di una via in suo ricordo.

Proprio nei giorni dell’anniversario della Liberazione chiediamo di ricordare anche chi è stato ingiustamente sacrificato. Chi era Don Carlo Terenziani e quanto bene abbia fatto alla comunità locale possono testimoniarlo gli archivi parrocchiali e curiale della nostra provincia, oltre ad innumerevoli testimonianze locali.

Don Carlo fu barbaramente assassinato dai partigiani comunisti a guerra finita il 29 Aprile del 1945 come riportato dal libro “La chiesa reggiana tra fascismo e comunismo” della Prof.ssa Rossana Maseroli e ripreso dal saggio di Giampaolo Pansa “Il sangue dei vinti”.

Una commemorazione di don Terenziani

Una commemorazione di don Terenziani

“E’ storiograficamente falso omettere i meriti di un prete che realizzò  chiesa, asilo e cimitero a Cà de Caroli oltre all’opera instancabile che per tutta la sua breve vita lo vide servire i suoi fedeli – aggiungono gli esponenti azzurri – L’ateismo e la menzogna storica che buona parte della stessa sinistra  ha per tanto tempo professato, dovrebbero cedere il passo dopo sessant’anni alla decenza e al decoro di un riconoscimento ed una ferma condanna di quel terribile episodio.

Facciamo pertanto appello al Sindaco ed ai consiglieri comunali cattolici affinché con noi si impegnino in futuro a ricordare la memoria di questo operoso sacerdote assassinato barbaramente dai partigiani comunisti”.

L’ORDINE DEL GIORNO SU DON TERENZIANI PRESENTATO IN PPOVINCIA

 Al Presidente della Provincia di Reggio Emilia

Grazie all’ottimo lavoro svolto da Giampaolo Pansa nel suo libro “Il sangue dei vinti”, che riporta alla luce episodi cruenti della nostra storia locale, concentriamo l’attenzione su di un fatto drammatico ripreso nel libro stesso e caduto nel silenzio più assoluto in seguito al timore di ritorsioni, che furono numerose nel teso clima che animò il dopoguerra.

Il caso riguarda Don Carlo Terenziani prevosto di Ventoso barbaramente assassinato il 29 Aprile del 1945 presso il cimitero di S.Ruffino. Don Carlo era stato cappellano della Milizia e per questo condannato a dover pagare.

Fu prelevato da tre uomini mentre si recava alla messa a Reggio in Ghiara, con la forza fu caricato su di un auto e portato a Cà de Caroli e poi a Ventoso. Arrivati in paese fecero scendere il prete che stava in silenzio assorto pregando. Lo costrinsero tra gli scherni e gli sputi a trangugiare vino in osteria. Ognuno di quegli assassini gridava “lo ammazzo io” fu deriso e picchiato prima di essere portato a S.Ruffino e contro il muro del cimitero verso le 12 fu ferocemente mitragliato. Si dice che le sue ultime parole siano state “Viva Cristo Re”. I quattro uomini che lo assassinarono si vantarono del loro gesto, mentre la gente spaventata e sbigottita correva verso casa.

Don Carlo era amato in paese a Cà de Caroli perché aveva contribuito alla costruzione della chiesa, del cimitero e dell’asilo. In seguito il Vescovo di Reggio Emilia Beniamino Socche definì “figli di Caino” i braccianti della morte che operavano sul territorio reggiano e si scagliò contro questi giustizieri criminali.

Oggi di questo atroce crimine rimane solo una lapide le cui parole prive di ogni indicazione riguardanti circostanze di morte e uccisori sono la più autentica dimostrazione del clima di intimidazione che ha sempre circondato questi fatti.

Considerato inoltre che:

la figura di Don Carlo Terenziani è riconosciuta come quella di un sacerdote sacrificato in odium fidei pubblicamente, al di là di ogni scontro ideologico

Visto che:

ricorre il settantaduesimo anniversario della violenta morte

SI IMPEGNA PERTANTO:

 il Presidente Manghi, il consiglio provinciale ed il Consigliere Alessio Mammi che è anche Sindaco di Scandiano affinché si dedichi, presso il cimitero di San Ruffino, a Don Carlo Terenziani un cippo che riporti con forme e parole adeguate il ricordo del sacrificio di questo sacerdote barbaramente ucciso

Giuseppe Pagliani capogruppo Terre Reggiane

 

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2 risposte a Don Terenziani assassinato dai comunisti
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  1. gianfranco stella Rispondi

    28/04/2017 alle 14:58

    Su don Carlo Terenziani, l’unico a poterne parlare sono io. Ho subito un processo intentatomi dall’Anpi di Reggio e ho scavato negli archivi per saperne di più. I nomi degli assassini sono pubblicati per la prima volta nel mio “I grandi killer della Liberazione”. Lasciamo stare Pansa e i politici.
    Dr.Gianfranco Stella

  2. Giuseppe Rispondi

    29/04/2017 alle 00:08

    Ma chi pensa di avere la primogenitura su questa vicenda è veramente fuori luogo, il merito del ricordo e della memoria di Don Carlo Terenziani va in primis a tre sacerdoti reggiani Don Gaetano Incerti, Don Lino Panciroli e Don Alberto Camellini, a loro vanno aggiunti gli storici Marco Pirina e Luca Tadolini. Noi lo commemoriamo da 17 anni in grande solitudine ogni 29 di aprile.

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