Crac cooperativi, lavoro e prestiti perduti, dramma dell’indotto
La politica non ha proprio niente da dire?

di Pierluigi Ghiggini

9/4/2017 – Legacoop finalmente ha parlato. Ora dovrà parlare la politica, che è il vero convitato di pietra nel dramma dei crac cooperativi.
Nelle due settimane che hanno sconvolto Reggio, con la crisi Unieco approdata alla liquidazione coatta, la grande assente insieme ai vertici in carica della cooperazione è stata proprio la politica.

Grande assente in  particolare il partito di maggioranza che da oltre settant’anni non solo governa la provincia, ma determina sorti ed equilibri delle stesse centrali cooperative, non più come cinghia di trasmissione ma pur sempre attraverso mille fili interni di  discendenza ex Pci ed ex Margherita, come dimostra la permanente e vorticosa attività delle porte girevoli: dagli incarichi governativi di Ivan Soncini all’assessorato regionale di Simona Caselli, solo per fare qualche esempio tra i più noti.

Sala del Tricolore vuota

Sala del Tricolore vuota

Il silenzio è assordante, scrive in un volantino Federconsumatori (e si sa che la Cgil ha il dente avvelenato con i compagni di via Ruini) e lo è tanto più sul versante delle amministrazioni locali, in particolare la più importante, il comune di Reggio Emilia, la cui Giunta a cominciare dal primo cittadino Luca Vecchi è cresciuta anche professionalmente sotto le ali della chioccia Legacoop, ormai pericolosamente spiumata.
C’è forse un malinteso senso del pudore, la delicatezza di non disturbare amici, compagni e colleghi ai quali si deve molto, alle origini di contanto silenzio, che tuttavia agli occhi dei comuni mortali si manifesta come uno scandalo, o almeno incapacità di pensiero.
Eppure la tragedia cooperativa cambia Reggio in profondità: nulla sarà come prima, e al declino del sistema seguirà inevitabilmente un nuovo, sconosciuto assetto su cui sarebbe bene indagare fin da ora.
E comunque, senza spingersi troppo avanti per non intasare troppo cervelli in tutt’altre faccende affaccendati, non si possono chiudere gli occhi di fronte a un’emergenza che assume contorni drammatici per migliaia e migliaia di famiglie, a vario titolo coinvolte nel Grande Collasso. Ed è proprio qui che la politica deve battere un colpo potente: incombe un’aggiunta inedita di crisi economica e soprattutto sociale a cui le amministrazioni devono una risposta, a meno di non voler trattare la questione come fatti tra privati, come accaduto incredibilmente nel caso del Lime Theater.
Da un lato i soci delle cooperative rimasti senza lavoro e coi risparmi perduti nei crac, dall’altro i fornitori e l’indotto delle cooperative incastrati in concordati e liquidazioni, soprattutto micro e piccole imprese prive di ogni forma di tutela, con schiere di artigiani ridotti al fallimento, se non alla fame.
A tutti questi, cos’ha da dire la politica?
Per i posti di lavoro si parla di un patto territoriale con l’intervento della Regione: speriamo che  non sia il consueto profluvio di parole condivise destinato a coprire, come spesso accade, una scarsa consistenza.
Ma esiste anche un problema drammatico che si chiama prestito sociale: le perdite solo in provincia di Reggio ammontano a una settantina di milioni e oltre, solo in parte (24 milioni) restituiti attraverso l’operazione di soccorso rosso realizzata di Legacoop, che tuttavia non ha più risorse né per Coopsette né per Unieco, e neppure per quel residuo 10% atteso dai soci Cmr e Orion.
Ora in campo c’è la proposta di un fondo nazionale governativo per risarcire i prestiti perduti, a somiglianza del fondo Atlante architettato per gli obbligazionisti delle banche fallite. Cosa ne pensa la politica reggiana? Cosa diranno e faranno le amministrazioni e i parlamentari?
E per l’indotto delle aziende private incaprettate nei crac coop, cosa si intende fare? La politica, scusate l’insistenza, non potrebbe sollecitare un intervento della Regione almeno per gli ammortizzatori sociali, parallelo a quello allo studio per l’indotto del gruppo Artoni?
Si potrebbe continuare. In altri tempi,di fronte a un crollo di queste proporzioni, avremmo registrato barricate nelle piazze, assemblee infuocate e consigli comunali riuniti in permanenza. Oggi non si muove foglia: accontentiamoci della Naspi e della Cig, ma è uno spettacolo deprimente, non certo all’altezza della storia di Reggio.

(DALLA VOCE DI REGGIO EMILIA)

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