“Ci pensi la Chiesa a ripagare i soci”
Risposta (acida) di Legacoop al vescovo

di Pierluigi Ghiggini

13/4/2017 – Il vescovo Massimo Camisasca è intervenuto con tutta la sua autorevolezza a fianco dei lavoratori delle cooperative in fallimento, e ha chiesto di fare il possibile perché i prestiti sociali siano restituiti ai prestatori e ai pensionati sovventori che hanno perduto i loro risparmi. Una appello in sintonia con la campagna di Federconsumatori per un fondo nazionale di risarcimento dei soci, proposta che tuttavia non piace a Legacoop.

Il vescovo Massimo Camisasca col segretario della Cgil Guido Mora

Il vescovo Massimo Camisasca col segretario della Cgil Guido Mora

Oggi inoltre, monsignor Camisasca ha precisato ulteriormente il suo pensiero con affermazioni dirompenti raccolte dalla Gazzetta di Reggio: “Non possiamo essere lontani dal dramma di tutti questi reggiani. Penso che questa sarà una difficoltà che accompagnerà la nostra vita ancora per tanto e tanto tempo.
Dobbiamo prepararci a fare il possibile affinché questa gente possa essere aiutata”. E sulle sorti della cooperazione è stato ancora più chiaro: “Per quello che affermo non mi lascio tirare la giacca da nessuno. Dico che non si può gestire un evento cooperativo con i criteri del capitalismo avanzato. se si vogliono fare soldi, non si devono fare le cooperative. Se si vogliono fare le cooperative, non è questa la strada per fare soldi”.

Andrea Volta

Andrea Volta

L’affermazione, molto netta, è  in sintonia con quanto affermano autorevoli dirigenti politici e cooperativi. Senza voler scomodare il Berlinguer che negli anni 80 polemizzò con Legacoop che voleva acquistare la Dalmine, affermando che “le cooperative non devono fare i capitalisti”; e senza voler rievocare la pagina scottante Unipol-Bnl, è sufficiente ricordare che pochi giorni fa, proprio nel corso della conferenza stampa di Legacoop Emilia Ovest all’hotel Astoria, il vicepresidente Luca Bosi ha indicato nell’intermediazione immobiliare, cioè nel mercato speculativo delle aree comprate a prezzo agricolo e trasformate in edificabili grazie ai comuni, la radice del crollo delle grandi cooperative edilizie reggiane.

Tuttavia oggi Legacoop ha reagito con toni acidi alle affermazioni di Camisasca, segno che l’intervista ha disturbato il manovratore. In un comunicato via Ruini di fatto sfida la Diocesi a partecipare a un’operazione di solidarietà con i soci prestatori, quindi a mettere dei soldi sul piatto, ma dimenticandosi che la chiesa reggiana si è svenata per l’ondata di poveri che ha sommerso la provincia, e oggi è piena di debiti.

Inoltre la centrale guidata da Andrea Volta dichiara di non concordare con le affermazioni secondo cui le cooperative non devono farsi riassorbire dalle logiche del capitalismo. Il pauperismo non fa per le coop, dice in sostanza Leo: “La cooperativa non è un’azienda profit perché non distribuisce la ricchezza ai singoli, ma è una impresa dove le risorse accumulate sono necessarie per costruire e rinforzare il proprio patrimonio intergenerazionale che verrà lasciato ai soci che verranno“. 

Ma il  problema, viene da dire, è che la cooperativa di stile “capitalista” (Unieco, tanto per fare un esempio, era una holding con oltre 200 societè) il patrimonio intergenerazionale se l’è mangiato come Saturno che divorava i suoi figli, lasciando in eredità non ricchezza, bensì una montagna di debiti da smaltire.  

L'ultima assemblea della storia di Unieco

L’ultima assemblea della storia di Unieco

Diamo un’occhiata a cosa scrive Legacoop Emilia Ovest.

“A fronte della grave crisi che ha travolto l’intero settore delle costruzioni e con esso importati cooperative (anche reggiane) Legacoop è impegnata a limitare l’impatto negativo e le ricadute verso i lavoratori e i soci.  E’ bene ricordare, e lo faremo in ogni occasione- sottolinea via Ruini, che il movimento cooperativo reggiano è già intervenuto a difesa del prestito da soci mettendo in campo risorse pari a 24 milioni di euro. Si tratta di una solidarietà che non trova eguali in altre associazioni di categoria né in altri soggetti istituzionali, nonostante (purtroppo) le crisi che hanno generato enormi perdite di risparmio siano state in quasi tutti i settori economici”.

E aggiunge: “Non ci permettiamo certamente di fare l’esegesi del pensiero di sua Eccellenza Camisasca, ma siamo interessati a comprendere fino in fondo quanto Egli abbia voluto esprimere. In questo senso, se le parole del Vescovo Camisasca si riferiscono implicitamente ad un impegno e a una disponibilità comune a partecipare a una iniziativa di solidarietà che possa risolvere i problemi delle imprese cooperative e dei loro Soci, allora con queste ci troviamo e ci troveremo sempre d’accordo.

La nostra porta è sempre aperta a chi vuole percorrere queste strade, anzi è bello e interessante sapere che non siamo soli ad affrontare problemi che attengono all’intera comunità e che altre “istituzioni” si dimostrino concretamente disponibili ad un lavoro comune su tutte le crisi territoriali”.  

“Se invece, il pensiero del Vescovo Camisasca sottende l’idea che la cooperativa vera, quella autentica, quella davvero vicina alle persone sia sempre quella che c’era una volta e mai quella di adesso, se poi è anche piccolina e gracile è anche meglio, rispondiamo (non concordando) proponendo un quadro che contenga ed esprima sempre squarci di prospettiva, di futuro e speranza”.

Papa Francesco

Papa Francesco

Legacoop ripropone un modello d’impresa, citando – in sottile polemica con Camisasca – le parole di Papa Francesco: “Le coop, un grande tesoro della Chiesa…dove uno più uno fa tre…sfidano tutto, anche la matematica. Per loro anche un fallimento è un mezzo fallimento”.

In questo ragionamento – dice Leo – “ci sta il principio più alto del lavorare insieme, del rischiare insieme, del condividere un benessere comune e, aggiungiamo noi, dell’ambire a dimensioni imprenditoriali importanti che consentano di competere nel mondo. La cooperativa non è un’azienda profit perché non distribuisce la ricchezza ai singoli, ma è una impresa dove le risorse accumulate sono necessarie per costruire e rinforzare il proprio patrimonio intergenerazionale che verrà lasciato ai soci che verranno. Ma la cooperativa si distingue dalle altre imprese nella dimensione democratica che ha nel prendere le decisioni da parte dei soci”.

E ancora una citazione di Papa Francesco: “Il socio della cooperativa non deve essere solo un fornitore, un lavoratore, un utente ben trattato: dev’essere sempre il protagonista, deve crescere, attraverso la cooperativa, nel concretizzare la speranza, nel fare insieme”.

“Questa – conclude il comunicato – è la base valoriale su cui poggia quell’enorme patrimonio cooperativo che in questo territorio conta 6.277milioni di fatturato annuo, 760.000 soci e 48.000 addetti”.

 

 

 

 

 

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5 risposte a “Ci pensi la Chiesa a ripagare i soci”
Risposta (acida) di Legacoop al vescovo

  1. Fausto Poli Taneto Rispondi

    13/04/2017 alle 19:20

    Complimenti Ghiggini. Articolo eccezionale!

  2. Carlo Menozzi Rispondi

    14/04/2017 alle 08:13

    “Il socio della cooperativa non deve essere solo un fornitore, un lavoratore, un utente ben trattato: dev’essere sempre il protagonista, deve crescere, attraverso la cooperativa, nel concretizzare la speranza, nel fare insieme”.
    Infatti i soci delle varie coop fallite sono i veri protagonisti; si, nell’aver perso, tutto anche la fiducia…. Adesso resta solo la speranza …

  3. Gian Luigi Bettini Rispondi

    14/04/2017 alle 11:47

    Il dramma dei lavoratori colpiti dalle crisi aziendali è ormai un problema che sta diventando decennale sia nel modo cooperativo che in quello privato.
    Credo però sia giunto il momento di smettere di fare solo critiche di sistema, se è vero che il socio di una coop deve tornare centrale è altrettanto vero che lo stesso deve smettere di seguire gli avvoltoi come i sindacati che si ergono paladini dei lavoratori.
    In aziende con dimensiono come Coopsette e Unieco l’RSU dove era?
    Non è forse ora che il sindacato diventi il vero contrappeso alle tecno strutture e CdA?
    Non è forse vero che se si vuole difendere ed aiutare i lavoratori il sindacato dovrebbe investire parte dei milioni di Euro che ricava dai contributi che versano i lavoratori per formare personale idoneo a sedersi dove vengono prese le decisioni?
    Pensate…..

  4. stefano Rispondi

    15/04/2017 alle 09:43

    Un’esempio di salvaguardia del patrimonio cooperativo (in primis dei soci e delle loro relazioni presenti e future) viene dal salvataggio del Banco Cooperativo Emiliano, meno polemiche e più fatti virtuosi.

  5. Miriam Rispondi

    15/04/2017 alle 11:08

    Dov’erano gli antifascisti al tempo di Mussolini?Al confino. Esiliato. Zittiti. Messi all’ angolo. Che cosa accadeva fino a ieri al primo che osava criticare il grande impero della :Coop sei tu”?Venivi tacciato come un menagramo, un disfattista, un berlusconiano, un nemico della patria, un nemico dei lavoratori, un anticomunista e quindi una camicia nera della peggior risma, un antiquato, un ignorante ecc…Come invece già scriveva bene Antonio Amorosi nel suo libro d’ inchiesta: Coopconnection l’ inciucio ai danni dei lavoratori era ai massimi livelli. Le schiene “fritte” dell’ antimafia del Pd se ne stavano silenti sottobraccio a questi signori senza mai fiatare, mai porsi neppure il problema delle fatidiche liaisons con le cosche di tutta Italia …Eppure in tutte le indagini più volte le Coop appaiono come mandanti…

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