Caccia alle streghe al processo Aemilia
Il caso sconcertante del cavalier Ivaldo Casali

Fotomontaggio dalla pagina Facebook di Progetto Reggio

Fotomontaggio dalla pagina Facebook di Progetto Reggio

di Pierluigi Ghiggini

12/4/2017 – Si avverte un certo odor di fumo di caccia alle streghe nel processo Aemilia. Ed è stato particolarmente acre nell’udienza di martedì, quando il testimone Serafino Presta ha tirato in ballo il cavalier Ivaldo Casali, ex ispettore della Polizia Municipale ed ex consigliere comunale di centro destra, per aver ricordato in un post su Facebook che la moglie del sindaco Luca Vecchi, Maria Sergio è stata sino al 2014 dirigente all’urbanistica del comune di Reggio. Ivaldo Casali commentava le considerazioni della consigliera civica Cinzia Rubertelli  sulla vicenda della casa di Masone, comprata dal sindaco Luca Vecchi e da sua moglie Maria Sergio da un costruttore poi imputato in Aemilia.

L'aula del processo Aemilia

L’aula del processo Aemilia

Il testimone ha sottolineato che “lo stesso giorno Pasquale Brescia scriveva dal carcere la lettera al sindaco Vecchi per la quale è indagato insieme al suo avvocato”. I contenuti della lettera non erano ancora noti e “l’oggetto di quell’intervento on line è simile”. Il tutto, a rigor di logica, ma certo involontariamente, porta ad additare Ivaldo Casali come una specie di sodale di Brescia, chissà per quali lontani fili. Come se certe cose non fossero sulla bocca di tutti  molto prima che ne scrivesse il costruttore in carcere. Siamo evidentemente in pieno area di sospetto d’opinione, che presto potrebbe diventare reato.

L’ex ispettore è finito sotto la lente della polizia giudiziaria per una personale battaglia, condotta per anni contro la revoca dei porto d’armi da parte del prefetto Antonella De Miro: non certo per quelli dei mafiosi (chi lo conosce sa che Casali è un legalista tutto d’un pezzo) , ma per quelli tolti a ex agenti di polizia e ex carabinieri, che infatti hanno presentato molti ricorsi al Tar, ritenendo di avere il diritto di portare ancora l’arma perché in passato erano stati nel mirino di malavitosi e anche di mafiosi.

A metterlo in graticola è bastato un ritaglio di giornale sequestrato a Pasquale Brescia (anche lui privato del porto d’armi dopo la cena agli Antichi Sapori) in cui si dava conto di un intervento critico nei confronti della Prefettura da parte proprio di Casali a nome dell’Anvu, l’associazione nazionale dei vigili urbani. E nella deposizione, da quel ritaglio al post su facebook su Maria Sergio il passo è stato istantaneo.

Ora, che i carabinieri e la polizia giudiziaria esercitino il sospetto è un fatto normale. Ma spingersi a usare le opinioni per creare teoremi a carico di persone specchiate è un fatto che non può passare sotto silenzio. Specialmente quando nessuno indaga sui rapporti tra le imprese in odore di mafia e le amministrazioni locali.

E’ già accaduto con Giuseppe Pagliani, le cui critiche politiche a Sonia Masini sono diventate un capo d’accusa infamante (peraltro spazzato via dai giudici). E  sta accadendo col senatore Carlo Giovanardi, indagato dalla Dda sempre nell’ambito del processo Aemilia  per rivelazioni di segreto d’ufficio e minaccia a corpo politico, amministrativo o giudiziario dello Stato, con l’aggravante mafiosa, al fine di favorire la Bianchini costruzioni. Lo ha rivelato l’Espresso. Giovanardi ha replicato rivendicando la legittimità delle sue critiche ai prefetti sue critiche: “Non siamo in Unione Sovietica, siamo in Italia, e ci sono delle libertà da rispettare. tutto quello che ho fatto sono stati atti ispettivi, interventi in aula, udienze conoscitive in commissione giustizia su come venivano gestite le interdittive riguardanti diverse aziende. Mi sono interessato di Cpl, Baraldi, Geco, Soria, Bianchini. Ho depositato ben 13 interpellanze in Parlamento su questi casi. Non sono un pubblico ufficiale, sono un parlamentare: cosa avrei dovuto rivelare? Tutto quello che ho fatto è stato alla luce del sole. E non conosco nessuno di questi signori della ‘ndrangheta”.

Ma il caso del cavalier Ivaldo Casali, che non è affatto indagato, sia ben chiaro, è ancora più grave: perché un riferimento a una funzionaria moglie del sindaco è diventato subito oggetto di sospetto. Siamo tutti Casali, verrebbe da dire, a cominciare da Reggio Report che ha pubblicato per primo la lettera di Brescia, ha sostenuto l’inconsistenza e il vizio ideologico insito nelle accuse a Pagliani,  e ha persino scritto del periodo trascorso al ministero dal pm di Aemilia a fianco di un ex viceministro della Margherita. Se volete indagateci tutti, ma non può essere questo il processo Aemilia.

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Una risposta a 1

  1. Paolo Rispondi

    13/04/2017 alle 14:27

    Le streghe possono essere buone o cattive…. Quello che non si capisce è perché quelle che stanno a casa del PD nessuno le vada a stanare. Arrivisti , affaristi, furbastri del quartierino, ruffiani, affabulatori, megalomani esibizionisti di ogni plateale forma di potere, mafiosi e truffatori sono gramigna che da sempre affolla le stanze della politica. In alcune stanze però il denaro da sempre scorre a pioggia, gli appalti e gli affari si moltiplicano, si mangia a quattro ganasce. Il terreno è fertile, direbbe un contadino! E quindi? Dov’è che prosperano l’ erbacce? Dove piove spesso, o dove c’è rimasto il deserto?

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