Agricoltura industriale, biologico e ambiente: una conciliazione è possibile
Acceso confronto tra agricoltori a Guastalla

2/4/2017 – E’ possibile conciliare l’agricoltura intensiva con l’agricoltura “alternativa”, o biologica, vale a dire la coltivazione senza pesticidi e fitofarmaci chimici? La risposta è positiva, e si vedono risultati incoraggianti, ma il cammino da percorre è ancora lungo per avvicinare visioni culturali ed economiche ancora molto distanti.

E’ quanto emerso da un dibattito vivace, contrastato e ricco di spunti tra agricoltori delle due “correnti”, avvenuto a Guastalla alla sala Primo Maggio su iniziativa dell’imprenditore agricolo Claudio Bertolini, che oltre a essere uno dei maggiori coltivatori della zona è anche impegnato da sempre sul fronte dei problemi dell’agricoltura.

Claudio Bertolini

Claudio Bertolini

Al faccia a faccia, coordinato dal giornalista Pierluigi Ghiggini, hanno partecipato l’ambientalista Gianfranco Aldrovandi, che ha invitato a intervenire diversi contadini del biologico, e il dottor Luca Casoli,  esperto del Consorzio Fitosanitario di Reggio Emilia. Ha preso la parola anche il dottor Mario Franzini, noto chirurgo che ha denunciato i pericoli dei pesticidi per l’ambiente e per la nostra salute, in particolare del glifosato.

Un centinaio gli agricoltori in sala, a conferma di quanto il tema sia sentito nella pianura Padana. E non sono mancate le contestazioni e gli applausi a scena aperta.

Luca Casoli

Luca Casoli

Luca Casoli ha sostenuto come  se da un lato l’agricoltura intensiva colpisce la biodiversità ed è esposta maggiormente a patologie fitosanitarie, dall’altro l’informazione al grande pubblico sugli aspetti critici è per lo più incompleta e a volte distorta.

Invece – ha sottolineato con forza – una conciliazione tra le due visioni è possibile “e la stiamo affrontando”. In primo luogo con una evoluzione continua della normativa italiana in materia di fitofarmaci, che è una delle più articolate e complesse al mondo; in secondo luogo con una serie di iniziative volte a migliorare gradualmente la situazione.

Uno scorcio della sala gremita di agricoltori

Uno scorcio della sala gremita di agricoltori

“L’Emilia Romagna – ha spiegato – è considerata un terreno fertile a livello europeo per la gestione sanitaria delle colture. E a Reggio Emilia, primo caso a livello internazionale, il Consorzio ha escluso dal “consiglio” determinate sostanze per la viticoltura, pur consentite dalla normativa nazionale, a causa delle loro evidenze tossicologiche. E’ questa la strada da percorrere, e infatti l’iniziativa di Reggio Emilia per il lambrusco è stata copiata pari pari dal distretto del prosecco in Veneto”. Senza considerare che i progressi in campo fitosanitario oggi permettono di sostituire i preparati chimici con altre soluzioni a basso impatto come il disorientamento e la confusione sessuale – ha aggiunto Casoli – In proposito “il Consorzio ha preparato una trentina di protocolli per altrettante colture: barbabietole, frumento, drupacee, pomacee etc. E ciò ad esempio ha spinto gli Usa e il Canada a  preferire le nostre pere rispetto a quelle del Sudamerica”.

Emma, coltivatrice del biologico

Emma, coltivatrice del biologico

Ma è sufficiente questo approccio? No, secondo Gianfranco  Aldrovandi: “E’  necessario ritornare a un’agricoltura che escluda man mano in modo assoluto il chimico tossico e nocivo, in modo che risponda alle esigenze dell’uomo e della sua salute”. Un orientamento di questa natura si fa strada a grandi passi in Europa e nella stessa pianura Padana, come hanno dimostrato gli imprenditori del biologico che hanno preso la parola a Guastalla: “Io non vedo conflitto tra i due mondi – ha detto Gandolfi – tanto più che qui, dove si produce latte per il parmigiano reggiane, c’è grande rispetto per i terreni”.

Ha parlato anche fn imprenditore della fattoria  San Lorenzo della famiglia Bussolotti, che alleva con successo bovini da ingrasso in una filiera “chiusa” interamente biologica : “L’agricoltura sostenibile è un vanto per l’Italia, una bandiera da esporre a livello internazionale”.

Gianfranco Aldrovandi

Gianfranco Aldrovandi

Decisamente polemico, l’intervento di Mimma, coltivatrice del biologico di Commessaggio, che ha risposta pan per focaccia alle rimostranze dei colleghi guastallesi : “Il glifosato finisce nelle falde acquifere. Se facciamo gli esami delle urine, tutti abbiamo dentro il glifosato che resisterà nel tempo come il Ddt. La mia è stata una scelta di vita di cui sono orgogliosa. E poi dove non c’è chimica c’è biodiversità: vediamo tornare centinaia di specie che erano scomparse. Il biologico dà anche soddisfazioni economiche: io vendo il mio vino a New York e a Tokio, e sono io a fare il prezzo”.

Il dottor Franzini ha lanciato l’allarme per gli effetti dei pesticidi, in particolare del glifosato (su cui gli ambientalisti guastallesi intendono lanciare una petizione) sull’organismo: “I pesticidi entrano nei nostri tessuti e interferiscono sul dna. La leucemia neonatale un tempo non esisteva, ora è frequente ed è elevato il sospetto che sia provocata da molecole ampiamente usate in agricoltura. Il glifosato è la punta dell’iceberg, lo abbiamo dappertutto, anche nei capelli. In mare, in certe zone della Romagna, la concentrazione di glifosato è anche seicento volte superiore al consentito”.

Dopo oltre due ore di dibattito, compresa la proiezione di un docufilm realizzato in Francia sui pesticidi, ha concluso l’incontro Claudio Bertolini: “Le posizioni sono ancora distanti, a volte appaiono inconciliabili. Per questo dobbiamo continuare a parlare e a confrontarci, anche sul tema degli allevamenti che questa sera non abbiamo potuto affrontare. Oggi tuttavia gli agricoltori vengono additati dall’opinione pubblica come biechi inquinatori, e non è giusto. Coltivatori e allevatori sono sottoposti a un controllo esasperato che rende solo più complicata la situazione. Se da un lato ci sono le mele marce come dappertutto, dall’altro non devono esservi esagerazioni, che finiscono per costarci care”.

La richiesta generale è che gli incontri continuino, possibilmente con l’intervento e il sostegno della Regione.

 

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