Addio a Francesco Tonelli , poeta fra i più grandi del Novecento italiano

17/4/2017 – Il poeta Francesco Tonelli è morto il giorno di Pasqua a Lerici, dove viveva da sempre. Aveva 92 anni. E’ stata una delle voci più rilevanti delle poesia italiana del secondo Novecento.

Partigiano in gioventù tra il sarzanese e la Lunigiana, poi fornaio, continuò per molti anni a scrivere le sue poesie improntate all’esistenzialismo, ai temi dell’amore e a un alto impegno civile, vergando di getto  sulla carta da pane i suoi versi capaci di suscitare vibrazioni ed emozioni profonde, come pochi.

Lerici

I versi di Francesco Tonelli dedicati a Lerici, su una lapide murata nel molo del borgo marinaro

Pubblicò più di trenta raccolte, dagli anni Sessanta sino a pochi anni fa: da “L’amore ha sempre ragione” a “Dietro isole bianche”, “Il mare parlava altra lingua”, “Scintille nel buio”, “Ferite d’alghe” sino a “Il volo del gabbiano”e a “Cassiopea” del 2000, tradotto negli Usa. Fu insignito di centinaia di premi e riconoscimenti. Orgogliosamente uomo del popolo, tale era sempre rimasto con una cifra stilistica e personale inconfondibile, anche quando i salotti letterari se lo contendevano. In una lirica di 50 anni fa, “Dopo morto” del 1967, aveva previsto che sarebbe morto in aprile.

Francesco Tonelli nell'estate 1975

Francesco Tonelli nell’estate 1975

Gli è stato vicino sino all’ultimo il figlio Angelo, filosofo, scrittore, drammaturgo e grecista di statura internazionale: a lui l’abbraccio degli amici ed estimatori di Reggio Report, nel ricordo di Francesco che non sarà cancellato insieme alla sua poesia.

I funerali domani, mercoledì 19 aprile a Lerici, alle ore 11.

(p.l.g.)

DOPO MORTO

di Francesco Tonelli

Non mi vestite: prego
lasciatemi così…
con la bava agli occhi
la schiuma sulla bocca
coi piedi scalzi, disperato.

Il morto non è morto
è cadavere soltanto

Sul lenzuolo bianco
avvolto nel mistero
che trasforma: non pregate
non piangete non ridete
non mi vegliate invano…

Solo nel vuoto
nel silenzio della notte
un candelabro acceso:

il morto non è morto
è cadavere soltanto.

Non pregate, non piangete
non parlate… e,
si mi sotterrate
fate piano
voglio che la terra
si riprenda tutto quello
che m’ha dato…
fino agli occhi sopra il naso
fino al cielo.

Non attaccate il manifesto
a lutto sull’angolo di strada
solo io sono interessato
a questo fatto
e se lo dite… dite soltanto
“Francesco è trapassato, e basta”.
V’ascolteranno gli angeli
col pianto agli occhi
fra le nuvole del cielo.

Non mi vestite prego…
aprite la finestra della stanza
che la morte se ne vada.

Lasciatemi spogliato, nudo
non suonate la campana
potreste spaventare
la rondine d’Aprile.

Voglio che la morte
mi scopra col suo volto
col dolore inciso sulla faccia.

Dopo morto
nessuna cerimonia
– con la smorfia sulle labbra –
prego: non pregate: non parlate
ma bruciatemi soltanto
col fuoco dell’inferno

voglio che la terra
questa terra benedetta
non debba faticare
a riprendere nel giro
la sua polvere di strada.

 (da “L’amore ha sempre ragione”, 1967)

 

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