Riflessioni sul fine vita
“Vorreste tenere Gesù inchiodato alla croce per vent’anni?”

di M.P. *

1/3/2017 – “Non è  vero che abbiamo rispetto per il mistero della vita e che siamo subordinati alla volontà di Dio. Se così fosse ogni volta che ci ammaliamo dovremmo non curarci,  e non dovremmo neppure accettare un trapianto d’organi, la fecondazione in vitro e tante altre manipolazioni genetiche per contrastare patologie ereditarie… Per coerenza dovremmo accettare ogni sofferenza senza pretendere di porci rimedio, o  perfezionare le leggi di natura. Temo molto di più questo genere di interferenze: droghe che alterano la nostra affettività, trasformando gli uomini in mostri, l’inquinamento che agisce sul sistema endocrino sconvolgendo anche il nostro modo di pensare, fino a fare impazzire il cervello.

Queste sono  vere ingiurie al Creatore, non quella di liberare una rondine in cielo, perché  tutte le rondini prima o poi è in cielo che  vanno.

Dj Fabo in Svizzera

Dj Fabo in Svizzera

Credo sia molto più discutibile un aborto, che aiutare una persona agonizzante a spegnersi serenamente. Quindi in questo caso è la politica ad essere più  ipocrita di certi cattolici, quelli che con le  terapie mediche di oggi sarebbero   disposti a tenere in croce Gesù  Cristo per altri vent’anni.

La Passione di Cristo di Mel Gibson

La Passione di Cristo di Mel Gibson

Ma nessun muore per sempre! Perché non immaginare la morte come un parto? E perché sperare che le doglie siano protratte all’ inverosimile?  Se per paradosso domani si inventasse una cura per farci sopravvivere fino a duecento anni, intubati e inchiodati ad un letto, perché si è trovato il modo di farci vegetare con un cuore e un cervello ancora attivo, continuereste ancora a difendere la vita? O sareste costretti ad ammettere che si debba lasciare la libertà di uscire da quella gabbia che altri ci hanno costruito addosso, per ipocrisia ed egoismo?”

M.P.

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7 risposte a Riflessioni sul fine vita
“Vorreste tenere Gesù inchiodato alla croce per vent’anni?”

  1. Alessandro Raniero Davoli Rispondi

    01/03/2017 alle 14:22

    Da non praticante sono sbigottito per questa isteria di massa attorno al “suicidio” assistito del signor Falbo.. credo sia l’ennesima distrazione di massa, alla quale, media complici, si assoggetta volontariamente questo popolo di “Italopitechi”.
    Da non praticante sento però forte l’impulso di difendere la persona e la storia formidabile di Jeshua Anozri, ovvero Gesù il Nazzareno. Nel suo caso nessuna necessità di accanimento terapeutico, sarebbe stato sufficiente toglierlo dalla croce, prima che la lancia del centurione Longino gli trapassasse il petto …
    Vi è un antico proverbio che recita: “Scherza coi fanti ma lascia stare i Santi” . Sarebbe bene seguire questo detto, frutto della secolare saggezza popolare, e smetterla con commenti blasfemi o semplicemente stupidi. Non mi riferisco all’autrice di questo ottimo articolo, ma alla canea generale di TV e giornali, orchestrata da innumerevoli straccioni mentali, sedicenti giornalisti …

    • Pierluigi Rispondi

      01/03/2017 alle 16:39

      La lancia di Longino trapassò il costato di Cristo, non il petto, e il centurione esclamò: “Costui era veramente il figlio di Dio”. Il titolo dell’articolo è chiaramente provocatorio, ma non irriverente, tutt’altro. Mi sorprende che lei non ne abbia colto il senso, tanto più che ogni persona che soffre è lo specchio della sofferenza del Dio-uomo.

  2. Alessandro Raniero Davoli Rispondi

    01/03/2017 alle 17:02

    Caro Pierluigi, con tutta la mia simpatia personale per te e per l’autrice dell’articolo, da ex studente di medicina, che ha superato brillantemente l’esame “ossa muscoli e articolazioni” con 30/30 ed è stato in sala anatomica a sezionare corpi umani, ti posso dire che il costato delimita la gabbia toracica e che petto è estensione non solo colloquiale del torace: “Il torace o petto (dal greco “Τόραξ” )è una regione del corpo, che nei tetrapodi è compresa tra il collo e l’addome.” Wikipedia.it
    La sofferenza di Cristo è stata offerta in redenzione dei peccati dell’uomo. E la sua sì che è una eutanasia, ovvero una giusta morte. Ripeto, il paragone è blasfemo e dissacrante.
    Perdonami la puntualizzazione, ma non si corregge un errore con un altro errore, né nella forma né nella sostanza …
    Un saluto, con stima,
    Alessandro Davoli

    • Pierluigi Rispondi

      01/03/2017 alle 17:23

      Caro Raniero,
      Io mi attengo ai testi canonici. Non troverai mai alcuna traduzione, a partire dalla Bibbia concordata, in cui si afferma che Cristo è stato trafitto al petto! Io per costume, non accuso di blasfemia nessuno e mi meraviglia che lo faccia tu. E fra l’altro, e permetti, non credo proprio che tu ne abbia il titolo, come del resto non l’ho io.
      Tuttavia non posso non rilevare che parlare di eutanasia del Cristo è veramente fuori dal mondo. Fu sofferenza autentica e terribile, quella del Dio fatto Uomo,e non voluta. Tanto che prima di spirare gridò al cielo: “Padre, padre, perché mi hai abbandonato”?

  3. Alessandro Raniero Davoli Rispondi

    01/03/2017 alle 20:12

    Eu – tanatos deriva dal greco antico, e significa giusta o buona morte. Degerata nell’attuale “suicidio assistito,” secondo il vigente codice penale italiano. Parlare della morte del Cristo come esempio per le sofferenze di malati terminali, tetraplegici o similia, mi pare un insulto alla religione e alla fede cristiana profonda. Ma la nostra piccola polemica non ha ragione d’essere. La mia forte irritazione è per la “distrazione di massa” che viene perseguita a livello mediatico, utilizzando questa dolorosa vicenda del cittadino italiano Fabo. Non entrò nel merito “etanasia” si o no. Ma forse, vista la tua reazione, non sono stato sufficientemente chiaro. Tutta la nostra società è in forte crisi, economica ed etica. Utero in affitto, neonati con due padri e nessuna madre, neonati con due madri e nessun padre, comunità Lgbt che imperversa come modello “migliore” della famiglia naturale, che viene scientemente deprezzata e disgregata … mah, mi pare una subcultura del declino che non mi sento di condividere … tu si?
    In ogni caso come nazione stiamo andando a sbattere, e discutere animatamente di tutto questo è talmente utile come gli spostamenti delle divisioni tedesche,inesistenti, che un Fhurer impazzito, ordinava dal suo bunker. Perdonami, Pierluigi, ma non hai la mia stessa sensazione? Comunque ti ringrazio, discussione stimolante. Buon lavoro, Alessandro

  4. Pierluigi Rispondi

    01/03/2017 alle 20:38

    Io reagisco di fronte ad affermazioni apodittiche e a giudizi stroncatori, non certo rispetto alle opinioni.
    La cosa peggiore è fare di tutta un’erba un fascio, mescolare amoralità e perfidie della società globale (dai bambini venduti col beneplacito della legge alle coppie non eterosessuali, sino al riarmo nucleare) col diritto alla vita, che è anche diritto di vivere un’esistenza minimamente dignitosa.
    La questione dell’eutanasia si pone drammaticamente come risposta allo strapotere delle medicina, che pretende di far sopravvivere l’essere umano oltre ogni sofferenza e ogni speranza. Papa Ratzinger, non a caso, ha posto il problema dell’accanimento terapeutico di pari passo col rifiuto dell’eutanasia. Io comprendo, non solo tu, il rischio che per ragioni umanitarie si finisca per far crollare la diga del diritto alla vita, e che alla fine le vittime diventino i più deboli, quelli che non possono disporre pienamente della loro autonomia, per malattia o per età ,ma hanno il diritto e possono vivere comunque con dignità. Ma non possiamo essere sordi, neppure tu, al grido di dolore di chi ha di fronte a sè soltanto un baratro infinito e senza speranza di dolore, impotenza e maledizioni.

  5. Nadia Rispondi

    02/03/2017 alle 09:44

    Mi permetto di commentare il bellissimo articolo di M.P., scritto con enfasi d’amore per le persone sofferenti.Spontaneo e misericordioso verso coloro che fanno scelte drastiche, certamente difficili, fisicamente e moralmente sofferte. Ciascuno di noi dovrebbe vestirsi di tanta sofferenza per comprendere quel che cova nell’animo in quei momenti.
    La mia perplessità è affidare ad una legge il fine vita di una persona. Sommersi da codici con mille rivoli interpretativi, magistratura che talvolta stiracchia i testi e li personalizza, lobbies senza scrupoli che potrebbero trarne profitto eliminando i “deboli” della società.. tanti interrogativi su un tema che non andrebbe affrontato sull’onda emotiva.
    L’accanimento terapeutico e il suicidio assistito non li accomuno ed entrambi non li qualifico a forme di “cura”. E’ vero c’è un limite oltre il quale la dignità umana è lesa, sopraffatta e pestata. Chi dovrebbe stabilisce questo limite ?

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