Poiatica, allarme mafie: indaga la Dda
Quali rifiuti sepolti in 20 anni nella discarica?

9/3/2017 – La bomba delle mafie esplode sulla discarica di Poiatica, all’indomani della diffusione delle conclusioni di uno studio commissionato dalla Regione all’università di Bologna, che ipotizza la “bonifica” di Poiatica attraverso il riempimento del cratere con altri ottocentomila metri cubi di rifiuti speciali, in modo da coprire e rendere irraggiungibili per sempre i rifiuti accumulati in vent’anni di attività.
La bomba, anticipata oggi dalla Gazzetta di Reggio,  è relativa appunto a un’indagine della Dda  di Bologna per traffico illecito di rifiuti. La procura antimafia ha acquisito per competenza i documenti raccolti dalla procura di Reggio Emilia con l’inchiesta avviata da due anni, comprese le perizie del Politecnico di Milano, del Corpo Forestale della Stato e di Ispra, queste ultime relative alla radioattività registrata nel sito di Poiatica.
Documenti che devono essere ben gravi, se hanno indotto la Dda ad assumere l’inchiesta per stabilire cosa sia stato effettivamente scaricato, da chi e in quale modo, a Poiatica in venti anni di attività, dal 1995 al febbraio 2015, un mese prima la diffusione della prima notizie sull’indagine della Procura reggiana, a sua volta successiva ai rilevamenti privati sui livelli di radioattività registrati nella zona.
 Il traffico illecito di rifiuti, attività di cui le mafie detengono il monopolio nel nostro Paese è punito dall’ articolo 260 del decreto legislativo 152/2006: “Chiunque al fine di  conseguire un ingiusto profitto con più operazione e attraverso l’allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, cede, riceve, trasporta, esporta, importa o comunque gestisce abusivamente ingenti quantitativi di rifiuti è punito con la reclusione da uno a sei anni“. La pena aumenta da 3 a 8 anni con l’aggravante di rifiuti ad alta radioattività”.
In serata ha preso posizione il comitato Fermar la Discarica. “Oscilliamo, in queste ore, tra una gioia immensa per l’avvio di un percorso che sembra voler far luce su 20 anni di gestione di discarica – scrive il comitato – e l’angoscia di tutti quei timori, come residenti vicino la discarica, che ora diventano realtà.
Abbiamo da sempre invocato l’intervento delle istituzioni per far emergere quei dubbi che troppo spesso abbiamo denunciato, anche venendo tacciati di allarmismo, e che ora vengono ascoltati dalla giustizia italiana e dalla procura reggiana e bolognese, in particolare”.
Continua Fermare la Discarica: “E’ una grande liberazione. Ci chiediamo con quale coraggio la politica regionale, oggi, potrebbe voler aggravare una tale delicata situazione continuando a smaltire i rifiuti a Poiatica sotto il falso nome di “riqualifica” o “messa in sicurezza” ( posto che: se è vero che la discarica non è stata chiusa in sicurezza anche in questo caso andrebbero certificate le responsabilità). A chiunque si adopera in questo percorso di indagine che riguarda la nostra terra ferita emiliana di montagna, noi rivolgiamo la nostra profonda riconoscenza e fiducia”.
Discarica Poiatica, 22 giugno 2014. A Quercioli di Sopra, area a ridosso della recinzione, il contatore Geiger segna 290 Nanosievert/ora

Discarica Poiatica, 22 giugno 2014. A Quercioli di Sopra, area a ridosso della recinzione, il contatore Geiger segna 290 Nanosievert/ora

Su Poiatica è passato all’attaco anche il consigliere regionale di Sinistra Italiana Yuri Torri che ha indirizzato un’interrogazione alla Giunta regionale “per conoscere integralmente i risultati dello studio per il ripristino ambientale della discarica di Carpineti” e perché l’assessorato competente discuta “qualsiasi possibile soluzione con gli enti locali”.
 “Non è possibile – scrive Torri – che i sindaci delle realtà interessate scoprano dai giornali la possibilità che la discarica, ormai chiusa per decisione della Regione, ospiti rifiuti speciali dei quali, al momento, non si sa altro. Le realtà locali, giustamente sono preoccupate ed è compito delle istituzioni dimostrare che che le decisioni verranno prese solo a seguito di un lavoro comune che porti a scelte condivise”.

E ancora” non c’è chiarezza nemmeno sulle spese di ripristino ambientale della discarica”. Per questo l’interpellanza chiede che la Giunta faccia informazione su questo punto e “rassicuri gli enti locali e la popolazione del territorio interessato sul fatto che non sarà la cittadinanza a dover coprire le spese, ma sarà il gestore (cioè Iren, ndr.)

Il cumulo dei rifiuti a Poiatica ,fotografato nel novembre 2014

Il cumulo dei rifiuti a Poiatica ,fotografato nel novembre 2014

a farsi carico di tutto”.

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4 risposte a Poiatica, allarme mafie: indaga la Dda
Quali rifiuti sepolti in 20 anni nella discarica?

  1. Judith Rispondi

    09/03/2017 alle 23:56

    Abbiamo lottato facendoci largo con le unghie e con i denti, avanzando palmo a palmo nell’ oscurità totale, strappando a fatica giorno per giorno e anno dopo anno, piccoli frammenti di verità da una commedia lunga migliaia di pagine…Ci siamo arrampicati sui muri, scrollandoci di dosso chi stava a tirarci per la giacchetta affinché smorzassimo i toni , togliessimo addirittura l’ audio, azzittendoci educatamente, così come farebbe comodo al sistema degli amici degli amici, dei venduti, dei codardi e dei cretini. Ci provino adesso, costoro, ad accusare la Dda di fare allarmismo o di mettere in cattiva luce l’ “integerrima” casta che ci ha governato per decenni…

  2. Alessandro Raniero Davoli Rispondi

    10/03/2017 alle 00:05

    Dal comitato EcologicaMente ho appreso che l’ente proprietario, ovvero IREN Spa ha l’obbligo di accantonare 7 euro a tonnellata per la messa in sicurezza e la manutenzione della discarica dopo la chiusura. Approssimando in circa 2 milioni di tonnellate i rifiuti scaricati a Poiatica, il totale è 14 milioni. Ci sono,l questi denari, dove sono finiti? A garantire i debiti di IREN con le banche? Pare inoltre che lo studio svolto dall’università di Bologna, (già gestita, non a caso, da un magnifico rettore noto maestro massone), ovvero conferire 800.000 tonnellate di inerti, “rifiuti speciali”, come le ceneri radioattive della centrale elettrica a carbone de La Spezia, ripeto “l’affare” prospettato dalla Alma Mater Studiorum di Bologna vale oltre 100 milioni di euro per IREN. Gli esperti del settore affermano che gli “speciali” vengono pagati, a seconda delle tipologie, sino a 150 euro la tonnellata. Quindi la vicenda della messa in sicurezza farebbe guadagnare IREN cento milioni di euro + i quattordici già incassati e che non sarebbero spesi per la messa in sicurezza, (obbligatoria per la società proprietaria). Sono dei veri geni … non pare anche a voi?
    Ultima domanda: quando scatteranno le manette per tutti coloro che hanno minato la salute della popolazione di un’intera vallata, bambini con leucemia, neonati malformati, giovani donne e uomini con tumori, anziani con malattie degenerative… e bambini nati morti, come hanno denunciato i tre coraggiosi parroci della nostra montagna, don Raimondo Zanelli, don William Neviani e don Graziano Gigli ?

    Alessandro Raniero Davoli

  3. Alessandro Raniero Davoli Rispondi

    10/03/2017 alle 00:10

    Grande direttore Pierluigi Ghiggini !
    Grazie della tua schiena dritta.
    Con stima.
    Alessandro Raniero Davoli

  4. emilialibera Rispondi

    13/03/2017 alle 13:44

    SIAMO GOVERNATI DAI SINISTROIDI MARCI

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