La scissione arriva in Sala del Tricolore: nasce il gruppo Mdp con De Franco e Scarpino
Spara sul Pd “liberista”, ma resta in Giunta

6/3/2017 -La scissione del Pd si consuma anche in Sala del Tricolore. E porta con sé anche Salvatore Scarpino, presidente di commissione, berlingueriano di formazione e rappresentante eminente della comunità cutrese di Reggio.

Sarà Lanfranco De Franco il capogruppo del nuovo gruppo consiliare del Comune di Reggio Emilia “Articolo 1 – Movimento democratico e progressista“, che fa capo alla nuova formazione di Andrea Rossi e Pier Luigi Bersani. L’annuncio è stato dato questa mattina in conferenza stampa, alla presenza dell’assessore Mirko Tutino, del vicesindaco Matteo Sassi e della consigliera regionale Silvia Prodi. L’incontro si è aperto con uno spezzone video da Ecce Bombo, dove Nanni Moretti al grido di «Ve lo meritate Alberto Sordi!» ricorda che «rossi e neri» non sono tutti uguali.

Il nuovo gruppo, come detto, è composto anche dal consigliere Salvatore Scarpino, attuale presidente della commissione Territorio. «Rimarremo nella maggioranza a sostegno della giunta di Luca Vecchi – assicura il giovane De Franco – continuando a portare avanti il programma sul quale abbiamo chiesto il voto ai reggiani tre anni fa».

da sinistra Matteo Sassi, Lanfranco De Franco, Mirko Tutino e Silvia Prodi

da sinistra Matteo Sassi, Lanfranco De Franco, Mirko Tutino e Silvia Prodi

Mdp si propone “di bilanciare le spinte liberiste del PD renziano”, concentrando gli sforzi sui quali il cuore della sinistra batte più forte: tutela dei posti di lavoro delle aziende che affrontano la crisi, gestione dei servizi pubblici orientata alle necessità dei cittadini e non del mercato – quindi preludio a uno scontro su Iren, dove il Pd occupa tutti i posti chiave – difesa della legalità e dei diritti civili e sociali. «A partire dalla costituenda società a maggioranza pubblica di gestione del servizio idrico – ha annunciato De Franco – passando per la difesa di Seta rispetto alle proposte di privatizzazione, fino alla tutela del territorio e alle politiche di rigenerazione urbana».

I consiglieri MDP reggiani sono già in contatto con il gruppo consiliare appena costituito a Modena. «Aspettiamo in questi giorni la nascita dei gruppi in molti Comuni della regione, in un’ottica di coordinamento degli eletti che fanno riferimento ad Articolo 1 – MDP. È poi molto importante per noi poter contare sul rapporto con il vicesindaco Matteo Sassi e l’assessore Mirko Tutino, membri fondamentali della giunta comunale e aderenti al movimento». Il capogruppo ha anticipato la prima azione dei Democratici e progressisti in consiglio comunale: «Depositeremo nelle prossime ore una mozione per chiedere una legge sul fine vita in tempi brevi, tema su cui il nostro Comune fu all’avanguardia con l’istituzione del registro dei testamenti biologici nel 2010».

«La nascita dei gruppi nei consigli comunali è un passaggio naturale – ha spiegato Mirko Tutino – chi vuole creare un nuovo centrosinistra capace di parlare ai tantissimi elettori che hanno abbandonato la politica e non si riconosce nelle scelte nazionali del Pd, può avere una voce anche nelle assemblee elettive. Un grande in bocca al lupo a Lanfranco, che a 25 anni si assume una responsabilità importante. Sono sicuro che saprà gestirla al meglio».

L’assessore ha dichiarato che resterà assessore della Giunta Vecchi, e che Articolo 1 – MDP costituirà un pezzo fondamentale della maggioranza di centrosinistra della città. «Questo gruppo nasce aperto, il quadro politico è in costante evoluzione e credo che altri presto si uniranno a noi in questo progetto. Il gruppo – ha concluso Tutino – lavorerà in costante rapporto con un ampio comitato promotore del movimento che sta raccogliendo centinaia adesioni sul territorio, anche di tanti che oggi non sono impegnati nei partiti».

La consigliera regionale Silvia Prodi ha confermato che anche in Regione l’adesione ad Articolo 1 – MDP si mantiene all’interno della maggioranza di governo, «fondata su un’alleanza di centrosinistra e su un programma concordato, che ha visto come base il patto per il lavoro per arrivare al reddito di solidarietà. Essendo stata eletta come indipendente e non avendo quindi tessere da riconsegnare – ha precisato la consigliera – ho da subito dichiarato la mia adesione ai colleghi, al capogruppo, alla presidente dell’assemblea e al presidente della giunta regionale. I tempi e modi della formazione del gruppo autonomo li stiamo valutando con il livello nazionale per essere in sintonia anche con gli altri consigli regionali».

La Prodi ha invitato a non strumentalizzare o banalizzare questa fase delicata. «Non è e non sarà “tutto come prima”: ci sono importanti relazioni e collaborazioni politiche con colleghe e colleghi del PD e di Sinistra Italiana che abbiamo costruito ispirandoci a un terreno di sinistra condiviso, in tema di ambiente, welfare, salute, educazione. Con loro continueremo il lavoro nel rispetto reciproco, con un punto di vista in più legato a una visione indipendente, progressista e di sinistra».

Anche Matteo Sassi ha posto l’accento sui valori del movimento: «La sinistra ha oggi un compito storico prima ancora che politico: evitare che la lunga crisi economica e sociale che si è aperta un decennio fa si trasformi in un’inedita crisi culturale e antropologica. Perché questo avvenga non è necessario solo sconfiggere le destre populiste, ma prendere anche le distanze da un’idea di sinistra compatibile con l’austerity e le politiche liberiste».

Per il vicesindaco di Reggio Emilia, la crescente e generalizzata perdita di diritti del lavoro, la disoccupazione giovanile che non accenna a diminuire, gli sconvolgimenti geopolitici e climatici che alimentano un vero esodo dal sud del mondo sono solo alcune delle questioni a cui una nuova sinistra deve fornire risposte concrete: «La destra lo sta già facendo con gli stessi schemi di pensiero che hanno segnato le pagine più tragiche della storia del Novecento. È dunque urgente ricostruire un campo politico, sociale e civile di centrosinistra dove i diritti del lavoro, la cultura ecologista e le libertà dell’uomo possano trovare piena accoglienza e cittadinanza».

Il consigliere Salvatore Scarpino, ultimo capogruppo dei DS in sala del Tricolore, che non era presente per motivi di lavoro, bha mandato una nota in cui chiama in causa il fallimento della “narrazione” renziana e delle riforme del governo Renzi, «a cominciare da quella sul lavoro, sulla scuola, sulla pubblica amministrazione, sulle province, sul sistema elettorale, per finire con la clamorosa disfatta della riforma costituzionale. Penso alle elezioni regionali del 2014, a come non si sia voluto leggere, soprattutto nella nostra regione, il chiaro messaggio degli elettori con la forte astensione al voto. Per non dire delle sconfitte delle elezioni amministrative del 2016 e di quella pesantissima del referendum costituzionale. Il risultato è che il nostro popolo ci ha abbandonato e la principale responsabilità è di Matteo Renzi, che non si è dimostrato all’altezza dei ruoli ricoperti: con un atteggiamento sempre sprezzante e intollerante ha stravolto la natura del partito, riposizionandolo non più sui valori della sinistra. Devo amaramente constatare – ha concluso il consigliere – che all’interno del partito molti gliel’hanno permesso, alcuni non ci sono riusciti e molti ancora continuano a non fare nulla per evitarlo. Io, come altri, non voglio portare questa responsabilità».

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