Forme difettose: bomba giudiziaria su Grana Padano e Parmigiano
Grossi nomi indagati dalla Procura di Reggio

di Pierluigi Ghiggini
La «grana del Grana» ha scoperchiato una situazione di irregolarità, fatta di quantitativi non trascurabili di forme marchiate Grana Padano e Parmigiano Reggiano, ma difettose, che potrebbe avere conseguenze imprevedibili.
Meno di due settimane fa il sostituto procuratore di Reggio Emilia Maria Rita Pantani ha chiuso un’inchiesta in corso dal 2013 e ha emesso 21 avvisi di garanzia con accuse anche gravi, come l’associazione a delinquere finalizzata a reati di frode alimentare.

Nell’occhio del ciclone dipendenti e  imprenditori che operavano per la Nuova Castelli colosso del commercio internazionale di formaggio, oggi controllata da un fondo di investimento inglese, e comunque non risulta indagata dalla Procura.  Si tratta di Dante Bigi, fondatore della società ed ex presidente del cda, dell’ex amministratore delegato  Luigi Fici e di Mario Panazza, amministratore di società appartenenti all’arcipelago Nuova Castelli tra cui la Casearia Tricolore, la Casearia Gentile di Rolo e la casearia Castelli, che ha sede in via Galimberti a Reggio Emilia, allo stesso indirizzo della casa madre.

Parmigiano-reggiano-magazzino stagionatura-invio
Raggiunti da avvisi per abuso d’ufficio anche il direttore del consorzio Grana Padano, il mantovano Stefano Berni, e l’ex presidente del consorzio Parmigiano Reggiano Giuseppe Alai, che ha lasciato la carica oltre un anno fa. Il pm aveva chiesto per diversi indagati alcune misure cautelari tutte respinte del giudice delle indagini preliminari. La dottoressa Pantani ha presentato ricorso al tribunale del Riesame, con udienza fissata il 14 aprile.
Nessuno dei vertici attuali del Consorzio reggiano è coinvolto, mentre a proposito della posizione di Alai, il suo avvocato è perentorio: «E’ indagato per abuso d’ufficio a norma dell’articolo 323 del codice penale, ma l’ex presidente Alai non può aver commesso quel reato perchè il consorzio del Parmigiano Reggiano non ha natura pubblicistica, bensì privatistica».

Giuseppe Alai alla "Festa del Casaro Reggiano"

Giuseppe Alai alla “Festa del Casaro Reggiano”

Del resto, sul piano sostanziale, il direttore di via Kennedy, Riccardo Deserti, sottolinea che «tutto il procedimento era partito anni fa proprio dai controlli ordinati dal nostro Consorzio su campioni di prodotto non in regola col disciplinare del Parmigiano Reggiano». Campioni contenenti lisozima, un conservante consentito nel Grana Padano ma non nel Re dei formaggi.
«Alai molto correttamente ci ha subito informati. Sappiamo che alla base dell’inchiesta ci sono le nostre iniziative a tutela del prodotto, ma non sappiamo di più. E’ chiaro che il consorzio e i suoi organi sono parte offesa». Stesso concetto ribadito dal presidente Alessandro Bezzi: «L’inchiesta ha preso il via dai nostri controlli e siamo parte offesa in questa vicenda, ma devo fermarmi qui perché non sappiamo altro».
Nel 2015 i carabinieri del Nac avevano sequestrato oltre settemila forme di Grana Padano (poi dissequestrate) in stabilimenti del Reggiano, sulla base di segnalazioni riguardanti forme marchiate, ma che presentavano buchi o crepature interne e quindi non dovevano entrare nel mercato come Grana Padano Dop. Cinque periti (del gip e di parte) hanno sottoposto ad esami 7 mila 734 forme di Padano, altre 315 forme con matricola Vr, 77 buste con fermenti ritenuti non conformi e 3 campioni di latte. Analizzate anche 105 forme di Parmigiano Reggiano (per il presunto contenuto del conservante non consentito Lisozima, denunciato dallo stesso Consorzio) oltre a 4 mezze forme e 91 spicchi di formaggio Dop.

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