Da Guastalla con furore: la favola di Mauro
il nuovo “cattivo” del cinema cinese

di Lara Ferrari

14/3/2017 – Seduto in piazza Fontanesi, finalmente rilassato e in ‘pausa’ dopo una full immersion di lavoro milanese, Mauro Simonazzi riscopre le sue radici. Quelle di un ragazzo che ha tentato la fortuna nel continente asiatico un po’ di tempo fa, con coraggio, spirito di avventura, abnegazione e un’abbondante dose di umiltà, venendo ripagato molto bene.
Di Guastalla, dove è nato il 7 dicembre 1983 da genitori guastallesi, la mamma Lorella Sassi e il papà Tristano, Mauro è indossatore, quindi modello e attore. Una carriera, quest’ultima, che lo vede sempre più lanciato in Cina, dove ormai ha casa, mestiere, e compagna. Ma lui non si atteggia, non esibisce allori o altro, anzi: parola d’ordine è rimanere con i piedi per terra.
Mauro, quando ha cominciato?
Ero animatore nei villaggi, poi è arrivata la moda nel 2003, per un’agenzia di Milano. Ho lavorato per loro per un anno e mezzo, poi sono stato indossatore fitting, per brand come Trussardi, Liu Jo, Lepel, Energy… Questo mestiere mi ha permesso di girare l’Europa, da Parigi a Vienna, a Barcellona. Dopo un fisiologico stop, ho ricominciato quattro anni e mezzo fa, decidendo di spostarmi sul mercato asiatico. Obiettivo era di stare in Cina tre, quattro mesi, poi una volta là ho trovato l’amore, perciò mi sono stabilito nel continente.

 

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Mauro Simonazzi in un serial televisivo prodotto in Cina

I genitori come l’hanno presa?
Da genitore, vedere che un figlio si allontana è un colpo al cuore. Ma loro credono molto in me, sanno di potersi fidare.
Il valore aggiunto è l’aver trovato una compagna, ora mia moglie – ci siamo sposati il 16 novembre 2016, giorno del compleanno di mia sorella Annalisa – sempre sorridente, dolcissima e con la testa sulle spalle. Mamma e papà hanno capito che ero soddisfatto a livello lavorativo e amoroso quindi si sono tranquillizzati molto. Vedere che la mia vita stava prendendo una direzione di felicità in entrambi i sensi ha appagato anche loro.

Qui in una serie di guerra

Qui in una serie di guerra

Come la mettiamo con gli amici?
Ho tanti amici importanti qui a Reggio con cui mi sento quotidianamente. E’ sempre dura mantenere i rapporti a distanza, ma quando l’amicizia è forte supera ogni scoglio. Vorrei citarli, ci tengo molto.
Prego.
José Serra, Aziz Bandaogo, Davide Cocconi e famiglia, Federico Daolio, tutto il gruppo dei Break Street Boyz, con i quali ballavo, Giovanni Magnani…
Non si sente solo, quindi.
No davvero. Gli amici sono quelli che ti aiutano a vivere meglio, che ti danno modo di sfogarti, colmando le distanze. Io laggiù sono uno fra milioni, non dimentichiamolo. Spesso le persone che incontri sono quelle che vedi per convenienza e abitudine, poi ci sono le persone con cui ti senti, ed è tutt’altra cosa. Con loro parli di tutto, dalla a alla z. Della vita quotidiana, dei sentimenti, e senti che col tempo quest’amicizia cresce. Devo dire poi che con i messaggi vocali e le web chat che abbiamo a disposizione oggi, le distanze quasi si azzerano.

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Perché è volato in Cina?
Per più ragioni. Avevo voglia di vedere il mondo e quella meta doveva essere l’inizio di un lungo viaggio. Quando sei lontano però ti poni degli interrogativi. Qual è il paese che può darmi di più?, mi sono chiesto. In Cina all’epoca viveva il mio migliore amico, Antonio Spoto, modello già affermato. Eravamo sempre insieme, anche all’asilo. “Dai vieni qui a trovarmi, a tentare una strada nuova” – mi spronò. La seconda ragione è stata la lingua. Tante persone parlano l’inglese, ma in pochi il cinese. E la Cina sta attraversando un grande boom.
La terza ragione è che avendo avuto qualche problema fisico nel settore breaking, alla spalla, mi sono chiesto come potessi cambiare la break dance con qualcosa di più mentale e meno fisico. Mi è venuto spontaneo il pensare alle arti marziali e all’intera filosofia di vita orientale. Così sono andato alla ricerca di me stesso e sebbene in Cina vi siano tradizioni, lingua non latina, e quindi più difficile da imparare, e cultura così diverse dalle nostre, mi sono detto: se riesco a vivere qui, posso riuscirci ovunque.
Infine ho scoperto che la mia visione della Cina era l’opposto della realtà che ho trovato là.

Mauro Simonazzi in piazza Fontanesi a Reggio

Mauro Simonazzi in piazza Fontanesi a Reggio

Che cosa intende?
Ho scoperto città modernissime, mentre io le immaginavo super caratteristiche. In Italia vige lo stereotipo di cinese come di persona chiusa, mentre là la gente sa essere molto accogliente e all’avanguardia, sempre pronta a imparare, documentarsi, mettersi in gioco. Dei veri businessmen. Avendo subìto le megalopoli un boom economico – industriale straordinario (per i villaggi il discorso cambia) si sono evolute a dismisura, e adesso stanno cercando di portare in Cina tutto ciò che di bello c’è nel mondo. Dal cibo all’arte, alla moda, al calcio. Perciò quando mi chiedono che cosa mangi, io rispondo di tutto! Dal ristorante ai supermercati, ai centri commerciali, è pieno di sapori europei, è un mondo pieno di opportunità.
Una volta che si è ambientato e ha acquisito famigliarità con quei luoghi, come è riuscito a far decollare la sua carriera?
Avevo un buon bagaglio di esperienze europee, che hanno trovato un ottimo riscontro, così sono riuscito ad ampliare la mia rete di contatti e sono cominciati i casting. Mi sono messo in gioco il più possibile, cercavo di passare con i locali  più tempo possibile per imparare il cinese, che ora parlo discretamente. Mi sono sposato… e nel frattempo i direttori di casting mi davano più fiducia. Credo che là, a differenza di quanto ancora accade in certi posti in Italia, si vada avanti grazie alla meritocrazia, ti puoi creare un futuro. Il lavoro ha iniziato a prendere piede e per fortuna ho preso parte a un casting interessante, di un film, ma io non lo sapevo: mi hanno chiesto di ballare, tirare di boxe e qualcosa sapevo fare, poi di recitare. Risultato? Incredibilmente sono piaciuto e hanno deciso di darmi una parte. Ho poi scoperto che l’attore era una vera chinese star, autore di sceneggiature e addirittura cantante, del brano più famoso in Cina quell’anno.
Di quale film stiamo parlando?
Old Boys. Un titolo assai famoso in Cina, poi esportato in altre parti del mondo, compresi Usa ed Europa. Dalla mia piccola particina iniziale mi hanno scritturato per molte più scene e di conseguenza il contratto è cresciuto, rispetto al primo ingaggio. «Tu ci piaci e vorremmo tu prendessi parte a molte più scene» – mi hanno detto. Ero al settimo cielo. Mi hanno chiamato alle prime, agli incontri con i media… Ho conosciuto Tony, mio mentore e insegnante di recitazione, una persona che mi ha lasciato tanto e che nel film era il mio Boss, quindi sulla scena io dipendevo da lui.
Che ruolo aveva lei?
Il cattivo. Anzi, il killer (sorride, ancora sorpreso). Da quella pellicola è cominciata la mia carriera attuale. Il fatto di partire con un prodotto importante ha sicuramente giocato un ruolo fondamentale nel prosieguo del mio mestiere di attore.
Anche durante questa pausa italiana, non è rimasto fermo, vero?
Al contrario, ho effettuato diversi servizi fotografici con importanti professionisti del settore, da Marco Marezza, fotografo affermatissimo, allo spagnolo Marcos Domingo Sanchez. Con Marcos ho scattato a Milano, Parigi e Barcellona. Sono molto cresciuto grazie a loro. Tra i fotografi vorrei citare Matteo Consolini e Andrea Aldrovandi, che seguono Max Mara. Due carissimi amici con i quali mi sento e confronto sempre. Li ringrazio di tutto ciò che mi insegnano. Non voglio dimenticarmi di Sam Scott Schiavo, che sta realizzando una mostra in Portogallo e ha scelto la mia come foto primaria.

DA OLD BOYS A COMMAND ANTITERRORIST, TUTTI I TITOLI DI MAURO SIMONAZZI

Film per il cinema, serie televisive e film per Internet: sono tre i canali in cui si sta muovendo il reggiano Mauro Simonazzi nel paese asiatico, da quattro anni e mezzo a questa parte. Il tutto senza abbandonare la carriera di modello: «Mai, mai lasciare una strada – ammette candidamente – Tutto contribuisce a farti crescere di livello. Gli inglesi dicono: improve yourself».
Ad imporlo all’attenzione del mercato cinese, è stato un titolo: «Sì, è Old Boys – successivamente distribuito negli Stati Uniti e in Europa – che mi ha fatto conoscere e acquisire visibilità. Pur non avendo un passato da attore o scuole di recitazione, sono piaciuto. In particolare, mi ‘usano’ per i ruoli da killer». Dopo Old Boys, una pioggia di altri titoli, fra cui Dalian History , Command Antiterrorist, Condor, Deep Blue, The Marriage, The Soul of Tibetan, Hey Soccer, Eastern Battlefield, Jue Se Zhi Zhan, Bian Xing Jin Gang 2, Kjr e Qiu Wang.

(DALLA VOCE DI REGGIO EMILIA)

 

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