Artoni sull’orlo del baratro: a Roma solo litigi con Fercam. Ultimatum del ministero: “Una proposta entro 24 ore”

14/3/2017 – Drammatico ultimatum di 24 ore del ministero dello Sviluppo economico ad Artoni e Fercam: domani, mercoledì,  i due gruppi della logistica dovranno presentare risposte concrete sul futuro del gruppo dei trasporti e sul piano di acquisizione parziale del ramo d’azienda. Ieri infatti l’incontro a Roma – programmato da due settimane – tra istituzioni, il  gruppo Artoni e la Fermanc della famiglia Baumgartner,  e sindacati nazionali dei trasporti si è concluso  con un nulla di fatto: nessun accordo, nessun piano per l’occupazione dei lavoratori e per l’ipotesi di ammortizzatori sociali.

Artoni 30

Durissimo il commento di Marco Righi, della Filt Cgil di Reggio Emilia, presente ieri all’inutile maratona del Mise: «Non hanno portato una proposta condivisa, Artoni e Fercam si sono presentati a Roma per litigare sulle loro questioni legali prendendosi gioco dei dipendenti preoccupati e pure delle istituzioni». E aggiunge: “Anche i rappresentanti del ministero erano stizziti per la mancanza di rispetto dei due colossi della logistica: li aveva invitati il primo marzo a presentarsi con soluzioni operative, invece nulla. Abbiamo assistito alla loro personale bagarre, incuranti  delle centinaia di famiglie che aspettano di sapere quale sarà il loro futuro. Se ce ne sarà uno».
Sul tavolo ieri dovevano esserci le intenzioni definitive della multinazionale di Bolzano che era tornata sui suoi passi mandando all’aria l’accordo per un’acquisizioni già annunciata ufficialmente. Ancora sul tavolo, oggi a Roma, l’ipotesi  dell’affitto, da parte di Fercam, di un solo ramo d’azienda del gruppo reggino. Artoni Trasporti infatti aveva avanzato al ministero per lo Sviluppo economico la richiesta di cassa integrazione straordinaria per tutti i suoi 488 dipendenti. Invece niente, tutto congelato.
Il colosso reggiano dei trasporti già da tempo aveva cominciato ad avere crescenti difficoltà economica. Ma negli ultimi mesi ha visto un tracollo vertiginoso: clienti in fuga, dipendenti senza stipendio, “padroncini” fermi, merce non consegnata e clienti costretti a recuperarla a proprie spese, trazionisti a secco da luglio. Un tunnel senza fine, quello in cui si è infilato il gruppo di Anna Maria Artoni, i cui debiti ora ammontano ad oltre 210 milioni di euro.
Il destino dei lavoratori dell’azienda (tra licenziamenti e pre-pensionamenti ormai sono poco meno di 500) è ancora una volta appeso alla volontà della multizionale di Thomas Baumgartner e alle intenzioni dell’ad guastallese Anna Maria Artoni. Per loro l’unica speranza ormai sembra essere solo quella della cassa straordinaria. La Artoni dovrebbe aver chiesto l’ammissione al concordato preventivo: il lavoro potrebbe anche solo in parte continuare, condizione fondamentale per accedere agli ammortizzatori sociali.
In sostanza, il ministero dello Sviluppo economico ha  invitato Fercam ad assumere 150 lavoratori. Il gruppo altoatesino della logistica invece sarebbe disposto ad acquisire solo 13 delle 60 filiali, circa 130 dipendenti. «Se confermato, questo accordo non sana affatto i problemi legati a quella che è una crisi di un intero comparto – ha sottolineato Cinzia Franchini, presidente nazionale di Cna Fita – Si dimentica l’indotto, 2.500 imprenditori dell’autotrasporto esposti anche per centinaia di migliaia di euro con il gruppo Artoni».

(DALLA VOCE DI REGGIO EMILIA)

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