Artoni, accordo con Fercam a Roma
Ma assorbirà solo 150 dipendenti

di Pierluigi Ghiggini
2/3/2017 – Una soluzione in extremis, comunque una strada molto in salita. E’ la sostanza dell’ri-accordo trovato a Roma al ministero dello Sviluppo Economico – di fronte al direttore dell’unità di gestione delle crisi aziendali Giampietro Castano tra la Artoni di Guastalla  e la Fercam.
E’ noto che l’azienda di Bolzano guidata da Thomas Baumgartner (che è anche presidente di Anita, associazione settoriale della logistica di Confindustria) aveva fatto un brusco voltafaccia rimangiandosi l’accordo per l’affitto di tre rami d’azienda , lasciando sull’olo del baratro il  gruppo reggiano guidato da Anna Maria Artoni, col rischio di perdere in un sol colpo tremila posti di lavoro tra dipendenti e artigiani dell’indotto.

Anna Maria Artoni

Anna Maria Artoni

Ieri mattina Anna Maria Artoni, Baumgartner e i sindacati nazionali erano convocati al Mise. Il timore era che Fercam non si presentasse, ma evidentemente Baumgartner, come esponente di primo piano di Confindustria, non poteva giocare a rimpiattino. Tanto più che aveva di fronte la Artoni, anche lei con un passato politico e di cariche sindacali (come Federindustria Emilia-Romagna) di tutto rispetto.
La trattativa è avvenuta per gruppi ristretti e su tavoli separati, seguita minuto per minuto, ma dall’esterno,  dal sindacalista della Filt Reggiana Marco Righi e dalla delegata della Artoni di Reggio e Guastalla.
Alla fine, come dicevamo, un’intesa è stata trovata, anche se molto al ribasso rispetto agli accordi stipulati dalle due aziende a metà gennaio.
In sostanza la Fercam ha messo a verbale l’impegno a un affitto di ramo d’azienda,t uttavia circoscritto a un numero di lavoratori «non inferiore» a 150. Ciò significa poco più di un quarto dei dipendenti diretti Artoni, cifra che fa impallidire i 170 esuberi su 581 dipendenti su cui si era frantumato il primo accordo.

Artoni 30
Per tutti gli altri resterebbe la prospettiva di un anno di cassa integrazione straordinaria, il che in fondo non è poco, anche rispetto alla possibilità un parziale e successivo assorbimento da parte di Fercamo di lare imprese della logistica.
In questo senso Anna Maria Artoni si è impegnata a presentare in pochi giorni una proposta aggiornata di affitto di ramo d’azienda, circoscritta in questi confini assai ristretti. Le parti si ritroveranno al ministero il 14 marzo: «Quel giorno – ha commentato Righi di ritorno da Roma – sapremo se avranno avuto seguito le indicazioni scaturite dalla trattativa di oggi (ieri, ndr.)».
Inutile nascondersi che si tratta di un accordo molto al ribasso, rispetto alla lettera del 19 gennaio con cui la Fercam si impegnava ad affittare te rami d’azienda di Artoni Group, Artoni Trasporti e Artoni logistica con tutto il personale.
Qualcosa di grave dev’essere accaduto, se alla fine Artoni – ormai con l’acqua alla gola – ha fatto buon viso a cattivo gioco.
Oggi i sindacati affrontano un’assemblea dei dipendenti Artoni, che si annuncia tutt’altro che facile. La partita intanto si sposta a Bologna con l’apertura di un tavolo in Regione per la messa in campo di tutti gli ammortizzatori sociali possibili – su cui l’assessore Palma Costi si è impegnato di fronte all’assemblea legislativa – e per affrontare anche i problemi degli operatori dell’indotto: molti potrebbero restare senza lavoro e, in quanto autonomi,  senza sostegno economico.
Sullo sfondo c’è la drammatica situazione finanziaria della Artoni, che nel bilancio 2014 esponeva oltre 100 milioni di debiti con le banche e 80 milioni verso i fornitori. Ma a distanza di quasi tre anni l’indebitamento sarebbe notevolmente cresciuto, tanto che i terzisti non ricevono il pagamento delle fatture anche da nove mesi.

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Una risposta a 1

  1. Carmine Rispondi

    10/03/2017 alle 22:43

    Sicuramente vale la pena lasciare un commento, amaro ma pur sempre un commento.
    Il settore del trasporto merci vede frantumarsi una azienda che tutto sommato (e i fatti lo dimostrano ) era appoggiata su delle fondamenta molto deboli.
    Uno scarso Management ed una visione ristretta del mercato non ha permesso a questa azienda di restare sul mercato. Questa azienda ha sempre dimostrato la sua scarsa imprenditorialità, Guastalla il centro del mondo? Egocentrismo della famiglia che ora forse si renderà conto che non era affatto cosi’.Mentre altre aziende si guardavano attorno, cercavano sviluppi con nuove partner ship , la Artoni restava ferma a Guastalla ed a quando i cavalli alzavano la polvere ( vedasi storia della Artoni). Questa ristrettezza di vedute non gli ha permesso nemmeno di vedere che le vere fondamenta erano e ( come dimostrano ) lo sono ancora i suoi dipendenti. Quelli che con il loro vero e genuino senso di appartenenza hanno sempre servito con grande dignità l’Azienda ed i suoi clienti.Sono proprio loro dipendenti e collaboratori le vere vittime di questa triste vicenda . I manager , coloro che si dichiaravano apertamente Aziendalisti sono scappati senza nemmeno saper portare la barca alla deriva ma lasciandola affondare. Cosi’ facendo hanno annegato dipendenti, collaboratori esterni e anche i clienti si’ proprio i clienti quelli che l’azienda ha sempre dichiarato di voler garantire un servizio piu’ efficiente e soddisfacente. Invece li ha completamente abbandonati, cosi’ come ha abbandonato le loro merci in magazzini sparsi per l’Italia e lasciato a loro l’onere di recuperarli. Cosa dire di piu’ se non fare i personali COMPLIMENTI a chi si vantava della propria Azienda nella confidustria dal pulpito della presidenza dei Giovani Industriali. ” Siamo una grande Famiglia e i Dipendenti la risorsa Primaria ” ma di che Famiglia parliamo , di una Famiglia dove i Genitori abbandonano i figli alla fame e alle intemperie. Un po’ strana come Famiglia.

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