Altre 800 mila tonnellate di rifiuti
Ecco la bella bonifica di Poiatica

4/3/2017 – Bonificare la discarica di Poiatica riempiendola di… altri rifiuti. L’aveva proposto più di un anno fa l’ingegner Giachetti di Iren Ambiente, rimediando una salva di fischi e anche il no dell’assessore regionale Gazzolo. Oggi invece l’idea torna in auge, rilanciata nientemeno che dall’università di Bologna alla quale proprio la Regione, sempre nel 2016, aveva affidato uno studio sul risanamento della gigantesca discarica che ha impestato la montagna reggiana, e dove sono stati registrati insoliti picchi di radioattività.

Lo studio firmato dal dottor Alberto Montanari mette in campo tre ipotesi, la terza delle quali, presentata come la più vantaggiosa dal punto di vista economico, prevede appunto il riempimento dell’invaso di Poiatica con 800 mila metri cubi di rifiuti  speciali, come le ceneri dei gruppi a carbone della Centrale Enel di Spezia, o i residui di lavorazione della pietra e del marmo. Iren ambiente aveva proposto un riempimento di 1 milione di tonnellate di rifiuti speciali: proposta non molto distante, come si vede,  da quella dell’Università. Insomma, le idee di Iren hanno fatto strada.

La discarica di Poiatica quando era attiva

La discarica di Poiatica quando era attiva

Dopo un incontro con il dottor Alberto Montanari, avvenuto giovedì, il comitato Fermare la Discarica ha reagito in maniera durissima, annunciando battaglia a oltranza: “Se si intenderà svendere la montagna usandola come pattumiera regionale e chiudendo presidi sanitari di prima necessità (il riferimento è al punto nascite del S. Anna, ndr.)  lasciandola alla sua lenta agonia, ci ritroveranno a combattere in prima linea”. Il comitato chiede inoltre che “se la discarica è veramente insicura” siano chiamate a risponderne i responsabili, tecnici e politici che siano. In ogni caso i costi della “riqualificazione e del ripristino” non devono essere scaricati sulla tassa rifiuti pagata dai cittadini.

Ecco il documento diffuso da Fermare la Discarica

“Dai primi esiti dello studio emergono tre ipotesi di soluzione:
Ipotesi 1. Lasciare tutto come è ora: operare solo piccoli interventi di sistemazione dell’invaso e inserire delle pompe per coadiuvare l’opera del manufatto scatolare nel caso di eventi piovosi straordinari (nota: soluzione già proposta negli anni da IREN nelle AIE per i lotti precedenti).
Ipotesi 2. Parziale riempimento dell’invaso con sola argilla e costruzione di un canale perimetrale che permetta lo scorrimento per gravità delle acque.  Problema: l’argilla costa (comprensiva cavatura, acquisto in opera, trasporto ecc.), facendo schizzare i costi dell’opera (nota: costi che non si sa chi dovrebbe sostenere in quanto non si sa se IREN ha accantonato o previsto fondi per questo tipo di intervento!).

Discarica di Poiatica, rilevamenti con contatore Geiger tra i 4 e il 5 lotto: 310-nano Sievert/ora

Discarica di Poiatica, rilevamenti con contatore Geiger tra i 4 e il 5 lotto: 310-nano Sievert/ora

In ogni caso lo studio non prevede ulteriori specifiche dei costi e dei possibili risparmi (come noi avevamo proposto nel 2015). Quanto, ad esempio, si risparmierebbe con un’eventuale sola movimentazione dell’argilla dalla cava di Monte Querce (di proprietà di Iren) confinante con la discarica? Poiatica è circondata, infatti, da cave, non è assurdo portare e trattare l’argilla da fuori, gonfiando i costi della materia, quando la cava Monte Querce dispone già di un piano estrattivo autorizzato proprio per soddisfare il fabbisogno della discarica?

Ipotesi 3. Economicamente presentata come la più vantaggiosa, prevede un riempimento quasi totale dell’invaso con 800.000 metri cubi di rifiuti speciali e con 500.000 metri cubi di terra (terra che sarebbe utilizzata solo nella parte dell’invaso fuori confine di discarica dove i rifiuti non possono essere smaltiti).

Nessun accenno negativo su cosa comporterebbe un tale quantità di rifiuti a livello ambientale e sanitario, aspetto secondario davanti al miraggio economico di poter nuovamente riguadagnare sui rifiuti. Un lavoro enorme, che si realizzerebbe in due soli anni.
Per intenderci: in 20 anni di discarica, il 2011 fu l’anno in cui si registrò il picco massimo di conferimenti con una quantità smaltita di rifiuti di 150 mila tonnellate. Ora parliamo di 400 mila tonnellate all’anno, giusto per fare una proporzione.
In sostanza gli esiti della presentazione “terza” portavano tutti a propendere per questa terza ipotesi e ci si è palesato in un attimo il fatto di essere finiti in un grande tranello.”

Il cumulo dei rifiuti a Poiatica ,fotografato nel novembre 2014

Il cumulo dei rifiuti a Poiatica ,fotografato nel novembre 2014

Il comitato si dichiara “incredibilmente delusO da uno studio che sembra quasi combaciare con la proposta divulgata a mezzo stampa di Iren, che prevedeva il tombamento con 1.000.000 di metri cubi di rifiuti speciali. Che senso ha avuto interpellare la “terzietà” di un ente universitario se combacia quasi in toto con la proposta di Iren?
Crediamo che la politica regionale abbia voluto togliersi dalla responsabilità di scegliere la proposta più dannosa e meno logica per i cittadini ( ma auspicata dall’impero Iren e forse anche da qualche amministratore locale),affidando a un “ente terzo” un dibattito basato su qualche slide e poche visite in discarica. Con lo studio dell’università tutti barili saranno scaricati: le scelte diventeranno ovvie e le colpe di nessuno. Scelte che ci condanneranno alla riapertura della discarica”.
Seguono un’analisi delle motivazioni che saranno portate “da qualche rappresentante incravattato” a sostegno dell’ipotesi rifiuti, con le relative risposte.

1. I rifiuti saranno trattati (quindi speciali) non rifiuti urbani tal quali.

Per forza! Da normativa nessun rifiuto tal quale può più essere smaltito e i rifiuti trattati ora sono TUTTI rifiuti speciali. La commissione Europea ha multato l’Italia per lo smaltimento di rifiuti tal quali. Inoltre i rifiuti speciali viaggiano a mercato, il che tradotto possono venire tranquillamente da fuori regione (vi immaginate la complessità di controlli necessaria?). L’unica volta che abbiamo potuto attivare una sorta di blitz con le autorità a Poiatica a seguito del puzzo di rifiuti considerati “trattati”, Iren è stata condannata per illecito con implicazioni penali. Oltre al fatto che per gli studi sanitari, europei e italiani, in circolazione lo smaltimento rimane sempre e comunque il modo più dannoso per la salute umana. Ora chiediamo a Atersir e Regione: il diritto alla salute vale solo dove c’è grande bacino di elettorato?
2. “Formalmente” la discarica è chiusa.

Questa è la motivazione più bizzarra, come se la disquisizione lessicale tra formalmente o effettivamente facesse qualche differenza nel reale. Che lo smaltimento venga presentato come ripristino o discarica, una quantità tale di rifiuti renderebbe inabitabile il territorio. Anzi, nella nostra profonda sfiducia, che quel “formalmente” non sia alibi per schivare anche le autorizzazioni necessarie per le attività “formali” di discarica, muovendosi abilmente dentro i vuoti normativi?

3. C’è una lista ristretta di rifiuti speciali che non fa male sulla quale dovremmo concentrarci.
800 mila tonnellate di rifiuti, meno male che è ristretta la lista! Fumo negli occhi, illusione, inganno scegliete voi il sinonimo più performante.
4. Vince la scelta che costa meno, altrimenti i costi delle opere seppur meno inquinanti incideranno sulle bollette.

La tradizionale motivazione che terrorizza il cittadino e chiaramente con il terrore si costruiscono gli imperi del profitto, anche nella nostra bella Emilia. Sui costi si potrebbe aprire un libro di domande alle quali le istituzioni, troppo impegnate a pianificare lo smaltimento, non hanno mai dato risposte. Di chi è la responsabilità di aver autorizzato un buco che, come si evince dallo studio,  risulta essere pericoloso? A chi spettano i costi ? Diranno, Iren o Regione (a volte non comprendiamo il confine dei due attori), che certamente i costi di un ripristino a impatto zero di sola argilla si rifarebbe sulle utenze. Come accaduto per tutti i rincari sulle bollette fatti ad oggi per risanare i bilanci in perdita e stipendi dirigenziali dell’azienda?

Continua il Comitato: “A questo punto noi pretendiamo che qualche buon legislatore e amministratore sancisca ,come accade per ogni piccola media impresa in Italia, che se dolo c’è stato, la sua risoluzione sia a carico della ditta, non dei cittadini. Ma, cosa più importante, che se l’invaso è davvero in condizione di insicurezza, qualcuno paghi le proprie responsabilità, economiche e penali, sia a livello amministrativo, progettuale che politico e autorizzativo. Non possiamo accettare un ricatto monetario davanti al rischio di avvelenare di nuovo la terra in cui viviamo.

Se come pensiamo, la moneta di scambio saranno i bilanci comunali noi prenderemo atto di chi localmente venderà il proprio Comune e chi invece si opporrà con coraggio e manterrà fede all’impegno preso sottoscrivendo solo pochi mesi fa quell’atto che si opponeva ad ulteriori conferimenti. Agli amministratori locali che rispetteranno la parola data offriremo tutto il nostro appoggio e la nostra voce. Il grido è uno solo: se la discarica non è sicura chi ha sbagliato, progettisti amministratori ed  enti autorizzativi, devono pagare. NON può pagare la comunità che subisce già da anni gli effetti della discarica attorno alla valle del Secchia, perché è di questo che alla fine si parla!”

Conclude Fermare la Discarica: “Prima che la decisione venga presa da Atersir noi ricordiamo tutte le promesse di Regione, Provincia, enti locali che ci dissero nel 2015 a gran voce “Poiatica è chiusa” e che dovevamo fidarci delle istituzioni. Ora chiediamo noi: ai tempi, speravate forse che facendo trascorrere qualche anno la nostra voce sarebbe morta o già allora si recitava una parte? Cosa ne avete fatto della fiducia che abbiamo riposto in voi?
All’assessore Gazzolo chiediamo se era questa l’”economia circolare” che aveva in mente? Economia per chi? Sostenibilità e rispetto dei territori per chi?
Ovviamente la soluzione di un ripristino plausibile per noi è una sola, esiste, è concreta e non implica la riapertura della discarica, ma da come viene presentato lo studio ci pare che le soluzioni senza rifiuti siano in realtà lo specchio per le allodole di un piano ben oltre fuori i concetti di “riqualifica ambientale”.
E la Provincia ora come si porrà, a chi tenderà la mano?”
Siamo le pedine di una grande partita a scacchi truccata a monte. Con tutta la rabbia e la delusione verso le istituzioni a cui abbiamo voluto credere fino all’ultimo e verso questo modo abietto di fare politica, ora diciamo: se si intenderà svendere la montagna usandola come pattumiera regionale e chiudendo presidi sanitari di prima necessità, lasciandola alla sua lenta agonia, ci ritroveranno a combattere in prima linea. Per noi non è finita finché non è finita: fino all’ultima riunione, manifestazione, evento, azione penale e class action noi ci opporremo alla riapertura di Poiatica e allo svilimento della nostra dignità.”

Be Sociable, Share!

8 risposte a Altre 800 mila tonnellate di rifiuti
Ecco la bella bonifica di Poiatica

  1. waterboy Rispondi

    04/03/2017 alle 18:06

    Tutta la solidarietà alla montagna ed al rischio che progressivamente si impoverisca perdendo servizi importanti MA:
    a) concludere che poiché un ente terzo (l’Università) è arrivata alle stesse conclusioni di IREN è stato inutile interpellarla è un capolavoro di illogicità (diciamo che vogliamo sentirci dire quello che ci fa comodo)
    b) scandalizzarsi perché le soluzioni più onerose ricadranno sulle bollette delle TARI è ridicolo (chi dovrebbe pagare ? Pantalone), ricadranno di certo ma su tutti gli utenti della Provincia non solo sui Comuni montani (che in altri periodi, peraltro, dalla discarica hanno avuto benefici economici che ha consentito loro di avere risorse aggiuntive assai sostanziose);
    c) cosa c’entra la discarica coi servizi ? nulla, solo che tutto fa brodo per gonfiare il piagnisteo…

    • Fausto Poli Rispondi

      04/03/2017 alle 19:03

      Condivido.

    • Cristiano Rispondi

      04/03/2017 alle 21:32

      Caro water boy,
      illogico è far fare uno studio per decidere come ripristinare e mettere in sicurezza un’area adibita a discarica quando le soluzioni sono già indicate nell’AIA della discarica stessa. Illogico è che il risultato sia una soluzione non contemplata in AIA, identica ad un progetto “segreto” di Iren e che di fatto amplia una discarica già dichiarata chiusa (a beneficio primo di chi secondo Lei? Rifletta… si parla di rifiuti speciali a libero mercato). Illogico è che si arrivi a dichiarare una situazione di pericolo dopo 20 anni di attività, come frutto di scelte e progettazioni errate e si accetti passivamente che i costi delle opere ricadano sui cittadini.
      Illogico è che Lei non arrivi a capire lo stato d’animo dei montanari che lottano contro la diminuzione progressiva dei servizi e per la difesa dell’ambiente in cui vivono. Comunque, se vuole, li chiami pure piagnistei.

  2. Bridal Rispondi

    04/03/2017 alle 18:49

    Meno male che è solidale alla montagna ! Si percepisce che il problema non la tocca empaticamente. Un parere terzo dovrebbe discostarsi da un parere interessato: in questo caso non c’è differenza. Per il resto delle argomentazioni si comprende che non si è preso il tempo di leggere bene, ma si vede che ha già un’idea sua sull’argomento che ha difeso con una serie di termini precisi nei confronti di chi non la pensa come lei: “piagnisteo”, “ridicolo” ecc. Non le invidio il modo di argomentare.

  3. Robespierre Rispondi

    04/03/2017 alle 19:50

    Gli ottocentomila tonnellate di rifiuti speciali li manderei in Procura, tanto per gradire, visto che nessun magistrato si è degnato di indagare sulla lurida mafia di stato, che ha permesso di avvelenare la montagna.

  4. Il dubbio Rispondi

    05/03/2017 alle 14:22

    Anche io sono solidale con la montagna, ovvero l’Everest….

  5. Petronio Rispondi

    05/03/2017 alle 15:45

    Non c’è un solo magistrato in Italia che si degni di indagare su questo schifo! Ovviamente nessuno scoperchia il pentolone di Iren. Ci mancherebbe. Nonostante emergano dall’indagine Aemilia intercettazioni lampanti, che citano appalti di Iren pilotati a favore degli “amici”, a Reggio Emilia non si muove foglia. I nostri governanti si vantano di avere la schiena dritta, ma non contro tutte le mafie, -SCHERZIAMO?- la schiena è dritta solo quando fa comodo. Così la tengono dritta esclusivamente in nome di quell’arrivismo che li contraddistingue da sempre. Non si muovono che in gregge, non si contraddicono mai, non pensano, eseguono ordini dietro lauto compenso: poltrone, poltrone, poltrone, poltrone…Oh mi si dirà che tra loro ci sono anche persone perbene. Ah, si? E quali sarebbero? Forse quelle che per anni hanno saputo e sempre e fideisticamente TACIUTO, per non turbare il tanto decantato spirito di condivisione e solidarietà all’interno di un partito dall’aspetto granitico? A Reggio Emilia vince l’omertà. I lerci affari del business dei rifiuti devono andare avanti, comunque, cancro o non cancro che vengano a costare. Del resto un nuovo polo oncologico a Reggio Emilia la dice lunga sulle nostre aspettative di vita, ma guai a parlarne. No, non facciamo allarmismo, please! Del resto la mafia di stato è un cancro è a norma di legge. Che cavolo m’arrabbio a fare? No, l’eutanasia è una brutta cosa, meglio un bel genocidio studiato a tavolino, pianificato geograficamente, assolutamente a norma di legge.

  6. Alessandro Raniero Davoli Rispondi

    05/03/2017 alle 15:58

    Perché le 800.000 tonnellate sono la soluzione migliore? È presto detto: a 45 euro a tonnellata valgono 36 milioni di euro! E chi incassa? Ma IREN SpA, ovviamente … La salute degli abitanti? Ma è già stata compromessa negli ultimi 30 anni, quindi … Così ragionano le istituzioni, così ragiona IREN, così i politici che ci amministrano … e che purtroppo qualcuno, non io, non i cittadini responsabili dei comitati anti discarica, hanno votato. Saluti. Alessandro Raniero Davoli

    P.S: Avviso per la Procura di Reggio Emilia, non chiamatemi più a collaborare, non ho tempo da perdere. Ci siamo capiti bene?

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *