Affaire Poiatica, c’è puzza di conflitto d’interessi: i soci Iren hanno deciso il consulente per la discarica Iren

di Pierluigi Ghiggini

13/3/2017 – Lo studio del professor Alberto Montanari, Direttore del  Dicam – dipartimento Ingegneria Civile dell’università di Bologna, sul risanamento della discarica di Poiatica sintetizza in 5 pagine la situazione di pericolosità del megaimpianto Iren in Comune di Carpineti a causa di movimenti franosi in atto, erosioni e varie situazioni di instabilità e indica tre soluzioni possibili per la bonifica.

Il documento non è stato ancora consegnato ai sindaci (o forse circola in maniera ufficiosa in ambienti politici), ma per sommi capi è pubblicato questa mattina dalla Gazzetta di Reggio. Delle tre ipotesi è la terza, quella del riempimento della voragine (c.d. “depressione”) con oltre 800 mila metri cubi di rifiuti speciali, e quasi mezzo milione di terra “buona”o di rifiuti e terra,  quella di fatto consigliata dal tecnico. Una corrispondenza quanto meno singolare con il progetto presentato da Iren nel febbraio 2016, che prevedeva il riempimento dell’invaso con un milione di metri cubi di rifiuti speciali.

La discarica di Poiatica quando era attiva

La discarica di Poiatica quando era attiva

” I possibili materiali di riempimento – scrive in proposito il professor Montanari – devono essere non odorigeni, non devono aumentare la produzione di percolato, devono avere una densità media relativamente bassa, devono avere caratteristiche meccaniche e di permeabilità compatibili alla destinazione d’uso, devono essere disponibili in quantità sufficienti in tempi brevi per permettere il completamento delle operazioni di conferimento e completamento del progetto”.  Sembra la carta d’identità delle ceneri di carbone delle centrali Enel (come quella di Spezia, che brucia carbone polacco ed è destinata a essere dismessa entro il 2021) che tuttavia possono avere un fondo di radioattività di cui tener conto.

Secondo il professor Montanari, anche il riempimento con solo terreno “può indurre deformazioni nel cumulo di rifiutia causa delle differenza di densità dei materiali”. Da ciò “l’ipotesi di prevedere una copertura impermeabile per impedire la infiltrazione delle acque all’interno del materiale di riempimento, sino al cumulo”. Di fatto un tombamento, o con cemento o con uno strato argilloso”.

Anche l’ipotesi del mix rifiuti (speciali) più terra  comporta il rischio di formazione di “depressioni e ristagni al contatto cumulo nuovo- argine in terra e terre armate) che imporrebbe una copertura impermeabile dell’argine per impedire infiltrazione. A ciò si aggiungerebbe  un problema di “stabilità dei versanti”.

Il cumulo dei rifiuti a Poiatica ,fotografato nel novembre 2014

Il cumulo dei rifiuti a Poiatica ,fotografato nel novembre 2014

Sarebbero necessari comunque – come già anticipato da Reggio Report – materiali per 1 milione 300 mila euro di metri cubi, di cui 860 mila in rifiuti e 460 mila in terra “buona”: spesa totale 8,5 milioni di euro. Una grossa cifra, ma una cifra relativamente bassa rispetto al guadagno ottenuto dai gestori in vent’anni di attività.

Tuttavia, non può passare sotto silenzio una situazione di conflitto d’interessi in un cui i soci del patto di sindacato Iren giocano un ruolo determinante, proprio alla luce della coincidenza tra il progetto presentato un anno fa da Iren Ambiente e lo studio del professor Montanari.

Quest’ultimo incarico è stato conferito al Dicam dell’Università di Bologna non direttamente dalla Regione, come si crede, bensì da Atersir, vale a dire l’Agenzia regionale dei servizi idrici e dei rifiuti, che – sempre su mandato della Regione –  lo ha assegnato in modo diretto con determina dirigenziale del 24 luglio 2016, impegnando una spesa di 42 mila 700  mila euro Iva compresa, “per “il servizio di valutazione tenica ed economica degli interventi di riqualificazione ambientale e paesaggistica da porre in essere nell’impianto della discarica di rifiuti di Poiatica in Comune di Capineti – RE). Nella determina, Artesir ha chiesto espressamente la supervisione del Direttore del Dipartimento prof. ing. Alberto Montanari.

Discarica Poiatica, 22 giugno 2014. A Quercioli di Sopra, area a ridosso della recinzione, il contatore Geiger segna 290 Nanosievert/ora

Discarica Poiatica, 22 giugno 2014. A Quercioli di Sopra, area a ridosso della recinzione, il contatore Geiger segna 290 Nanosievert/ora

A questo punto è necessario considerare che Artesir è governata da un Consiglio d’Ambito di 9 esponenti degli enti locali emiliano-romagnoli, e che fra questi figurano l’assessore Mirko Tutino in rappresentanza del Comune di Reggio Emilia, il sindaco di Piacenza Paolo DosiRomeo Azzali sindaco di Mezzani (provincia di Parma). Reggio Emilia e Piacenza sono azionisti di Iren del patto di sindacato (Reggio del resto esprime il vicepresidente del gruppo Ettore Rocchi e l’amministratore delegato di Iren Ambiente Roberto Paterlini).  Mezzani è invece un piccolo azionista della multiutility.

A conti fatti gli azionisti Iren, che hanno tutto l’interesse a spendere meno per la bonifica e magari a guadagnarci su con lo smaltimento di rifiuti speciali, sono ai vertici dell’Artesir che ha deliberato il conferimento dello studio al Direttore del Dicam Alberto Montanari.

Il quale è un esperto in strutture idrauliche e in idrogeologia riconosciuto a livello nazionale, e non è affatto sconosciuto agli enti locali reggiani e in particolare al comune di Reggio, che gli ha affidato il coordinamento scientifico delle   “Linee guida per la gestione delle acque meteoriche”, studio in cui sono stati coinvolti l’agenzia ambientale Arpa, l’Ausl. la Bonifica Emilia Centrale e Iren.

Difficile dire a chi spetta valutare il conflitto d’interessi, ma qualcuno dovrà pur farlo, alla luce delle coincidenze tra lo studio Montanari pagato da Artesir e il progetto di Iren Ambiente, e anche  innegabilmente, di fronte all’eventualità non remota che il riempimento di Poiatica con rifiuti speciali, come le ceneri delle centrali Enel, possa diventare un business colossale.

 

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4 risposte a Affaire Poiatica, c’è puzza di conflitto d’interessi: i soci Iren hanno deciso il consulente per la discarica Iren

  1. waterboy Rispondi

    14/03/2017 alle 11:08

    Commuove lo sforzo patetico di Ghiggini nel mistificare le cose anche contro tutte le evidenze:
    – il prof.Montanari è sì esperto a livello nazionale, ma il fatto che sia conosciuto dagli enti locali reggiani lo colloca in un zona d’ombra che può portare al conflitto di interessi;
    – il prof.Montanari analizza da studioso le possibili soluzioni ma – ipotizzandone anche una coincidente con la proposta di Iren – immediatamente si squalifica e parte il conflitto di interessi;
    – Atersir non è una “agenzia” ma è il soggetto pubblico incaricato dalla Regione di regolare la gestione dei rifiuti e del servizio idrico in Emilia Romagna; cosa doveva fare se non affidare un incarico ad uno studioso per valutare le soluzioni ? (per inciso, per scendere sul terreno di Ghiggini, la maggioranza di Atersir sarà di Bologna e Romagna o no ?)

    • Pierluigi Rispondi

      14/03/2017 alle 12:20

      Informati, Waterboy, e guardati allo specchio prima di parlar male degli altri.

      Atersir è l’acronimo di Agenzia Territoriale dell’Emilia Romagna per i servizi idrici e i rifiuti. Il nome glielo avete dato voi, non io, ma forse in quel momento dormivi.
      Se leggessi senza pregiudizi, avresti visto bene che l’articolo definisce il professor Alberto Montanari come esperto riconosciuto a livello nazionale. Lascio perdere il tema della contiguità tra il professor Montanari e gli enti locali reggiani: è vero che al limite può essere un titolo di merito, ma in questo caso no perché il comune di Reggio Emilia è uno dei principali azionisti di Iren. E’ la mia opinione. Comunque i cittadini hanno diritto a conoscere ogni particolare in cronaca, soprattutto di fronte a questioni di tale portata.
      In quanto al conflitto d’interessi (non di Montanari, ma dei soci Iren che siedono nell’Atersir che ha conferito l’incarico diretto a Montanari: su questo punto l’articolo è ben chiaro, persino per un distrattone come te) per me è evidente. Ben felice se qualcuno riuscirà a dimostrare il contrario, ma ne dubito.

  2. waterboy Rispondi

    14/03/2017 alle 18:15

    Da questo articolo “ben chiaro” mi sfugge cosa avrebbero dovuto fare i soci IREN che siedono in Atersir: darsi malati ? astenersi ? affidare la consulenza a Save The Children ?

    • Pierluigi Rispondi

      14/03/2017 alle 18:31

      Posto,caro Waterboy, che il conflitto d’interessi c’è ed è innegabile per le ragioni già illustrate, a mio parere il problema è a monte, vale a dire nella Regione che almeno teoricamente in questa vicenda è super partes, quindi potrebbe tutelare meglio i cittadini di Atersir (che super partes invece non è per le ragioni già illustrate).
      Ma la Regione, anzichè decidere in proprio, ha delegato Atersir al conferimento dell’incarico – e, sottolineo tre volte, con assegnazione diretta – pur sapendo che sarebbe inevitabilmente scattato un conflitto d’interessi. Il nodo è qui, e forse anche tu potresti chiedere chiarimenti a Bologna, invitando la regione a riconsiderare la questione. Già che ci siamo, perchè non accertare se non esistano già accordi tra Enel e Iren per lo smaltimento delle ceneri, magari con i buoni uffici di qualche associazione professionale?

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