Sicurezza, il capo della polizia a Reggio: “Sì ai cittadini organizzati, no alle ronde”
“Non arriverà un agente in più: colpa di scelte scellerate”

di Pierluigi Ghiggini

23/2/2017 – «Non sono ronde, niente a che fare con le ronde». Il capo della polizia  Franco Gabrielli lo ha detto con grande chiarezza in Prefettura a Reggio Emilia subito dopo la firma del patto per i controlli di comunità. E il prefetto Ruberto ha ribadito il concetto sintetizzando i contenuti del protocollo, in modo che sia chiara la distinzione tra ruolo delle forze dell’ordine e partecipazione dei cittadini.
«I gruppi di controllo di comunità – ha scritto in una nota diffusa da palazzo del Governo – sono un progetto di partecipazione civica della collettività locale quale mezzo di concorso sussidiario per prevenire eventuali episodi di criminalità, fermo restando l’intervento delle forze di polizia in caso di commissione di reati».

Franco Gabrielli in Prefettura a Reggio Emilia

Franco Gabrielli in Prefettura a Reggio Emilia

I gruppi, proprio in un’ottica di collaborazione istituzionale «non si sostituiscono alle forze dell’ordine e non eseguono in alcuna forma, interventi attivi o sostitutivi di compiti devoluti alle forze di polizia , che in forma spontaneistica potrebbero determinare situazioni di pericolo per sè e per gli altri».
E infatti «il progetto prevede momenti formativi per i cittadini che decideranno di aderire ai gruppi» E «gli stessi cittadini saranno responsabilizzati personalmente nel mantenere il corretto comportamento fra loro e con le istituzioni, per conseguire in modo efficace gli obiettivi che ilprogetto si pone».
Partecipazione sì, spontaneismo no. E se i paletti sono ben precisi, non si può non vedere come la scelta delle istituzioni di far scendere in campo i cittadini, sia pure in forma sussidiaria, sia l’ultima spiaggia per recuperare un rapporto tra cittadini e istituzioni minato dalla sfiducia, e soprattutto per mettere argine all’assalto della criminalità mentre non vi alcuna possibilità di rimpinguare gli organici di polizia e Carabinieri.
Gabrielli lo ha detto con una chiarezza senza precedenti, prevedendo le domande dei giornalisti, e spegnendo sul nascere speranza di rafforzamento degli organici, a Reggio e non solo.
Perchè – ha spiegato- il problema arriva da molto lontano ed è frutto di “scelte scellerate” della politica.
«Immagino che qualcuno di voi si chieda a cosa serva il protocollo che firmiamo oggi, se non si rinforzano gli organici. Ma bisogna sapere che per una scelta scellerata, e per la verità rivista con le leggi di bilancio degli ultimi due anni, è in vigore da tempo il blocco del turn over delle forze di polizia. Per a un certo punto si è pensato che le forze di polizia fossero sin troppe. E se si aggiunge gli arruolamenti sono stati massicci negli anni Ottanta, ciò significa che nei prossimi anni gran parte del personale andrà in pensione. Dunque, i tempi per recuperare i buchi negli organici non saranno affatto brevi. Sarei un bugiardo e un irresponsabile – ha aggiunto il capo della polizia – se mi mettessi a promettere paccate di agenti, che non abbiamo e non avremo anche per le condizioni economiche del Paese.
Il recupero sarà lungo e lontano nel tempo: solo nella Polizia, entro il 2030 se ne saranno andate quarantamila persone. sto dicendo delle ovvietà, ma continuano a fare scandalo: dobbiamo abiutarci a fare meglio con meno risorse. Non abbiamo ricette salvifiche a breve, piuttosto dobbiamo abituarci a fare cose intelligenti con ciò che abbiamo». Ad esempio, ha aggiunto, assegnando un ruolo sempre più strategico alle polizie locali sul fronte del controllo del territorio.
La catilinaria di Gabrielli, schietto come un versiliese, è le sfogo di un servitore dello Stato nei confronti della politica. Ma spiega anche la ragione profonda dei patti per i controlli di comunità: senza un ruolo attivo delle persone, non c’è speranza di bonificare città e campagne dalla paura.
E’un’ammissione dura da digerire, ma è anche una sfida di quelle che piacciono agli italiani, che hanno il senso della ricostruzione e che, chissè,  potrebbe contribuire a creare un Paese migliore.

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