Orso d’oro alla grande costumista Milena Canonero
Reportage da Berlino di Lara Ferrari

Di Lara Ferrari

Lara Ferrari

Lara Ferrari

18/2/2017 -“Devi essere appassionata e devi tenere la mente aperta, per capire ciò che veramente il regista vuole. E cambiare idea se necessario”.

È Milena Canonero che parla, nel suo brillante e non scontato discorso di ringraziamento per l’Orso d’oro Onorario alla carriera, ricevuto giovedì sera al Berlinale Palast, dalle mani del direttore artistico Dieter Kosslich, nel corso di una cerimonia emozionante.

Nel caso della grande costumista quattro volte premio Oscar, i registi si chiamano Francis Ford Coppola, Warren Beatty, Sydney Pollack, Sofia Coppola, Milos Forman, ma sopratutto Stanley Kubrick. Colui che l’ha scoperta e con cui lei ha formato un sodalizio formidabile. Stanley si fidava ciecamente del gusto della torinese.

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Milena Canonero riceve l’Orso d’oro alla carriera

. D’altronde, come diceva la presentatrice della serata, che cosa sarebbero i drughi di ‘Arancia meccanica’ senza le tute bianche, le bombette e le mutande rinforzate? Creazioni della nostra straordinaria artigiana. Così come le scenografie rococò di Grand Budapest Hotel. A questo proposito, ecco la sorpresa per Milena: uno speech in differita da Wes Anderson, pronunciato in tedesco nell’ilarità del pubblico, per ringraziarla della sua amicizia e dell’ottimo lavoro svolto.

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Lei commossa, rivela che c’è molto di Stanley in Wes. “Sono un boss terribile – dichiara – ma ho le mie insostituibili collaboratrici. Che cosa sarebbe il nostro lavoro, senza di loro?”. Che bello sentire l’introduzione alla cerimonia parlata in italiano.
Mentre Kosslich, il padrone di casa del festival di Berlino, coglie l’occasione per affermare che “In un mondo dove nuovi leader vorrebbero che i popoli avessero un unico colore e professassero un unico credo, persone come Milena ci insegnano a capire la ricchezza della varietà nell’arte e nella vita”.
Il Berlinale Palast

Il Berlinale Palast

Dopo i discorsi di rito, fra cui uno molto sentito e un po’ lungo, forse, di Jan Harlan, produttore di molti film di Kubrick, via al programma della serata: la versione integrale di “The Shining”. Ecco i rintocchi gravi, spaventosi della Symphonia Fantastica, Dies Irae di Berlioz, i suoni metallici come tagliole, premonitori di tragici avvenimenti. Il lungo approdo della famiglia Torrence fra le Rocky Mountains, in Colorado. Il resto, la famosa scena del triciclo, le gemelline, quel “Wendy sono a casa” pronunciato da Jack Nicholson in preda al delirio, sono nella leggenda. E gli spettatori sobbalzano ancora per la paura.
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