“I partigiani ne hanno ammazzati troppo pochi”
Minacce di Aq16 alla destra reggiana

di Pierluigi Ghiggini

12/2/2017 – Una dolce barriera di cioccolato  ha tenuto a distanza il corteo di Aq16 dalla manifestazione del Giorno del Ricordo, ieri mattina in piazza Prampolini. Se è  vero che la Polizia con  i mezzi blindati e gli agenti in tenuta antisommossa ha dissuaso il corteo “stalinista”  dal tentare l’assalto ai “fascisti” riuniti per ricordare la cacciata degli italiani dall’Istria  e  i morti infoibati dai partigiani titini; nondimeno è risultata  provvidenziale la presenza delle bancarelle traboccanti di cioccolato e cioccolatini di ogni genere e foggia, che ha indotto a spostare sotto il Comune la manifestazione del Ricordo con tutti i suoi striscioni giganti , il bandierone tricolore e l’elenco degli italiani ammazzati dal terrorismo islamico.
Solo poche decine di metri di distanza, ma che hanno fatto la differenza.

Il corteo di Aq16 contro il Giorno del ricordo e "i fascisti in piazza"

Il corteo di Aq16 contro il Giorno del ricordo e “i fascisti in piazza”

Il corteo di Aq16 – con un centinaio di partecipanti non solo di Rifondazione, dei Carc e degli anarchici – non ha mobilitato le masse, in compenso ha sfoggiato un linguaggio decisamente  violento. Lo striscione non lasciava dubbi: “Stop all’invasione delle destre – Reggio è antifascista”. Ma è stato soprattutto il comizio improvvisato in Piazza Del Monte «per far sentire il fiato sul collo ai fascisti riuniti in piazza Prampolini», a rivelare la natura negazionista e inquietante della manifestazione indetta dal centro sociale di via Fratelli Manfredi.

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La polizia blinda piazza Prampolini

Per Aq16 e apparentati «le foibe sono un falso storico, non furono un olocausto italiano», e la commemorazione di ieri è solo la dimostrazione che la destra «sta cercando di riorganizzarsi». Una destra «pericolosa» con i Veneto Skinheads e Progetto Nazionale «legato a Manuel Negrio e a Flavio Tosi», e nel ruolo di «grande cappellaio magico Luca Tadolini, storico revisionista che dopo novant’anni straparla di crimini partigiani».  Che «se  ne avessero ammazzati di più – ha detto l’oratore al microfono collegato a un potente impianto voce – non saremmo in questa situazione».

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Da non credere alle proprie orecchie: per il negazionismo smaccato sulle foibe, per l’apologia del delitto politico, per la  gogna toccata a Manuel Negri e soprattutto a Luca Tadolini, il quale peraltro espone  nel suo studio un bandierone della vecchia Ddr, così amata anche dagli stalinisti di ritorno.
Proprio così: Negri e Tadolini indicati implicitamente come obiettivi di una campagna volta a impedire “l’agibilità politica ai fascisti e alle destre”. Per molto meno a Reggio Emilia si aprono procedimenti per minacce e intimidazioni.
Vedremo se il consiglio comunale avrà la forza e la dignità di prendere le distanze dal negazionismo, dall’insulto alla memoria delle vittime delle foibe (bollate come responsabili dei massacri di sloveni e croati), e dalle nuove liste di proscrizione.
Aq16 promette di tornare in piazza e nei quartieri per bonificare Reggio Emilia dai fascisti. Superfluo notare che per fascisti si intende chiunque ricordi le foibe o non sia allineato al pensiero della sinistra (e pure quella dura, perché già il Pd, se proprio non è fascista, nella loro visione quasi quasi lo sarebbe…).
Va detto che loro credono davvero che i picchiatori fascisti stiano risalendo le valli da Verona e da Reggiolo (patria di Manuel Negri) per bagnare i loro bastoni nella fontana del Valli e imbandierare di nero il centro di Reggio “sacro” al comunismo, in un’Europa in cui le destre dilagano. Qualcuno dovrebbe calmarli, soprattutto i vecchi che hanno già visto come andarono le cose negli anni di piombo.

GIORNO DEL RICORDO: LE ISTITUZIONI ASSENTI SI COPRONO DI VERGOGNA
La notizia non è chi c’era, ma chi non c’era. La manifestazione per il Giorno del Ricordo, ieri mattina in piazza Prampolini, ha confermato che a Reggio Emilia i morti delle foibe e l’esodo degli italiani dall’Istria e dalla Dalmazia, prima ammazzati e perseguitati dai comunisti titini e poi disprezzati in patria dai comunisti di Secchia, Longo e  Togliatti, valgono molto meno di un giro tra le bancarelle del cioccolato. Il Giorno del Ricordo è trascorso nell’indifferenza dei reggiani, media compresi, e quel che è peggio della politica e delle istituzioni.
Negli anni Cinquanta la colonna di auto della Dc di Reggio Emilia, in testa Corrado Corghi, fu la prima a entrare a Trieste appena restituita all’Italia, portando un Primo Tricolore cucito dalle donne in piena notte perchè il sindaco Campioli si era rifiutato di consegnarne una copia.
Oggi invece in piazza Prampolini non c’erano di certo gli ex-comunisti, ma nemmeno i Castagnetti, i Saccardi, i Barbieri (né Marco nè Emerenzio), insomma nessuno dei vecchi e giovani democristiani. Per tacere del sindaco Vecchi, delcapogruppo Capelli e degli assessori solitamente presenzialisti.

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La manifestazione del Giorno del Ricordo in piazza Prampolini

Assenze che, dicevamo, fanno molto più notizia delle presenze. Confinata tra l’ingresso del Municipio e le bancarelle del cioccolato, la destra reggiana – organizzatrice del sit-in –  in fondo la sua figura l’ha fatta portando in piazza un’ottantina di persone: gli esponenti della destra storica, dai Braccini ai Marco Eboli in giù sino a Pietro Negroni, alcuni giovani, i dirigenti di Fratelli d’Italia, esponenti di Forza Italia come Elena Diacci e Giuseppe Pagliani.

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Stupefacente invece l’assenza degli altri partiti, come se il Giorno del Ricordo non fosse una commemorazione nazionale, ma soprattutto del comune di Reggio e della Provincia che, dimsolito pronti a mettere il timbro su ogni minimo evento, non hanno emesso neppure uno straccio di comunicato. Un silenzio che Luca Tadolini, direttore d’orchestra della manifestazione, ha definito “vergognosa”, e che la dice lunga sull’aria che tira a Reggio. Daltronde anche Aq16 se l’è presa col Comune perché discute di sicurezza e migranti, mentre  «dovrebbe occuparsi della destra che rialza la testa» e invece «fa orecchie da mercante». Così il sindaco, preso tra due fuochi, preferisce stare zitto: i morti delle foibe non valgono quattro voti.
La cronaca della manifestazione è scarna, perché nessuno ha fatto casino, salvo canzoni patriottiche e l’inno di Mameli,  un uomo sandwich, lo sventolio di un paio di tricolori e l’ostensione per alcuni minuti di un bandierone e di striscioni lunghi decine di metri, anche con i nomi degli italiani ammazzati dall’Isis. Il massimo della polemica è stato un “comunismo fuorilegge”.
Il perché lo hanno spiegato le parole di Tadolini: «Le foibe e l’eliminazione degli italiani in Istria e in Dalmazia furono opera di partigiani dall’ideologia stalinista, lo stesso stalinismo diquei partigiani che nello stesso periodo storico insanguinarono la nostre terre», ricordando fra l’altro  che furono almeno 70 le donne ammazzate e seviziate atrocemente dai partigiani, come Marianna Azzolini.
E ha aggiunto: «Le nostre manifestazioni sono sempre pacifiche, non abbiamo mai giustificato alcuna violenza. Invece oggi tocca a noi essere blindati», riferendosi al cordone di polizia posto a protezione della piazza mentre sfilava il bellicoso corteo di Aq16. «E chi ci contesta vuole sempre giustificare le violenze di un tempo».
Una terra, Reggio, «in preda all’isterismo, dove ci sono ancora strade intitolate a Tito e a criminali comunisti, e avvengono manifestazioni in cui si esibisce il quadro di Stalin».

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Quasi due ore così, tranquille ma indignate, con qualcuno che fotografava dalle finestre, mentre lungo la via Emilia il corteo del centro sociale e dei Carc lanciava le sue parole d’ordine contro i “fascisti” e il “falso storico delle foibe”.

Proprio così: Negri e Tadolini indicati implicitamente come obiettivi di una campagna volta a impedire “l’agibilità politica ai fascisti e alle destre”. Per molto meno a Reggio Emilia si aprono procedimenti per minacce e intimidazioni.
Vedremo se il consiglio comunale avrà la forza e la dignità di prendere le distanze dal negazionismo, dall’insulto alla memoria delle vittime delle foibe (bollate come responsabili dei massacri di sloveni e croati), e dalle nuove liste di proscrizione.
Aq16 promette di tornare in piazza e nei quartieri per bonificare Reggio Emilia dai fascisti. Superfluo notare che per fascisti si intende chiunque ricordi le foibe o non sia allineato al pensiero della sinistra (e pure quella dura, perché già il Pd, se proprio non è fascista, nella loro visione lo è quasi…).
Loro credono davvero che i picchiatori fascisti stiano risalendo le valli da Verona e da Reggiolo (patria di Manuel Negri) per bagnare i loro bastoni nella fontana del Valli e imbandierare di nero il centro di Reggio “sacro” al comunismo, in un’Europa in cui le destre dilagano. Qualcuno dovrebbe calmarli, soprattutto i vecchi che hanno già visto come andarono le cose negli anni di piombo.
(Pierluigi Ghiggini)

 

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