Legacoop, uscire dal disastro: Andrea Volta lancia nuova “grande cooperativa” delle costruzioni
Ma ci starà Unieco?
E per latte e formaggio una Giglio 2.0

di Pierluigi Ghiggini

11/2/2017 – «Costruiamo il futuro» è il tema, per la verità ripetitivo, dell’assemblea dei delegati di Legacoop Emilia Ovest, andata in scena ieri mattina alla sala degli Specchi del teatro Valli, con la sfilata di un gotha cooperativo parecchio ammaccato (tanto per dire, Mauro Casoli e la nuova presidente di Unieco Cinzia Viani erano separati da parecchie file di sedie) perciò  alla ricerca di un nuovo centro di gravità.
Un banco di prova di metà mandato per il presidente Andrea Volta, sin troppo prudente nella sua relazione dopo due anni vissuti pericolosamente nel pieno della crisi più devastante che la storia cooperativa ricordi, con l’affondamento quasi totale delle grandi coop di produzione e lavoro.
Quindi costruire il futuro, tema affrontato dal punto di vista teorico dal professor Leonardo Becchetti dell’università Tor Vergata, per Volta ha significato mettere in campo qualche proposta capace di offrire una prospettiva.
E infatti, come da annunci, ha lanciato ufficialmente il  nuovo polo cooperativo delle costruzioni, possibilmente oltre i confini regionali, in base a un progetto coordinato dalla finanziaria di partecipazioni Par.Co (di cui Volta è presidente da poco tempo). Progetto nel quale interviene anche Nomisma con uno studio specifico.
«Ci siamo posti la condizione di costruire una grande cooperativa, certi che non è il modello la causa dei fallimenti, ma la cattiva applicazione dello stesso». Una cooperativa «col socio lavoratore al centro», sottintendendo che è finita l’era dei manager funzionari filtrati attraverso la politica, onnipotenti e inamovibili. I disastri del resto  – da Cmr a Orion a Cormo sino a Coopsette, senza trascurare la lotta per la sopravvivenza ingaggianta da Unieco – continuano a bruciare nella pelle e nelle viscere.
E vai con l’idea di una grande cooperativa, con fatturato minimo di 50 milioni l’anno, alla quale saranno invitati a partecipare Tecton, Sicrea (infatti Luca Bosi spinge a tutto spiano) Buozzi, Nau di Parma (scavi per conto Iren) e la stessa Unieco, «ma che potrebbe superare gli stessi confini regionali», certa del sostegno di Coopfond e del sostegno del Ccfs guidato daLino Versace. Naturalmente dovranno essere le cooperative stesse a decidere, e si sa che Unieco per ora non è favorevole.
I tempi sono comunque molto stretti: «Nell’arco di 2-3 mesi – ha detto Volta – saremo pronti per andare nei Cda delle aziende che vogliamo coinvolgere, per metterle nella condizione di esprimere definitivamente la loro volontà».
Altro progetto riguarda la riorganizzazione del settore lattiero-caseario: si potrebbe parlare di una Giglio 2.0, se non fosse che solo a pronunciare quel nome nelle latterie vanno in bestia.

Andrea Volta

Andrea Volta

Ma per Volta si è perso sin troppo tempo, mentre è necessario uno strumento che metta al riparo i produttori  dall’instabilità del mercato e dalle speculazioni. Da qui la proposta di «realizzare strutture che tengano insieme la produzione del latte, del formaggio e la commercializzazione». Per ora tutto è  confinato a un gruppo di lavoro che vedrà la luce nei prossimi mesi.
Volta ha fra l’altro lodato i salvataggi di Unipeg (ma a prezzo di vendere gli storici macelli e salumifici al concorrente principale, vale a dire Cremonini) e  del Ccpl, che si deve «al lavoro fatto da Lino Versace».

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Una risposta a 1

  1. Fausto Poli Rispondi

    14/02/2017 alle 21:21

    Signor Ghiggini Le faccio i migliori complimenti per il taglio dell’articolo.

    Io spero che questi colossi possano diventare funzionali, e ridimensionati.

    Credo che anche nel pipeline ci sia spazio, ma all’estero. Come fa la Pizzarotti.

    E chiaramente la’ nei Paesi dell’oil & gas, aumentano i rischi.

    Che dire, col potere contrattuale di questi colossi, nulla loro e’ vietato.

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