Assalto al Matai Cafè di Cadelbosco: denunciati quattro cinesi
Le immagini delle slot prese a martellate

1/2/2017 – I carabinieri hanno individuato e denunciato i cinesi che una decina di giorni fa hanno devastato un bar del paese, gestito da connazionali, distruggendo i videopoker a martellate.

Con l’accusa di danneggiamento aggravato i militari della stazione di Cadelbosco Sopra hanno denunciato alla Procura reggiana i cittadini cinesi Y.Y. 44enne residente a Padova, G.H. di 38 anni residente a Mirandola , W.W. di 37  abitante a Reggio Emilia ed L.C. di 30 residente a Castelfiorentino.

All’appello manca ancora un quinto cinese la cui identificazione potrebbe essere questione di giorni.

L'assalto al bar di Cadelbosco (immagini dal sistema di videosorveglianza)

L’assalto al bar di Cadelbosco (immagini dal sistema di videosorveglianza)

Poco prima delle 22 di domenica 22 gennaio, il gruppo di vandali era entrato al Matai Cafè ubicato in Piazza XXV Aprile di Cadelbosco Sopra. Due armati di martello si erano avventati sui i videopoker, distruggendoli, mentre gli  altri danneggiavano gli arredi ed elettrodomestici del bar  sotto gli occhi terrorizzati della barista e dei clienti. Quind di la fuga prima dell’arrivo dei carabinieri.

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Era accaduto che due cinesi del gruppo dei cinque  nel pomeriggio avevano giocato e perso molto danaro in una slot.

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Uno dei cinesi prende la slot a martellate (frame dal sistema di videosorveglianza)

Finiti i soldi pretendevano che quella macchinetta (per il calcolo delle probabilità di vincita) venisse spenta in modo che non giocasse nessuno,  se non loro quando sarebbero tornati. Al ritorno hanno visto la slot accesa, quindi con altri i tre connazionali armati di martello hanno sfasciato il bar. Grazie alle immagini del sistema di videosorveglianza del bar e di quello comunale, oltre alle testimonianze e ai riscontri con la banca dati delle forze dell’ordine riuscivano a identificare i responsabili che venivano quindi denunciati. Alla base del raid vandalico quindi la ritorsione nei confronti dell’esercente, “colpevole” di non aver spento il videopoker e quindi di aver permesso ad altre persone di giocare.

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