artoni

Thomas Baumgartner, presidente di Fercam, aveva firmato un accordo con la Artoni per assumere tutti i dipendenti attraverso un affitto di ramo d’azienda. Lo si evince da un documento del 19 gennaio scorso inviato via fax ai sindacati, alle Rsa della Fercam e alla Associazione nazionale imprese e trasporti. L’oggetto, come si può evincere dal Pdf del fax che potete leggere qui, è relativo al trasferimento dei rami d’azienda Artoni Group Spa, Artoni Logistica e Artoni Trasporti, ovvero tutto il gruppo.

Si legge nel documento: “Il trasferimento consentirà al gruppo Artoni di fare fronte all’attuale situazione di crisi ed al gruppo Fercam di rafforzare la propria presenza e capillarità territoriale”. E ancora: “La data proposta del trasferimento è prevista per il primo marzo 2017″. Infine: “Per effetto del trasferimento dei rami di azienda la titolarità dei rapporti di lavoro dei dipendenti passerà al gruppo Fercam senza soluzione di continuità ai sensi dell’articolo 2112 del codice civile”.

PUBBLICITÀ

Il documento è importante perché Baumgartner ha sempre detto di non avere mai firmato niente, scaricando sui sindacati e sulla Artoni la responsabilità del mancato perfezionamento dell’operazione d’acquisto dell’azienda reggiana che ora rischia di mettere in gravissime difficoltà i 560 dipendenti diretti e i tremila dell’indotto dell’azienda reggiana. Fra l’altro Baumgartner è presidente di Anita, l’associazione trasportatori di Confindustria e la stessa Artoni ha ricoperto ruoli importanti in Confindustria essendo stata presidente dei Giovani industriali e presidente regionale.

Spiega Marco Righi, segretario Trasporti della Cgil: “I due imprenditori avevano convenuto di fare un affitto di ramo d’azienda e avevano costruito FercamArtoni srl come contenitore in cui inserire le filiali dell’Artoni, compresi tutti i lavoratori. La procedura europea dice che, in questo caso, devi fare una comunicazione al sindacato e quella procedura dura 25 giorni. Ci hanno mandato questo fax il 19 di gennaio e noi, il giorno, gli abbiamo risposto. Il 10 di febbraio andamo a fare l’incontro con Baumgartner che ci dice che voleva fare un affitto di ramo di azienda, ma solo per dieci mesi e poi aggiunge che era disposto a rilevare solo una parte delle filiali, nonostante in quel documento ci fosse scritta una cosa diversa”.

Marco Righi

Marco Righi

A quel punto restano fuori 160 persone dipendenti dell’Artoni e tutto l’indotto. Continua Righi: “Gli facciamo notare che lui ha firmato questo accordo e lui ci dice: “Io prendo soltanto quelli”. Faccio notare che c’era un advisor di mezzo, era stata fatta una due diligence e che lui conosceva benissimo i conti della Artoni. Lui ha fatto dichiarazioni roboanti e poi è venuto all’incontro e ha scaricato la colpa del mancato accordo su di noi. La settimana dopo gli abbiamo concesso le cose che voleva, grazie all’Artoni che aveva deciso di tenersi i 160 dipendenti e quel pezzo di attività, con la possibilità di avere la cassaintegrazione dal ministero. Lui, invece, ha mandato a monte tutto, perché a quel punto non gli andava più bene neanche quello. Faccio notare che erano venti giorni che c’erano riunioni fiume a tutti i livelli fra le due aziende. E’ stato lui a fermare l’azienda, altro che noi. Qua ci sono delle responsabilità precontrattuali”.

Baumgartner_OK

Thomas Baumgartner

Mercoledì primo marzo si terrà un incontro al ministero con i sindacati e la Artoni a cui si spera partecipi anche la Fercam per risolvere la situazione. Conclude Righi: “Io non so se lui si presenterà. So solo che c’è un indotto di tremila persone da salvaguardare”.

Be Sociable, Share!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *