Aemilia: Cataliotti parla di Delrio a Cutro
e di “certi cognomi” al congresso Pdl
Ascoltati anche Sabrina Pignedoli, Franzini e Isabella Trovato

Liborio Cataliotti depone al processo Aemilia

Liborio Cataliotti depone al processo Aemilia

7/2/2017 – Tira un’aria strana intorno al processo Aemilia. Questa mattina sono state ascoltate le testimonianze dell’avvocato Liborio Cataliotti e della giornalista Sabrina Pignedoli (rinviato a giovedì l’esame dell’ingegner Salvatore Salerno), ma
già ieri misteriosamente in ambienti politici e giornalistici
circolava voce che Cataliotti, noto penalista e a lungo esponente di punta del Pdl-Forza Italia, avrebbe messo in difficoltà Giuseppe Pagliani.
il Pd era in forze e tutt’orecchie  tra il pubblico, dopo le polemiche ancora roventi di questi giorni:  da Sonia Masini a Ermete Fiaccadori a Fiorella Ferrarini (Anpi)  e all’ex senatrice Albertina Soliani, sino a Pierluigi Saccardi e a Fabio Bezzi (Cna). Nel pomeriggio, di ritorno dalla manifestazione della Cicogne sotto la Regione a Bologna, si è visto ance Enrico Bini con la fascia tricolore.

In realtà le cose non sono andate come sperava chi si sentiva
già col sorcio in bocca.
Cataliotti, sollecitato dal pm Mescolini, ha confermato di essere andato a Cutro alla festa de Crocifisso in piena campagna elettorale del 2009 “come quasi tutti i candidati reggiani”. Gli hanno fatto ripetere due volte l’elenco dei partecipanti: Fabio Filippi candidato sindaco del pdl, il sindaco Graziano Delrio  ricandidato dal PD e oggi ministri, Tiziano Motti che correva alle europee (poi si è corretto: “Ho visto i manifesti e una sua ragazza con i volantini”) , Rocco Gualtieri e l’avvocato  Caterina Arcuri candidati PDl, Salvatore Scarpino e Antonio Olivo del PD, Antonella Spaggiari che guidava una lista civica dopo essere stata sindaco di Reggio per molti anni. Nell’elenco però non c’è Pagliani, che
nelle elezioni del 2009 era candidato Presidente in presidente
in provincia, perchè semplicemente a Cutro non ci andò.Ma il p.m. Mescolini si è dimenticato di chiederlo, e quindi Cataliotti non lo ha detto, in un’udienza che – questa la spiacevole sensazione – dove aleggiava ancora  l’aria di un processo bis a Pagliani stesso, già assolto nel rito abbreviato.

Cataliotti ha detto che a Cutro andò su invito su un altro candidato calabrese del Pdl, Salvatore Frontera,  che in qualche modo fece da garante perché non incontrasse persone sbagliate.
Filippi inoltre gli riferì che Alfonso Paolini, imputato in
Aemilia, faceva campagna elettorale per Pagliani, organizzandogli gli eventi.
Ha poi parlato a lungo, interrogato dal pm Mescolini, sul congresso del Pdl di Reggio Emiliadel 2011, dove uscì sconfitto in contrapposizione a Pagliani. Lo insospettì una lista di neo iscritti guidata da un esponente calabrese di Bologna. L’accusa, citando il verbale di un interrogatorio, gli ha chiesto se vi fossero ndranghetisti o malavitosi iscritti al Pdl reggiano: “Non ho detto questo – ha risposto deciso Cataliotti – ho detto e ripeto che nell’elenco degli
iscritti avevo riscontrato dei cognomi che richiamavano fatti strani o episodi di mafia del passato. Ad esempio il cognome Bonaccio. Per questo mandai una lettera al coordinatore
nazionale del Pdl chiedendo di verificare la corrispondenza tra quei cognomi e certi fatti”.

Cataliotti, inoltre ha raccontato come conobbe Giuseppe Iaquinta (perché procuro, su richiesta del costruttore Pino Ruggieri, i biglietti per una semifinale Germania -Italia) e soprattutto come in consiglio comunale fu affondata e mai discussa la sua proposta di adottare anche in Comune a Reggio Emilia il codice degli appalti in vigore nella Regione
Sicilia. Lui presentò un documento, il capogruppo del Pd Vecchi, oggi sindaco,  gli chiese di ritirarlo per concordarne uno unitario, si arrivò anche ad ascoltare Enrico Bini in commissione, ma il documento non approdò mai in Sala de
Tricolore.

Dopo Cataliotti è stata ascoltata per tre ore Sabrina Pignedoli (in lieta attesa: è nel nono mese di gestazione), la giornalista del Carlino minacciata dall’addetto stampa della questura Domenico Mesiano per un articolo sui Muto, e che sul processo Aemilia ha scritto un libro di successo. Nel pomeriggio è toccato al direttore del Tg di Telereggio Gabriele Franzini sedere al tavolo dei testimoni.

LA DEPOSIZIONE DI SABRINA PIGNEDOLI, MINACCIATA DA MESIANO. FARE IL BUON CRONISTA A REGGIO E’ DIFFICILE E PERICOLOSO

Uno spaccato di quanto sia difficile e anche pericoloso il mestiere del buon giornalista a Reggio Emilia lo ha offerto in mattinata  la deposizione della cronista del Carlino Sabrina Pignedoli, autrice di un libro di successo sull’operazione Aemilia, e minacciata da Domenico Mesiano, ex addetto stampa della Questura ed ex autista dell’allora questore di Reggio, per un articolo sui Muto autotrasportatori, destinatari di un provvedimento di revoca dei porti d’armi.
Sabrina Pignedoli ha retto eroicamente un interrogatorio di circa tre ore nonostante il pancione di quasi nove mesi: ha parlato di Mesiano, di come si svolse un’intervista a Nicolino Sarcone, accompagnato da Marco Gibertini, e come venne a sapere attraverso il collega Simone Russo che alla cena degli Antichi Sapori c’era Giuseppe Pagliani, ma anche altri personaggi cutresi.
Ha raccontato dei suoi rapporti con Michele Colacino (destinatario di un’interdittiva e vittima di due attentati incendiari) che spiegava  del mondo cutrese e gli diceva che Mesiano aveva “brutte compagnie”, ma ha anche protetto con calma e fermezza una sua fonte, anche di fronte a una richiesta esplicita da parte di un avvocato difensore.
Fu lei a scrivere per prima nel settembre 2012 della cena degli Antichi Sapori, mentre  nel gennaio successivo scrisse dei Muto sul Carlino.
«Due giorni dopo – ha raccontato – mi telefonò Mesiano: disse che non dovevo scrivere di Muto e dei suoi figli. «Sono amici miei», disse il poliziotto condannato nel rito abbreviato per concorso esterno in associazione mafiosa, minacce e violazione della corrispondenza elettronica, «altrimenti ti taglio i viveri». Pignedoli ha aggiunto che  subito dopo Mesiano le disse che stava scherzando.
Nondimeno la cronista si spaventò, il caposervizio Davide Nitrosi intervenne e avvertì il vicedirettore del Carlino, mentre la giornalista andò a denunciare il fatto alla Dda, la Procura antimafia di Bologna. Perché a non a Reggio?  ha chiesto un difensore: «Perchè sapevo che Muto era alla cena degli Antichi Sapori su cui era in corso un’indagine della Dda. E se avessi presentato denuncia a Reggio contro l’addetto stampa della Questura, non so quale sarebbe stata la reazione».
Particolarmente interessante il racconto dell’intervista a Nicolino Sarcone, che fu concordata da Marco Gibertini con un collega della Pignedoli, che vi partecipò in seconda battuta ma alla fine fu lei a scrivere a firmarla. Sarcone «si vantava di aver ostgruito mezza reggio, ma negò di essere responsabile di un tentato omicidio affermando che, se fosse stato lui a sparare «quello sarebbe sicuramente morto». Sarcone  faceva riferimento tutti gli imprenditori cutresi, anche i più grossi: «I soldi li portavano a lui, però rispondeva a Nicolini Grande Aracri».

“QUESTO LO SISTEMIAMO NOI”: LA MINACCIA DI SARCONE AL DIRETTOREDEL TG DI TELEREGGIO

L’attesa testimonianza al processo Aemilia di Gabriele Franzini, direttore del Tg di Telereggio, ha riguardato essenzialmente la rievocazione di un incontro con Alfonso Diletto e Gianluigi Sarcone nella sede della tv, con finale drammatico, dopo due servizi che avevano suscitato le proteste di Diletto, soprattutto perchè si parlò della figlia Jessica candidata della lista Pdl a Brescello.
«Diletto arrivò con una persona che non conoscevo e che non si presentò: solo mesi dopo seppi che era Gianluigi Sarcone. Si misero a contestare in modo generico Telereggio, la prefettura, la Camera di commercio e in genere i mezzi d’informazione, accusando tutti di fare la grancassa a una una campagna di diffamazione verso i calabresi, mentre le cooperative avevano buttato via gli artigiani cutresi dopo averli usati quando le cose andavano bene. Io replicai che sulla linea di Telereggio non dovevo rispondere a nessuno, se non al direttore di rete Paolo Bonacini (col quale eravamo in piena sintonia). Diletto si mostrava più accomodante, mentre  Sarcone era aggressivo. E infatti a un certo punto si girò verso Diletto e disse: «Questo lo sistemiamo noi». Una minaccia in piena regola, che Diletto tuttavia cercò di minimizzare.
«A quel punto mi alzai e li feci andare via: Non accetto che si venga nel mio ufficio a minacciarmi. La conversazione è finita, uscite da qui».
Franzini ha parlato anche della puntata di  Poke Balle (autogestita da Marco Gibertini)  in cui ospite sul era Giuseppe Pagliani, invitato su suggerimento dello stesso Franzini, che invece si era opposto a far intervenire Nicolino Sarcone.
Trasmissione su cui fioccarono le  proteste perché poco incisiva sulla cena degli Antichi Sapori, e perchè furono attaccate le cooperative editrici di Telereggio.

ISABELLA TROVATO: “ALLA CENA DEGLI ANTICHI SAPORI PER SCRIVERE UN LIBRO SUGLI IMPRENDITORI CUTRESI”

La giornalista di Teletricolore Isabella Trovato partecipò alla cena degli Antichi Sapori il 21 marzo 2012, invitata dal direttore dell’Aier, il commercialista Palermo, o forse da Pasquale Brescia, costruttore e titolare del ristorante (e oggi in carcere da quasi oltre due anni in attesa di giudizio). Tuttavia non diede alcuna notizia all’impronta, e martedì pomeriggio, ascoltata come testimone al processo Aemilia, ha spiegato perché: «Non ero lì né per un servizio giornalistico nè come Teletricolore, infatti non avevo la telecamera, né mi interessava la presenza di Pagliani che, anzi,  mi disturbava perché spostava l’ attenzione sulla presenza politica».
Invece Isabella Trovato era lì per una finalità diversa: «Intendevo scrivere un libro per approfondire la condizione degli imprenditori cutresi sotto il profilo sociologico e antropologico. Volevo capire cos’era successo, quale meccanismo si era rotto e perché dopo decenni queste persone si sentivano abbandonate».
Qui ha affrontato anche il tema delle interdittive («Perché aziende considerate in odore di mafia dopo decenni? Chi non aveva visto?»), sollevando anche il problema della mancata intedizione di Transcoop: «Due misure diverse». così si è presa anche un rimbrotto dal presidente Caruso: «Bisogna sapere di cosa si parla».

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