Il Grana Padano si mangia il Parmigiano?
Bezzi lancia l’alleanza organica, timori di fusione (con mezza smentita del presidente)

di Pierluigi Ghiggini

20/1/2017 – Prove tecniche di fusione tra consorzio del Parmigiano Reggiano e del Grana Padano. Si sa da tempo che il nuovo presidente del  Parmigiano-reggiano Alessandro Bezzi preme da tempo in tale direzione, contro la volontà dell’ex presidente Alai e di tutta la componente reggiana del Consorzio, ma ora di un’alleanza tra i due antichi nemici finalizzata a una fusione si è parlato  a Mantova nel corso dell’ottavo incontro annuale organizzato da Confagricoltura.

A lanciare l’allarme è la Voce di Reggio Emilia in edicola questa mattina.

“Un fulmine a ciel sereno, per non dire di un’intera storia che rischia di essere buttata alle ortiche, una resa incondizionata, un doloroso ammainabandiera per uno – forse l’unico – marchio veramente reggiano- scrive il quotidiano –
Due rivali storici “rischiano” di fare un matrimonio e il mondo degli allevatori si divide: Parmigiano Reggiano e Grana Padano verso un’alleanza e, visto i numeri, si tratterebbe di una fusione per incorporazione, dove a perdere finirebbe per essere il Parmigiano Reggiano”.

Alessandro Bezzi

Alessandro Bezzi

E a lanciare la proposta è stato proprio Alessandro Bezzi:
«Mettiamoci a sedere insieme, rappresentiamo le due Dop più importanti al mondo, la vittoria di uno può significare la vittoria anche dell’altro, così come un’eventuale sconfitta di uno dei due consorzi avrà inevitabilmente ripercussioni sull’altro».
I campi per una collaborazione tra i due consorzi sono molti, dalla tutela alla promozione, passando per un tavolo di lavoro con la grande distribuzione per la commercializzazione. «Da tempo stiamo chiedendo al ministro Martina un tavolo interprofessionale, con tutti gli attori della filiera, ma al momento il progetto pare non trovare sbocchi concreti»,  ha Cesare Baldrighi, presidente del Consorzio del Grana Padano.

“In sala si sono fregati le mani andando con la mente al risultato finale di un’operazione che finora è stata detta a mezza bocca, mai ufficializzata e non ancora ratificata scrive la voce –
I presidenti mantovani di Confagricoltura e Coldiretti, rispettivamente Matteo Lasagna e Paolo Carra, hanno dato il loro placet: «Una sinergia potrebbe significare maggiori risorse da investire sull’export e sulla tutela del prodotto. Le sfide di oggi sono diverse da quelle del passato, dobbiamo pensare a sistemi di protezione diversi da quelli di oggi». E il presidente di Confcooperative Mantova, Fabio Perini: «Sono soddisfatto che due entità come Grana e Parmigiano abbiano parlato di cooperazione, dato che solitamente tra di loro vi era concorrenza. Il primo nodo riguarda il 49% del latte fuori dalle Dop, che deve accompagnare verso quotazioni sempre più alte il latte Dop».

Parmigiano-reggiano-magazzino stagionatura-invio
«Il 2016 è stato un anno difficile – il commento di Bezzi – con prezzi inizialmente non remunerativi, poi c’è stata un’importante evoluzione, soprattutto grazie al consumo estero. Abbiamo varato un piano di investimenti quadriennale da più di quindici milioni di euro, serve un salto di qualità ma ritengo che per crescere ancora si debba partire dall’export, che può ancora dare molto».
Per il consorzio del Grana Padano si riparte dai piani di produzione, che devono avere la giusta flessibilità dettata dal mercato: «Lo scorso anno abbiamo scommesso aumentando la produzione quando il prezzo del latte era ai minimi storici – ricorda Cesare Baldrighi – e oggi vediamo raddoppiato il valore che aveva quel latte. Concordo con l’attenzione all’export, ma occorre identificare il target di clientela giusto: vendiamo un prodotto pregiato che in alcuni paesi emergenti non trova collocazione. L’aspetto della promozione è l’elemento di maggior pregio dei nostri due consorzi, ma servono economie di scala condivise». Tutto un discorso, come si vede, sotto il segno della distribuzione e dei grandi mercanti che controllano le vendite di entrambe le Dop.

La domanda sorge spontanea: cui prodest? A chi giova? Certamente non al parmigiano reggiano, che è il prodotto alimentare di elite di gran lunga più apprezzato al mondo e che nei decenni ha fatto da traino al Grana Padano (anche con politiche disastrose di taglio delle produzioni)  e continua ad essere il più imitato del pianeta. Se la collaborazione sui mercati globali può essere utili, ma entro certi limiti ben definiti a priori, la difesa strenua del  carattere, della qualità e  della tradizione costituiscono il vero punto di forza del Parmigiano Reggiano, quel  valore aggiunto indispensabile che non può  e non deve essere svenduto a nessuno.

Il presidente Bezzi vada ora a consultare i produttori di tutta la filiera e anche le istituzioni, visto che il parmigiano reggiano è il prodotto collettivo di una storia millenaria che nessuno può trattare cosa propria, e magari svendere sull’altare della globalizzazione. E se sarà bocciato, è bene che si dimetta.

In mattinata il presidente Bezzi ha smentito di volere una “svendita” del Parmigiano reggiano, ma confermando che esistono spazi di collaborazione anche tra concorrenti. E afferma polemicamente: “Di cosa stiamo parlando?”.  Ma non si può non replicare con un’altra domanda: “Perché non ne parla con chiarezza a Reggio Emilia, e in particolare ai soci?”

BEZZI UN PO’ SMENTISCE E UN PO’ NO, E CHIEDE: “DI COSA STIAMO PARLANDO?”

“Leggo con sorpresa e rammarico l’articolo su “La Voce di Reggio Emila” a proposito di alleanze tra Parmigiano Reggiano e Grana Padano.

Partendo dalla mia affermazione “mettiamoci a sedere insieme”, che indica la volontà di una collaborazione possibile, ad esempio, sulla lotta alle contraffazioni internazionali e sul contrasto alle pratiche svalorizzanti della GDO come le aste per i formaggi, si arriva a ipotizzare una “fusione per incorporazione” e a parlare di “doloroso ammainabandiera”, di “un’intera storia che rischia di essere buttata alle ortiche”.

Umberto Beltrami, sulla base di queste fantasiose ipotesi, mi invita a non rinunciare alla differenza del Parmigiano Reggiano.

Ma di cosa stiamo parlando e di cosa ci stiamo preoccupando?

Come produttore di Parmigiano Reggiano e presidente del Consorzio di tutela, vi pare che potrei mai pensare ad una mortificazione o a una “svendita” della nostra identità e delle nostre differenze ?

Vi sono spazi di collaborazione anche tra concorrenti, e penso sia nostro dovere individuarli laddove si possono realizzare meglio gli interessi dei nostri produttori, ma da qui a parlare di “ammainabandiera” serve davvero un esercizio di fantasia (o di incomprensione, o di gratuito discredito) che risulta offensivo nei miei confronti e, ancor più grave, dannoso per il Consorzio dei produttori.

A Beltrami dico che non c’è alcun rischio di perdita di identità, e meglio di ogni altra cosa lo dimostra il nuovo e straordinario piano di investimento sulla comunicazione della nostra distintività su tutti i mercati, cioè 15 milioni in più in quattro anni, con l’aggiunta delle risorse derivanti dalla contribuzione differenziata legata ai piani produttivi.

E’ un piano che non ha precedenti, sul quale i produttori investono le loro risorse per garantirsi crescita e stabilità dei redditi, partendo dal valore unico che esprime il nostro sistema e puntando a rafforzare decisamente anche quella comunicazione sul mercato interno (sulla quale abbiamo aggiunto 3,5 milioni di risorse già nel 2016) sulla quale occorre sicuramente investire più che in passato, in equilibrio con le pur fondamentali azioni sull’estero, anch’esse in crescita.

Allora ripeto: di cosa stiamo parlando?”

(Alessandro Bezzi, presidente Consorzio Parmigiano Reggiano)

Be Sociable, Share!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *