“Lo smog emergenza sanitaria pubblica
ma chi governa non ne è consapevole”

di Pierluigi Ghiggini

14/1/2017 – Il dottor Roberto Bertollini è stato direttore Ambiente e salute dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e rappresentante dell’Oms presso la Commissione europea. Oggi fa parte del Comitato scientifico della Commissione di Bruxelles su Ambiente, salute e rischi emergenti. E’ uno dei massimi esperti italiani sul rapporto tra ’inquinamento e  salute umana. E a proposito dell’aria avvelenata della Pianura Padana non usa mezzi termini: «E’ un’emergenza di sanità pubblica, ma chi dovrebbe decidere e operare non ne è abbastanza consapevole».

Roberto Bertollini

Roberto Bertollini

Dottor Bertollini, l’aria della  Pianura Padana è davvero tra le peggiori del pianeta?
Che non sia fra le migliori è sicuro, lo sappiamo da molto tempo. Non è la peggiore del mondo perchè in Oriente, Medio Oriente e anche in alcune megalopoli dell’ Africa il livello di inquinamento purtroppo è molto superiore.
E’ certo però che insieme a alcune zone del sud della Polonia, dell’Olanda e a Bruxelles, la pianura Padana è fra le più inquinate d’Europa.
E una situazione che crea grande preoccupazione per la salute dei cittadini. Ormai è un fenomeno cronico: lo conosciamo da decenni ma non è mai stato affrontato, come necessario, con strategie di medio e lungo periodo.
Quali sono le conseguenze più dannose per la salute umana?
Viene spontaneo pensare che i danni maggiori riguardino le vie respiratorie. E in effetti l’inquinamento è la seconda causa del tumore ai polmoni dopo il fumo di sigaretta.
In realtà le polveri fini, che sono un vero killer, attraverso le vie respiratorie arrivano in tutto l’organismo, provocando una molteplicità di patologie.
Si è scoperto così che i danni più gravi riguardano il sistema cardiovascolare. A questi aggiungiamo il sistema neurologico, numerose affezioni croniche, i tumori al colon e altri ancora .
Si tratta di una emergenza di sanità pubblica. Ma è un’emergenza silente, ragion per cui chi dovrebbe decidere e operare non è abbastanza consapevole della gravità della situazione.

La cappa di smog sulla Pianura Padana. Foto da satellite

La cappa di smog sulla Pianura Padana. Foto da satellite

Secondo alcuni osservatori si registrerebbe, soprattutto tra Reggio Emilia e Modena, un livello preoccupante di leucemie infantili. Può esservi qualche relazione con la qualità dell’aria che respiriamo?
In questi campi bisogna essere molto prudenti. Sono necessari dati certi per valutare le serie storiche. Non bastano due o tre casi  in più in meno per esprimere un giudizio.
Nello specifico, è vero che le leucemie sono associate anche al benzene: lo hanno dimostrato gli studi sulle persone esposte all’inalazione degli idrocarburi, ad esempio gli addetti alle pompe di benzina, tra i quali è stato osservato un aumento di alcuni tipi di leucemie acute, come la mieloide. Ma di più non si può dire.
Da settimane si registra una quantità impressionante di sforamenti dei livelli consentiti di Pm10 (polveri sottili). A Reggio Emilia dodici giorni di sforamento su 14. E’ possibile fare qualcosa fermare l’emergenza?
La Pianura Padana è in una situazione molto particolare sia per condizioni climatiche sia per le sue strutture economiche. L’inquinamento atmosferico non si può fermare alla frontiera. Per questo le iniziative prese da una sola città finiscono per essere dei palliativi con poca consistenza. Sono necessarie politiche coordinate a livello nazionale, regionale e ancora meglio  interregionale. E’ un passaggio stretto,  ma da affrontare a tutti i costi.
E dal punto di vista dei provvedimenti concreti?
La riduzione delle emissioni dei mezzi di trasporto, in particolare dei motori diesel, e degli impianti di riscaldamento può avere qualche effetto. Ma senza il vento e la pioggia è difficile contenere  i livelli di smog nel breve periodo.
Servono invece piani sul medio e lungo termine, come accade in altri paesi europei. In Italia lanciamo allarmi da trent’anni, la notizia resta un  paio di giorni sui giornali e poi tutti se ne dimenticano. E’ persino scoraggiante. E’ indispensabile anche una consapevolezza diversa dell’opinione pubblica, se si vuole imporre un cambio di passo a chi ci governa.
Quando voi giornalisti parlate di emergenza, dovreste ricordarvi che era ed è tutto prevedibile, e che bisogna cominciare oggi per veder risultati fra alcuni anni.

Foto da satellite: in rosso le aree suropee più inquinate. Spicca la pianura Padana

Foto da satellite: in rosso le aree suropee più inquinate. Spicca la pianura Padana

La Regione Emilia-Romagna ha varato un Piano aria per dimezzare le polveri sottili entro il 2020…
Non lo conosco, ma non ho difficoltà a credere che si tratti di un buon lavoro. Tuttavia, insisto, da soli non si va lontano. Il problema è coordinare le misure con le altre regioni – il Piemonte, la Lombardia e il Veneto – e soprattutto tenere monitorata la realizzazione delle misure, per verificare tempestivamente quelle che funzionano o non funzionano.
Quali provvedimenti adottati nelle altre regioni europee potrebbero essere utili  nella Pianura Padana?
Parliamo della mobilità sostenibile nelle aree urbane: uso della bicicletta, aree pedonali, chiusura totale alla traffico. IN definitiva, rendere più incisive le misure che già vengono attuate in buona parte dell’Emilia. Poi i controlli sul traffico pesante, e far rispettare sul serio i provvedimenti. Riconciliare territorio, ambiente e salute fa risparmiare, migliora la qualità della vita dei cittadini (direi anzi che allunga la vita) e crea posti di lavoro.
Non si può ignorare infine che l’Italia nel 2015 ha firmato degli accordi internazionali per la riduzione dell’inquinamento, e che dobbiamo rispettarli. Dobbiamo decidere una volta per tutte se siamo persone serie o ciarlatani.

(DALLA VOCE DI REGGIO EMILIA)

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