Il Dieselgate Usa si abbatte sul Delrio
“Dati occultati per scagionare Fca”

di Pierluigi Ghiggini
 13/1/2017 – Il Dieselgate che negli Usa travolge Fiat Chrysler Automobiles con l’accusa di aver falsato i dati sulle emissioni, e con la prospettiva di una multa sino a 4,6 miliardi di dollari, si abbatte anche sul ministro dei trasporti Graziano Delrio.
A puntare il dito sull’ex sindaco di Reggio Emilia sono i 5 Stelle, che hanno preso posizione con la parlamentare europea Eleonora Evi e i senatori e deputati delle Commissioni Trasporti. Ieri hanno rivelato i contenuti di un rapporto «sul comportamento emissivo di alcune autovetture» consegnato «dopo molte insistenze»  dal ministro Delrio alla commissione Emis dell’Europarlamento. «Documento scandaloso»,lo definiscono, perché cercherebbe di assolvere Fca e che oggi verrebbe sbugiardato dalle autorità americane.

Sergio Marchionne

Sergio Marchionne

«Lo avevamo denunciato ad ottobre dello scorso anno – scrivono i parlamentari pentastellati – Meglio tardi che mai, anche se ci sono voluti i controllori USA per fare luce sull’inquietante vicenda del “dieselgate italiano”.
Il Movimento 5 Stelle, grazie ai suoi portavoce al Parlamento europeo, aveva già deciso di rendere pubblico l’imbarazzante rapporto sul comportamento emissivo di alcune vetture.
Questo “studio” è stato consegnato, dopo numerose insistenze, dal Ministro Graziano Delrio alla Commissione EMIS. È un documento scandaloso, che rasenta il ridicolo. Il Governo italiano ha tentato di prendere in giro i parlamentari europei destinatari del dossier, cercando di scagionare in particolare il produttore FCA con a capo Sergio Marchionne. Ma il circo è destinato a concludersi», affermando i Cinque Stelle.

Il ministro Graziano Delrio

Il ministro Graziano Delrio

COSA C’ERA NEL RAPPORTO?
L’accusa al Ministero guidato da Delrio è di aver «occultato scientificamente i dati più scomodi», arrivando a far testare le Fiat negli stabilimenti Fca di Torino. Insomma, il controllato che fa il controllore di se stesso.

Scrive l’eurodeputata Eleonora Evi:  «La Commissione europea ha perso l’ennesima buona occasione per indicare una metodologia univoca da far seguire per le misurazioni». Tuttavia: «il Governo italiano si è voluto spingere oltre: se gli altri Paesi hanno adottato strumenti quanto meno omogenei, il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti ha trattato le vetture in modi diversi, occultando scientificamente i dati più scomodi. Non solo, fisicamente le automobili sono state testate in stabilimenti diversi. Ad esempio, le Fiat in quelli della FCA di Torino: alla faccia del conflitto d’interessi.»

Nel report in questione «si dice siano stati analizzati 15 veicoli, ma solo 8 di questi al Cnr. I cicli utilizzati per le prove sono stati: “NEDC a freddo” e “caldo”, “NEDC invertito” e “Urban”» e il rapporto ha diviso i risultati in due grandi gruppi: da una parte FCA, dall’altra il resto. «Qui compaiono per la prima volta i nomi delle vetture relativi alle emissioni di ossidi di azoto», ma «viene completamente persa traccia della quindicesima macchina».

Eleonora Evi , eurodeputata M5S

Eleonora Evi , eurodeputata M5S

I RISULTATI DEI TEST
Ebbene «con i test a caldo tutte le automobili Fiat superano il limite del 200% o anche 300%: parliamo della Panda 1.3, dell’Alfa Romeo Giulietta 2.0, del Doblò 1.3, della Giulietta 1.6, della Jeep Cherokee 2.0, della Lancia Y 1.3 e della Fiat 500L. Sono le performance peggiori in assoluto».
Aggiungono i 5 Stelle: «Compare poi un dato che rappresenta il rapporto tra i test effettuati a caldo e freddo, e tra quelli inverso e freddo. In questa fase scompaiono del tutto l’Alfa Romeo 1.6, la Lancia Y e la Jeep Cherokee, ovvero la vettura che aveva segnato i valori più alti fino a quel momento».
Poi «si entra ancora nel dettaglio delle macchine non Fiat, riportando i valori coi cicli a caldo, freddo, inverso e Urban. Ma proprio l’Urban, misteriosamente, scompare dalle italiane, per lasciare il posto a un nuovo ciclo inverso a caldo (mai apparso prima), abbellito da voluminosi cerchi rossi.
Come ciliegina sulla torta, nell’ultimo grafico è assente dalla Fiat 500 e dal Doblò anche l’ultimo ciclo inserito».
Il report del Ministero «si chiude con le prove su pista, dove le italiane superstiti sono appena quattro».
E giù accuse: «Per tutte le macchine non Fiat è stato studiato il rapporto tra temperatura esterna e percentuale di attivazione del dispositivo EGR (una tecnologia per abbattere gli ossidi di azoto). Per FCA, invece, si segue lo stesso copione: l’omissione del dato.
Questo imbarazzante report avrebbe dovuto destare molte polemiche – concludono Evi e gli altri parlamentari – invece è sprofondato nel nulla delle finte strette di mano tra il Governo italiano e Sergio Marchionne. Peccato che la credibilità dell’Italia a livello internazionale, la qualità dell’aria che respiriamo e di conseguenza la nostra salute, come al solito, vengono all’ultimo posto».

L’ Agenzia per Protezione ambientale americana si appresta ad accusare l’azienda di aver usato un software per consentire emissioni diesel sopra i limiti fissata dalle norme sull’inquinamento.
Dopo le indiscrezioni,  Fca è affondata a Wall Street: i  titoli sono arrivati a perdere il 18,39% a 9,05 dollari per azione. A Milano crollo del 16,4, con prezzo fissato ieri sera a 8,78 euro.
Fca Usa tuttavia  assicura  in un comunicato che «i propri sistemi di controllo delle emissioni rispettino le normative applicabili» e di voler collaborare con la nuova Amministrazione «per presentare i propri argomenti e risolvere la questione in modo corretto ed equo, rassicurando l’Epa e i clienti di Fca Us sul fatto che i veicoli diesel della società rispettano tutte le normative applicabili».
Secondo quanto riporta la Cnbc, l’accusa delle autorità americane a Fca per violazione delle norme sulle emissioni potrebbe costare sanzioni a Fca fino a 4,63 miliardi di dollari.
normative applicabili».
In una conferenza stampa, l’amministratore delegato, Sergio Marchionne, ha detto che «non c’e’ nulla in comune fra il caso Volkswagen e quello Fca. Dialoghiamo con l’Epa da più di un anno».
«Per quanto conosco questa società – ha aggiunto –  posso dire che nessuno è così stupido» da cercare di montare un software illegale. E secondo il resoconto dell’agenzia Bloomberg ha sottolineato con forza che «Fca sopravviverà anche se le dovesse essere comminata una multa di 4,6 miliardi di dollari». Marchionne alla fine l’ha buttata in politica: «Spero non sia la conseguenza di una guerra politica fra l’amministrazione Usa uscente e quella entrante». Ed è un sospetto che serpeggia a molti livelli anche in Italia.

(DALLA VOCE DI REGGIO EMILIA )

 

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