>”Fate presto, Reggio Emilia muore per lo smog”
Risoluzione dei 5 Stelle alla Camera dei deputati

27/1/2017 – Secondo lo studio «Impatto degli inquinanti atmosferici sul benessere umano» promosso dall’Università di Bologna e dell’Enea nel 2005 (quindi dodici anni fa), a (49.042 le polveri e 20.553 il biossido), per un costo per abitante di 3 mila 637 euro (1.672 Pm10 e 1.965 biossido d’azoto).
Nel distretto ceramico il costo per ogni cittadino è stato ancora maggiore: 3 mila 665 euro (1.678 per le polveri e 1.987 per biossido di azoto).  Questi dati, riportati su  www.ambientesalute.org. sono citati dalla deputata reggiana dei 5 stelle Maria Edera Spadoni per annunciare una risoluzione sull’aria avvelenata della pianura Padana depositata alla Camera, primo firmatario Mirko Busto, con l’adesione anche della parlamentare reggiana.
E’ una nuova conferma della maggiore sensibilità delle forze politiche sull’allarme smog, come testimonia anche il recente voto unanime in consiglio comunale a Reggio, e sempre  su un documento presentato dal gruppo M5S.

Un comizio dell'on. Maria Edera Spadoni

Un comizio dell’on. Maria Edera Spadoni

«La situazione sanitaria è allarmante e bisogna intervenire ‘urgenza – scrive Spadoni – La Pianura Padana soffoca e muore, con danni sanitari ed economici enormi. E’ una delle aree più inquinate d’Europa e del mondo».
La risoluzione presentata a Montecitorio  chiede  «un tavolo tecnico per la redazione di un piano d’area tra le quattro regioni della pianura Padana, con il coinvolgimento delle città metropolitane e dei comuni capoluogo di Lombardia, Piemonte, Emilia-Romagna e Veneto» con l’obiettivo «di interventi strutturali idonei a fronteggiate la grave situazione di inquinamento atmosferico nell’area».

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Ma non solo: i 5 Stelle vogliono la cancellazione degli inceneritori dei rifiuti, o meglio «il divieto di autorizzazione di nuovi impianti che comportino la combustione con specifico riferimento alle emissioni da ossidi di azoto e di particolato». Analogo divieto per ampliamenti e modifiche, salvo i casi di revamping o riconversione.   Infine chiedono «la pubblicazione a norma di legge dei dati d’inquinamento aggiornati nelle varie città e aree, dei dati di emissione aggiornati di tutti gli impianti presenti (industriali-energetici-rifiuti), nuovi studi sanitari ed epidemiologici con il coinvolgimento dell’Istituto Superiore della Sanità».
La risoluzione che già studi del 2006 avvertivano della riduzione dell’aspettativa di vita di 3 anni nella pianura Padana a causa del livello di Pm 2,5.
Inoltre il rapparto sulla qualità dell’aria in Europa pubblicato nel 2016 dall’Agenzia europea per l’ambiente ha rilevato una mortalità prematura di oltre 91 mila persone in Italia, su dati 2013,  direttamente collegata  ai valori di inquinamento atmosferico per i parametri PM2,5 (66.630 morti premature), ozono (3.380) e ossidi di azoto (21.040)»

Anni di vita persi

Sempre il rapporto 2016 dell’agenzia ambientale europea – si legge nella risoluzione – «evidenzia che l’Italia, con riferimento agli anni di vita persi per 100.000 abitanti per ogni sostanza inquinante è all’undicesimo posto su 41 Paesi per le PM2,5, con 1.165 anni di vita persi per  100.000 abitanti; di gran lunga al primo posto su 41 Paesi con 368 anni di vita persi per 100.000 abitanti a causa degli ossidi di azoto, distanziando di 1/3 di ore in più il secondo Paese; e al quarto posto su 41 Paesi con 61 anni di vita persi per 100.000 abitanti per l’ozono.
Le quattro regioni della Valle del Po sono in testa in questa triste classifica» continuano i documenti sull’allarme sanitario.

I costi sanitari
«Anche lo studio «Economic cost of the health impact of air pollution in Europe» (WHO, 2015) ha evidenziato che, nel 2010, i costi sanitari associati all’inquinamento dell’aria per l’Italia sarebbero di 97 miliardi di dollari annui, tenendo conto della sola esposizione al particolato e di 133,4 miliardi di dollari tenendo conto della VSL (value of statistical life) nel calcolo.
Praticamente, i costi associati al particolato sarebbero pari al 4,7 per cento del Pil.
Tra l’altro, la stima delle morti premature per l’Italia calcolata dall’Organizzazione mondiale della sanità era più bassa (32.447 morti premature nel 2010 per il particolato) delle stime per il 2014 dell’European environment agency». Pertanto, se si tenesse conto di quest’ultima stima, i costi sanitari sarebbero molto più elevati».

(DALLA VOCE DI REGGIO EMILIA)

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