“Dossier Cia, ora la Procura indaghi
sui depositi di armi del Pci”

 

di Pierluigi Ghiggini

31/1/2017 – Il rapporto della Cia del 1949, desecretato negli Usa il 9 novembre scorso – che descrive il piano di occupazione di Reggio Emilia da parte di un esercito clandestino del Pci formato da oltre quattromila compagni in armi –  non è più solo una questione storica che appassiona gli esperti e i cultori della materia:  è diventato un fatto politico.
Non poteva essere diversamente, in una terra che non ha ancora fatto i conti sino in fondo con la propria storia: dove alla memoria della Resistenza e del sacrificio dei civili per cacciare i nazisti si contrappone l’agghiacciante silenzio su centinaia e centinaia di morti (solo nel reggiano) fatti fuori da partigiani e killer comunisti dopo la guerra in un clima di prepotenza, sopraffazione e crudeltà paragonabile in certi casi (come a Cadelbosco, ma non solo) agli eccidi commessi dai nazisti nelle città martiri.
Anche al netto di errori e sopravvalutazioni, il dossier conservato per 68 anni negli archivi della Cia conferma che a Reggio Emilia il Pci, o almeno una parte molto consistente di esso, operava in segreto per prepararsi a un ordine insurrezionale che doveva arrivare da Mosca.

Enrico Aimi

Enrico Aimi

Fra tanti si dice, e tracce più o meno labili lasciate dai testimoni oculari, è questo il significato più importante del documento: mai sino ad oggi  era venuto alla luce un piano tanto dettagliato di presa della città, suddivisa in zone ciascuna delle quali affidata a un comandante partigiano di provata fede staliniana. I quali a loro volta rispondevano a un comandante generale: il capo dell’Anpi Didimo Ferrari “Eros”.
E se nessuno può credibilmente aspettarsi che sia il Pd a sollecitare un’iniziativa a livello istituzionale, a smuovere le acque ci ha pensato ieri  il consigliere regionale Enrico Aimi di Forza Italia: l’obiettivo è ottenere l’intervento della Procura della Repubblica di Reggio per un’indagine volta a individuare quanto resta dei depositi di armi accumulati all’epoca.

Didimo Ferrari "Eros"

Didimo Ferrari “Eros”

In un’interrogazione alla Giunta Bonaccini, Aimi chiede che «la Regione approfondisca il contenuto del carteggio recentemente pubblicato dalla Cia, sollecitando le procure competenti affinché vengano svolte indagini per individuare i luoghi di occultamento di armi».
Aimi parla di «vero e proprio colpo di Stato nei centri nevralgici della città di Reggio Emilia e dei paesi limitrofi come Castellarano, Casalgrande, Sassuolo e Fiorano». In realtà dal documento emerge che brigate armate di 100-150 uomini erano pronte ad agire in tutti o quasi i comuni della provincia reggiana.
L’esponente azzurro conclude sottolineando  come dalla documentazione «emergano  particolari inquietanti circa strategie di occupazione violenta di paesi e città con riferimento a combattenti, tutti appartenenti alle forze paramilitari del Pci, organizzati in vere e proprie squadre d’assalto».
Si sa che nel tempo molte armi sono state consegnate alle autorità, con le famose telefonate anonime ai carabinieri o alla polizia in cui si descrivevano minuziosamente i luoghi dei nascondigli. In tempi più recenti alcuni arsenali sono stati ritrovati nei lavori di ristrutturazione di cantine e soffitte compiuti nelle case di partigiani deceduti.
Ciò non toglie che – sempre secondo il rapporto della Cia, probabilmente confezionato su informazioni delle forze dell’ordine, senza escludere spie interne al partito – si trattava di una quantità imponente di armi leggere e di bombe a mano. Un’indagine della procura sarebbe non sono giustificata, ma necessaria per far luce su pagine di storia reggiana ed emiliana ancora avvolte nell’oscurità.

Togliatti e Pietro Secchia (a destra) sfilano a Genova nel 1947

Togliatti e Pietro Secchia (a destra) sfilano a Genova nel 1947

 

 

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Una risposta a 1

  1. Gianni Rispondi

    31/01/2017 alle 10:56

    Interessante che si chieda alla procura di fare ricerche storiche, per contrappeso dovremmo chiedere che gli storici facessero ricerche sulla palude di corruttela in cui è caduta l’Italia oggi. Comunque sia, se indagini da parte di qualcuno devono essere fatte, siano indagini eque andando ad indagare anche dei depositi armi della Gladio.

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