Banco Emiliano adieu: fusione in Emil Banca
Salvataggio: il fondo Bbc acquista sofferenze per 200 mln e ne mette 33 nell’istituto reggiano

10/1/2017 – Ottantaquattro filiali, 137 mila clienti, 44 mila soci, oltre 700 dipendenti e un territorio di competenza che si estende su sei provincie, cinque in Emilia (Parma, Reggio, Modena, Bologna e Ferrara) e una in Lombardia (Mantova).

Questi i numeri più rilevanti della nuova Banca di Credito Cooperativo che nascerà dalla  fusione per incorporazione del Banco Cooperativo Emiliano in Emil Banca e il cui progetto  è stato presentato oggi a Bologna. Sarà la seconda Bcc del Nord Italia, e partirà pulita dalle sofferenze che Banco Emiliano porta con sé grazie a un massiccio intervento del Fondo transitorio delle Bbc per il sostegno agli istituti in difficoltà. Il fondo acquisterà nel complesso 200 milioni di crediti in sofferenza, di cui 140 milioni in capo al Banco Emiliano, e rafforzerà il patrimonio della banca reggiana guidata da Alai con una iniezione di 33 milioni sotto forma di prestito irredimibile (sui cui saranno pagati solo gli interessi, ma non sarà mai restituito).

A conti fatti, se l’aggregazione risponde al piano di concentrazione delle Bcc al quale Banca d’Italia ha imposto un’accelerazione, essa costituisce un salvataggio in piena regola del Banco Emiliano, che a sua volta si era accollato perdite e sofferenze della Banca di Cavola e di Toano, fermando appena in tempo un disastro che avrebbe messo in ginocchio mezza montagna reggiana .

Il progetto di incorporazione, che ha avuto il sostegno del Fondo transitorio del Credito Cooperativo e ha già l’ok di Banca d’Italia, il 12 febbraio sarà sottoposto ai Soci ai quali  spetta il giudizio definitivo.  
Se le Assemblee Straordinarie, com’è prevedibile, accetteranno la proposta deliberata nei mesi scorsi dai Consigli di Amministrazione nascerà, per numero di filiali e collaboratori, la più grande Bcc del Nord Italia, seconda solo, a livello nazionale, alla Bcc di Roma.

Giulio Magagni e Giuseppe Alai

Giulio Magagni e Giuseppe Alai

Il nuovo istituto (che manterrà il nome Emil Banca) partirà con un capitale sociale di oltre 97 milioni, impieghi lordi di 2,7 miliardi di euro, una raccolta totale di circa 4,7 miliardi di euro e una massa amministrata superiore ai 7 miliardi di euro. Il patrimonio complessivo delle nuova banca supererà i 306 milioni di euro.

La nuova Bcc si estenderà su oltre il 68% del territorio regionale con oltre 3 milioni di abitanti, oltre 300 mila imprese registrate e 1,3 milioni di occupati. Un sistema economico che complessivamente vanta un decimo di tutte le esportazioni nazionali.

La fusione avrà decorrenza dal primo aprile 2017.

Abbiamo lavorato per sei mesi affinché l’operazione potesse presentarsi come sostenibile per tutti gli attori. Perché fosse un’opportunità di sviluppo e una garanzia di futuro, per i due Istituti, per il Credito Cooperativo e per il territorio. I nostri soci – ha commentato il presidente di Emil Banca, Giulio Magagni – sono ora chiamati ad esprimersi su un importante cambiamento che però avverrà nel rispetto delle radici della cooperazione di credito e senza disperdere l’immenso patrimonio di valori che da più di un secolo contraddistingue le due aziende, contribuendo alla crescita e allo sviluppo economico, ma anche sociale e culturale, dei territori in cui sono inserite.

I relatori della presentazione della fusione Banco Emiliano-Emil Banca

I relatori della presentazione della fusione Banco Emiliano-Emil Banca

La nuova Bcc continuerà ad essere protagonista di un modo differente di fare banca, equo, sostenibile ed attento alle persone ed al territorio che sarà presidiato, come avviene già in entrambe le Bcc, da un folto numero di Comitati soci locali con il compito di mantenere un legame diretto tra la banca e le sue comunità”.  

Quella che nascerà – ha aggiunto il presidente del Banco Cooperativo Emiliano, Giuseppe Alai sarà l’espressione di una cooperazione di credito già da tempo avviata sulla strada delle integrazioni e che ha colto le opportunità della riforma del Credito Cooperativo per presentarsi sul mercato con maggiore incisività e competitività, più solida e al tempo stesso solidale, profondamente legata alle comunità locali e in grado di offrire servizi ancora più innovativi e di sostenere con maggiore efficacia lo sviluppo del territorio”.

L’INTERVENTO DEL FONDO TEMPORANEO

Il Fondo Temporaneo delle Banche di credito cooperativo è uno strumento previsto dalla legge di riforma del settore approvata lo scorso anno dal Governo Renzi.

Il Fondo, di natura transitoria, è stato introdotto per supportare Bcc in difficoltà, favorendone il processo di consolidamento e concentrazione con altre BCC, così che la nuova banca non venga influenzata negativamente dall’operazione ed abbia un quadro tecnico solido e rispondente ai requisiti richiesti dalla BCE.

Il Fondo rimarrà operativo sino alla costituzione dei gruppi bancari cooperativi nazionali. Al Fondo partecipano tutte le Bcc italiane.

Come è intervenuto nel progetto di aggregazione di Banco Cooperativo Emiliano in Emil Banca?

Rispetto al progetto di aggregazione di Banco Cooperativo Emiliano in Emil Banca, il Fondo interviene sia sul lato sofferenze (acquistandone complessivamente 200 milioni di euro) sia sul lato patrimoniale ricostituendo il patrimonio di Banco Emiliano eroso dalle svalutazioni dei crediti (con uno strumento patrimoniale irredimibile complessivo di 33 milioni di euro).

Nello specifico, il Fondo:

  • acquisisce 140,7 milioni di euro di sofferenze del Banco Emiliano (al prezzo di 66,5 milioni di euro) e interviene sul patrimonio della stessa Bcc con un prestito irredimibile di 30 milioni di euro;

  • acquisirà fino a 60 milioni di euro di sofferenze della nuova banca (al prezzo di 27 milioni di euro) e interverrà per consolidarne il patrimonio con uno strumento patrimoniale irredimibile di 3 milioni di euro.

Il valore complessivo dell’intervento del Fondo sarà di massimo 126,5 milioni di euro. 

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Una risposta a 1

  1. emilialibera Rispondi

    11/01/2017 alle 11:41

    bisogna che i ricchi imprenditori che hanno preso a prestito soldi dalle banche attraverso loro società poi fallite, resitutiscano i prestiti attingendo alle loro ricchezze…..

    invece (come per MPS) il fallimento viene spalmato sul debito pubblico e quindi sul popolo….

    vedere De Benedetti (milionario) con la sua società Sorgenia che ha debiti altissimi con MPS………De Benedetti deve tirare fuori i soldi che ha parcheggiato in qualche paradiso fiscale……non far pagare agli italiani….

    Paese e establishment FALLITI

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