Ventidue moschee (legali) in provincia di Reggio

15/12/2016 – Sono 176 i centri di culto islamici in Emilia-Romagna, e di questi 22 sono in provincia di Reggio Emilia. Parliamo naturalmente delle moschee registrate almeno come centri culturali: a queste si devono aggiungere decine di luoghi di culto irregolari, anche negli appartamenti.

I dati sono contenuti nella ricerca a cura dell’Osservatorio sul pluralismo religioso (Gris) presentati questa mattina all’Assemblea legislativa,a Bologna. E’ la prima mappatura sulla diffusione dell’islam in Emilia-Romagna: un lavoro unico nel suo genere che illustra la situazione della regione.

Preghiera al centro islamico

Preghiera al centro islamico

L’Emilia Romagna è seconda, dopo la Lombardia, a detenere il record per il numero di centri aperti e per il numero di musulmani in Italia: sono 183.000, il 13% del totale degli stranieri presenti nella penisola. I centri islamici sono concentrati soprattutto nelle province: tra queste spicca Bologna che è in testa con 48 centri (14 in città e 34 in provincia), segue Modena con 27, Reggio Emilia con 22, Ferrara con 20, Ravenna con 17, Rimini e Forlì-Cesena con 12, Parma e Piacenza con 9. “Il lavoro di mappatura non è stato semplice- spiega Pino Lucà Trombetta, direttore dell’Osservatorio religioso- a causa della mancanza in Italia di una legge sulla libertà religiosa e della difficoltà di rispettare tutti i requisiti richiesti per aprire un luogo di preghiera, tutte queste realtà sono classificate come associazioni o centri culturali, che operano sulla base del principio costituzionale di non-discriminazione”.

Dalla ricerca emerge un islam plurale, articolato secondo la provenienza dei musulmani e, conseguentemente, secondo le scuole giuridiche islamiche. Le presenze più rilevanti sono da Marocco e Albania ma il panorama è in evoluzione e pone nuovi problemi. La quasi totalità dei credenti appartiene alla corrente dei sunniti ma, ad esempio, a Piacenza la Comunità religiosa islamica è di ispirazione sufi, come a Carpi esiste l’unica realtà sciita censita in Regione. A Bologna e Ferrara esistono centri Subud, una corrente nata in Indonesia che propone una religiosità mistica con influenze induiste e buddhiste. A San Pietro in Casale, nel bolognese, esiste un centro Ahmadiyyat, un movimento che non potrebbe esistere in Pakistan e Arabia Saudita, dove è nato, perché perseguitato. A Bologna è presente una moschea Faizan E Madina, corrente religiosa sunnita nata in Pakistan. Infine, a Parma c’è dal 1986 una sede della religione Baha’i, di derivazione islamica ma di fatto autonoma, frequentata, secondo gli intervistati, da 400 fedeli, soprattutto italiani.

Le comunità religiose asiatiche e altre, ad esempio dal Senegal, sono sotto-rappresentate nello spazio pubblico rispetto alla componente maghrebina, sia per la lontananza geografica sia per la più recente migrazione sia anche per la tendenza alla chiusura etnica.

Simonetta Saliera, presidente dell’Assemblea, istituzione che ha patrocinato l’iniziativa di presentazione, ha sottolineato: “La conoscenza reciproca, l’assunzione delle rispettive responsabilità e soprattutto la trasparenza e il rispetto sono i fondamenti per contribuire a rimuovere gli ostacoli e le paure che ancora impediscono una civile convivenza tra persone di fedi diverse”.

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Una risposta a 1

  1. emilialibera Rispondi

    15/12/2016 alle 17:23

    ….ancora qualche anno e ci conquisteranno stì islamici maledetti !!

    …..sempre grazie alla politica italiana……

    italia fottuta

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