Unicredit non darà dividendi
e la Manodori non si sente troppo bene

Il patrimonio vale 32 mln in meno rispetto a un anno fa

di Alessandro Bettelli

13/12/2016 – Mentre a Piazza Affari il titolo Unicredit brindava al primo piano industriale con l’imprinting di Jean Pierre Mustier, nelle sale della Fondazione Manodori di Reggio Emilia probabilmente il clima non era così disteso. Si sussurra anzi, di un Gianni Borghi scuro in volto come la pece.

Il piano “lacrime e sangue” del banchiere francese, oltre a prevedere un aumento di capitale da 13 miliardi,  qualcosa come 14mila esuberi di personale e la chiusura di alcune centinaia di filiali lungo tutto la Penisola, annucia che per l’anno in corso l’istituto di piazza Gae Aulenti non staccherà alcun dividendo.

Gianni Borghi (foto d'archivio)

Gianni Borghi (foto d’archivio)

Si spiega così la luna molto di traverso del presidente della Manodori, Gianni Borghi, che il prossimo maggio non potrà incassare alcun assegno da parte di Unicredit. La Fondazione reggiana, a quanto risulta dall’attivo patrimoniale al 31 dicembre 2015 detiene lo 0,278% del capitale del gruppo di Piazza Gae Aulenti, qualcosa come 16milioni 600mila e 833 di azioni. Una partecipazione che in termini percentuali equivaleva al 38,82% del valore del patrimonio dell’ente. Una partecipazione il cui valore si è sensibilmente assottigliato nel corso dell’ultimo anno: stando al Report Integrato pubblicato dalla Fondazione, al 31 dicembre dello scorso anno la partecipazione in Unicredit valeva oltre 77,8 milioni di euro, mentre oggi vale (al prezzo del titolo di ieri, 2,75 euro) 45 milioni, 652mila e 290 euro, ovvero 32milioni 174mila e 105 euro in meno. Che, in termini percentuali, significa una performance negativa del 41,23%. Ma gli affari in Borsa, al netto dei dividendi già incassati, per la Manodori sono andati complessivamente male nel corso dell’ultimo anno: al di là della (potenziale) plusvalenza di poco più di 793mila euro maturata con la partecipazione in Enel (di cui detiene 2milioni 167mila e 800 titoli) e di quella di 30mila 737 euro della partecipazione in Iren (di cui detiene 4milioni 391mila e 100 azioni) la Fondazione ha dovuto fare i conti anche con i 194mila 452 titoli detenuti nel Banco Popolare, che, alle quotazioni di ieri, stanno generando una perdita potenziale di 1milione 681mila e 231 euro. Complessivamente, dunque, se la Manodori oggi vendesse ai prezzi di ieri tutte le sue partecipazioni azionarie, si ritroverebbe a incassare 32 milioni 896mila 687 euro in meno rispetto a quanto avrebbe portato a caso se avesse venduto ai prezzi del 31 dicembre scorso.

 

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