Addio ad Attila , clochard slovacco morto di stenti sotto i portici di San Pietro

2/12/2016 – Il freddo e una vita di stenti hanno spento l’esistenza di Ladislav Seres, slovacco, persona senza fissa dimora che dormiva sotto i portici di San Pietro a Reggio Emilia. La diagnosi è di arresto cardiaco: è stato trovato senza vita dopo una notte con temperature sotto zero.

Il comune, in una nota, sottolinea che Ladislav, molto conosciuto nel quartiere, aveva trascorso alcune settimane alla casa albergo, ma se n’era andato. E che in passato aveva rifiutato le richieste di aiuto, salvo quandoveniva portato in ospedale per cadute e piccoli traumi.

L’uomo,di circa 5 anni, viveva da circa un anno per strada  a Reggio Emilia, dove viveva per strada, trovando rifugio sotto i portici di via Emilia San Pietro. “Lo conoscevano bene i diversi operatori dei Servizi sociali del Comune, che gli avevano spesso proposto aiuto, e ottenuto all’occorrenza cure mediche – sottolinea il Comune – Ma ‘Attila’, questo il soprannome di Ladislav – Laszlo il diminutivo che usava– aveva sempre rifiutato proposte di ospitalità definitive”.
“Da una parte avevamo la speranza di poter offrire un livello minimo di dignità a un uomo, anche forzandone le resistenze, dall’altra ci imbattevamo nel rispetto del suo libero arbitrio per una  vita sempre ai margini – commentano gli operatori dei Servizi sociali comunali – Oggi lo ricordiamo con commozione e dolore”.
Sembrava un anziano, come tanti. In realtà Seres aveva solo 50 anni ed era un uomo senza un posto in cui dormire. In Ungheria aveva una famiglia e un lavoro, poi perso dopo un incidente. E a quel punto si sarebbero interrotti i legami familiari.
Gli operatori sociali hanno tentato a lungo di aiutarlo, senza però che lui lo chiedesse.
“Dopo un periodo vissuto tra le strade e gli edifici della Pappagnocca, Ladislav scelse un porticato del centro storico per passare le sue notti, nelle torride estati e nei gelidi inverni. Non aveva nulla, se non una borsa con qualche vestito, qualche cosa da mangiare e l’immancabile mazzetto di fiori da offrire con un sorriso ai passanti in cambio di qualche moneta. Poche parole: “Buongiorno signora, grazie grazie, hai un euro? Un caffè?”. E un sorriso.
Ha vissuto le sue giornate da persona mite, affabile e schiva insieme, tra i portici di via Emilia San Pietro. Tante sono state le segnalazioni della sua presenza. E i Servizi sociali del Comune, l’Ausl, il privato sociale e l’Arcispedale Santa Maria hanno attivato numerosi tentativi di intervento. Le risposte di Attila sono sempre state: “No grazie”, tranne in quelle settimane di accoglienza alla Casa Albergo: “Per Attila un periodo molto positivo, ma che purtroppo non è durato a lungo. Un giorno è andato via.
Restano le carte, che testimoniano fra l’altro le diverse cure del Pronto soccorso del Santa Maria Nuova, dove veniva trasportato per piccoli traumi da caduta, per eccesso di sostanze alcoliche, per stato confusionale. Dopo i controlli, se ne andava: non voleva fermarsi”.

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