Sicrea Group: ordini per 200 milioni
ma con 110 dipendenti di troppo

di Pierluigi Ghiggini

28/12/2016 – Era nata come l’infermeria delle cooperative di costruzioni andate a gambe all’aria. Oggi Sicrea Group veleggia verso un portafoglio ordini proprio di 193 milioni nel 2017. Ma per restare a galla dovrà tagliare altri 110 posti di lavoro. Pert il presidente Luca Bosi le sfide non sono finite: «Vogliamo essere giudicati per la nostra qualità, per come sappiamo lavorare e  rispettiamo i nostri impegni, non per l’eredità alle nostre spalle». Nel futuro il ritorno del gruppo alla forma cooperativa.

Luca Bosi

Luca Bosi

 Bosi, come si chiude il 2016 di Sicrea?
In questo momento abbiamo attivi 89 cantieri. Il solo giro d’affari sviluppato quest’anno èdi 102-103 milioni di euro: si tratta di ordini acquisiti dal nostro gruppo, perché i cantieri arrivati con le fusioni sono andati ad esaurimento. E’ la dimostrazione che Sicrea ha imparato a camminare sulle proprie gambe. Prevediamo che nel 2017 il portafoglio ordini raggiungerà i 193 milioni di euro, con una proiezione sino al 2019 grazie anche ai contratti manutentivi.
Ma i conti, come vanno?
Il bilancio civilistico di Sicrea, dal valore di 37 milioni, chiuderà in positivo. Il consolidato sarà in negativo  a causa del peso dell’affitto di ramo d’azienda della Cooperativa di Costruzioni di Modena (CdC, ndr.)  attraverso la controllata Sirem:  un costo con un grosso valore sociale, determinato non da perdite dei cantieri, ma dalla gestione di 200 esuberi di Sirem. Solo dalla CdC sono uscite 100 persone, e dei Tfr si è fatta carico la stessa Sirem, che non puo’ chiedere il rimborso alla liquidazione CdC: lì  che non c’è un euro in cassa.
Può riepilogarci il susseguirsi delle acquisizioni e degli esuberi di Sicrea?
Nel marzo 2016 Sicrea ha chiuso la gestione del personale della cooperativa Cmr di Reggiolo,  e nello stesso mese ha acquisito definitivamente il ramo d’azienda, a quattro anni dalla liquidazione.
In quanti siete rimasti della vecchia Cmr?
Eravamo arrivati in 153, me compreso, e siamo rimasti in 72: alcuni sono andati in pensione, i più sono stati riassorbiti dal mercato del lavoro. Sempre da marzo Sicrea non è più in cassa integrazione. L’azienda inoltre ha riassorbito la cooperativa San Possidonio e la Getech (impianti di riscaldamento, ndr.) dal Ccpl, un’acquisizione che ha permesso di strutturare il nostro ramo impianti.
E ci sono le società controllate…
La Siteco, costituita nel 2013 per affittare il complesso industriale della Orion, è stata la prima: attualmente ha un portafoglio di 92 milioni. Erano arrivati 193 lavoratori, ora sono 84. Della Sirem, che gestisce i cantieri ex CdC, abbiamo già detto. La Sitecofer ha acquisito la Cavatorti e Riccò di Castelnovo Sotto, azienda che produce tondino di ferro. Il nostro obiettivo è espanderci nel settore della carpenteria in ferro, tant’è vero che abbiamo assorbito due ingegneri e un geometra dalla Mecoop di Boretto, finita in liquidazione dopo aver perso milioni e milioni nel concordato del consorzio Etruria.
Per tirare le somme, quanti sono i dipendenti di Sicrea Group (casa madre più controllate), e quanti gli esuberi?
Sono 392. Ma con fatturato invariato a 100 milioni l’anno, dovranno uscire altre 110 persone.
Quando?
Spero entro l’anno prossimo, anche perché con le nuove normative alla fine del 2017 i 30 mesi di cassa integrazione straordinaria saranno finiti. Sono 110 persone che si aggiungeranno alle 300 già uscite in questi anni dal gruppo.

Il ponte strallato della Zambra, a Barberino val d'Elsa, realizzato da Sicrea Group

Il ponte strallato della Zambra, a Barberino val d’Elsa, realizzato da Sicrea Group

Quali le opere e i cantieri aperti più rilevanti?
Di certo il Core, l’ospedale onco-ematologico del Santa Maria Nuova, inoltre i nuovi reparti del Mauriziano di Torino e del Centro ospedaliero di Padova: due commesse da 12 e 15 milioni in via di ultimazione.
Consideriamo nostri fiori all’occhiello alcune opere in corso di esecuzione come la nuova fermata ferroviaria sotterranea della linea Roma-Viterbo a 50 metri da piazza del Popolo, il ponte strallato della Zambra tra Firenze e Siena, il Sogegross di Molassana a Genova, gli impianti di depurazione acque di Ostuni e di Cerignola, in Puglia.

Il Core,nuovo ospedale Onco-ematologico di Reggio Emilia

Il Core,nuovo ospedale Onco-ematologico di Reggio Emilia

Immagino che le vostre difficoltà, oggi, siano soprattutto con le banche…
Sì, sembra incredibile ma non riusciamo a far capire che non chiediamo più i soldi di un tempo. Chiediamo di essere giudicati sulla qualità della nostre commesse, la solvibilità dei clienti e la nostra capacità di far fronte agli impegni, non perchè  abbiamo sulle spalle l’eredità delle crisi cooperative.
Non siete i soli i queste condizioni…
Incontriamo difficoltà banali, come lo smobilizzo dei crediti autoliquidanti. Eppure banche lo farebbero con una qualità altissima, anche perché l’indice di insolvenza dei nostri clienti è praticamente zero.
E come pensate di risolvere il problema?
Lo risolviamo  in parte chiedendo al Ccfs (finanziaria del sistema Legacoop) di impegnarsi in questa attività di smobilizzo, e in parte con alcune banche che cominciano ad allentare i cordoni. Ad esempio lavoriamo bene con Unicredit e con Banca Etica.

Gli scavi per la fermata sotterranea della ferrovia Roma-Viterbo, a 50 metri da piazza del Popolo

Gli scavi per la fermata sotterranea della ferrovia Roma-Viterbo, a 50 metri da piazza del Popolo

Bosi, lei è il vicepresidente di Legacoop emilia Ovest ed è presidente dell’alleanza Cooperativa, però il Gruppo Sicrea, anche se controllata da cooperative, è un insieme di società di capitali. Non pensa che Sicrea dovrebbe trasformarsi  essa stessa in  cooperativa?
Sono convinto di sì. E’ un processo che dovrà cominciare quando la situazione sarà stabilizzata. La scelta della società di capitali è stata obbligata nell’emergenza, da un lato per poter gestire subito cantieri di dimensioni medie e grandi, e dall’altra per garantire gli ammortizzatori sociali nel modo migliore. Ma quando si saranno realizzate le condizioni per riportare Siteco dentro la casa madre, penso che si dovrà affrontare anche il ritorno alla forma cooperativa.
A questo proposito, si parla di una fusione Unieco-Sicrea.,.
A parte il fatto che il modello Sicrea è nato per caso e per diverse ragioni non è più replicabile, tengo a sottolineare che oggi puntiamo a un nostro  percorso di sviluppo non legato alla crisi di altri.
Cosa significa?
Cerchiamo di essere specialisti, non generalisti, e guardiamo a  determinate nicchie di mercato: l’edilizia socio assistenziale  e ospedaliera, il recupero edilizio, l’efficientamento energetico su cui nel 2017 investiremo  non poche risorse per studiare pacchetti di riqualificazione “chiavi in mano”. Per Siteco scommettiamo sulla manutenzione impiantistica e i sottoservizi di rete.
Il suo sogno per il 2017?
Concludere bene l’uscita delle persone che non troveranno occupazione in Sicrea. E una ripartenza vera del settore settore costruzioni, pubblico e privato: perchè con il crollo del 40% del mercato rispetto al 2015, se non vi sarà un rilancio degli investimenti nessuno resterà in piedi.

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