Montepaschi: perchè l’aiutone devono darlo i contribuenti?
L’incredibile storia delle obbligazioni subordinate che prima andavano bene, e ora non più

di Alessandro Bettelli

Alessandro Bettelli

Alessandro Bettelli

11/12/2016 – E dunque ci siamo: la Bce se n’è lavata le mani e ora tocca allo Stato (leggi contribuenti) intervenire per salvare Montepaschi.
Vedremo come, ma se la Banca “più antica dell’universo” non riuscirà a trovare 4 miliardi di euro sul “malvagio mercato” allora si apriranno le procedure Brrd (“Bank Recovery and Resolution Directive” è la direttiva che  introduce in tutti  i paesi europei regole armonizzate per prevenire e gestire le crisi delle banche e delle imprese di investimento ndr) per il recovery delle banche in crisi. Il che si traduce nella conversione di almeno una parte delle obbligazioni subordinate, cui farà seguito l’intervento dello Stato effettuato (udite udite) coi soldi di tutti i contribuenti, ovvero anche con gli euro di coloro che con la banca più antica dell’universo non c’azzeccano un bel fico secco.
Fatto sta che in Borsa il titolo Montepaschi è in caduta libera e la Bce ha detto no a ulteriori 20 giorni di tempo per ricapitalizzare. Nel frattempo la conversione facoltativa delle obbligazioni subordinate ha raccolto solo un miliardo (dei 5 necessari ndr). Quindi occorre un aiuto di Stato.

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A questo punto sorge un dubbio più che legittimo: perché dovremmo usare soldi pubblici per salvare degli “sprovveduti” che hanno investito in subordinati Mps? Se è vero che è  da 6 anni che questa banca deve fallire, è altrettanto vero che i proprietari dei subordinati incassano laute cedole e se la ridono a crepapelle quando pensano che a pagare il conto sono i contribuenti.
Ma la cosa più assurda è che il Montepaschi ha impedito la conversione delle obbligazioni subordinate in azioni al 95% dei loro clienti in quanto il profilo Mifid di questi ultimi non era adeguato al rischio. Ci rendiamo conto?
Gli hanno venduto obbligazioni subordinate spazzatura che rischiano di essere azzerate: quindi, evidentemente, a quel tempo il profilo di rischio Mifid dei sottoscrittori andava bene, mentre oggi, se chiedono di convertire una parte delle obbligazioni subordinate in azioni, proprio al fine di ridurre il rischio del fallimento della banca, i dirigenti della banca più antica dell’universo bloccano l’operazione ai loro clienti per inadeguatezza del profilo di rischio.
Ripetiamo: ci rendiamo conto di quello che sta accadendo?

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