Processo Aemilia
Blitz nell’aula bunker del procuratore nazionale antimafia Roberti

15/12/2015 – Visita lampo del procuratore nazionale antimafia Franco Roberti, ieri intorno alle 13, nell’aula bunker dove è in corso il processo Aemilia.
Scortato dai carabinieri e accompagnato dai vertici del Comando provinciale, Roberti ha fatto il suo ingresso nel tribunale di via Paterlini poco prima delle 13, dove era in corso l’udienza con una nuova deposizione del maresciallo dei Carabinieri D’Agostino – uno dei protagonisti dell’inchiesta Aemilia.
Lo spazio del pubblico era gremito da alcune decine di studenti degli istituti superiori reggiani.
Il segnale che stava accadendo qualcosa di importante lo ha dato il presidente Caruso quando ha ordinato una pausa di un quarto d’ora dell’udienza, poi continuata sino alle 14 e nel pomeriggio.

Il procuratore generale antimafia Franco Roberti

Il procuratore generale antimafia Franco Roberti

Dopo aver salutato il presidente del processo Maria Francesco Caruso (da poco tempo presidente del tribunale di Bologna) e il Procuratore capo di Reggio emilia  Giorgio Grandinetti, Roberti si è fermato con il Pm Marco Mescolini, il sostituto della Direzione distrettuale Antimafia della procura di Bologna che ha coordinato l’inchiesta e che con conduce l’accusa insieme alla collega Beatrice Ronchi. L’alto magistrato ha voluto vedere l’aula dove è in corso il processo Aemilia,  per conoscere il punto del processo e rendersi conto, personalmente, di come procede.
Ha stretto la mano è salutato ai carabinieri che hanno condotto le indagini e che nell’udienza odierna  erano escussi quali testimoni.

L'aula bunker del processo Aemilia

L’aula bunker del processo Aemilia

Il Procuratore Roberti, che in precedenza aveva partecipato a Modena alla consegna ai Vigili del fuoco dei mezzi confiscati alla ‘ndrangheta, era stato presente anche a fine gennaio 2015 alla conferenza stampa dove vennero annunciate le misure cautelari emesse nell’inchiesta che ha poi portato al processo Aemilia.
Nell’ultima relazione annuale della DNA, Franco Roberti ha  dipinto l’Emilia come «terra di ndrangheta» in cui le cosche «hanno avvelenato i gangli vitali dell’economia, della politica e delle istituzioni».
Parole durissime, le sue: «La regione poteva definirsi terra di ndrangheta da almeno un decennio: la sottovalutazione e il silenzio hanno rallentato vistosamente la presa di coscienza, in un clima di omertà paragonabile e forse anche peggiore a quello del sud».

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