Prima condanna per i morti della Cemental
L’ex titolare Ponti condannato a un anno per omicidio colposo

di Giulia Paltrinieri

17/12/2016 – È omicidio colposo. Per Franco Ponti, ex proprietario della Cemental, la condanna per la morte dell’ex dipendente dell’azienda del fibrocemento Giuseppe Cagarelli è di un anno e 80 mila euro di provvisionale. Lo ha deciso ieri il giudice di  primo grado del Tribunale di Reggio Emilia, in una sentenza ‘pilota’ che potrebbe aprire la strada a tutte le battaglie legali portate avanti dalle famiglie delle altre vittime di patologie da amiante che lavoravano nell’azienda correggese.

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Il sostituto procuratore Giulia Stignani aveva chiesto, davanti alla giudice Alessandra Cardarelli, due anni per l’ex titolare di Cemental, accusato di omicidio colposo con l’aggravante di aver commesso il fatto in violazione delle norme di prevenzione degli infortuni sul lavoro.
Giuseppe Cagarelli aveva 56 anni quando nel 2008 morì a causa di un mesotelioma pleurico. Quando lavorava alla Cemental i livelli di esposizione alle polveri mortali dell’amianto erano altissime, ma in azienda non si usavano mascherine né erano presenti impianti di aspirazione. Secondo la tesi della pm, avvallata dalla sentenza di ieri, non ci sono dubbi che a causare la morte di Cagarelli nel 2008 sia stata proprio l’aria insalubre respirata sul luogo di lavoro. La sentenza arriva alla fine di un procedimento legale intrapreso nel 2011 dai genitori dell’ex lavoratore e portato a compimento dalla madre Emilia Crotti, 86 anni. Emilia, ora rimasta vedova, ha continuato da sola a lottare in nome del figlio e si è costituita parte civile del processo con l’aiuto del suo legale, l’avvocato correggese Andrea Romano. La donna infatti è sempre stata convinta delle responsabilità della famiglia Ponti nella morte di alcuni ex dipendenti Cemental. Franco Ponti, 68 anni, è stato legale rappresentante dell’azienda per tutti gli anni in cui Cagarelli ha lavorato nella ditta del fibrocemento. Ora però il suo coinvolgimento nella morte di Giuseppe è diventato sentenza: Franco Ponti non ha voluto intenzionalmente nuocere alla salute dei suoi dipendenti, ma non rispettando i parametri di sicurezza se n’è reso inevitabilmente colpevole. Ora gli occhi sono puntati sull’udienza del 22 dicembre, quando Ponti dovrà tornare in aula per la morte di un’altra vittima dell’amianto.

(dalla Voce di Reggio Emilia)

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