Mercatini di Natale in Borsa
L’euforia è fuori luogo, ecco perchè

di Alessandro BettelliBettelli 2
10/12/2016 – Benvenuti ai mercatini di Natale: la manovra di Mario Draghi, che due giorni fa ha promesso un altro anno di Quantitative Easing e, soprattutto, quella della Fed di rialzo del costo del denaro, in programma la settimana prossima, dovrebbero essere foriere di buone nuove sotto l’albero di Natale.
A cominciare dal probabile rimbalzo del petrolio e delle materie prime in generale sino all’outlook positivo sul dollaro, visto in sensibile rialzo nei prossimi mesi. Il tutto su una cornice di tassi a breve in sensibile aumento fra Europa e America.
Il che, tradotto, sulla carta, significa un’aspettativa di rimbalzo dei listini.
Ma attenzione. Se i fondamentali indicano un prossimo rimbalzo dei mercati azionari, occorre comunque fare attenzione agli accumuli (spesso sapientemente indotti) di euforia nelle Borse.
Il che è presto spiegato: la politica economica anticipata da Trump sta creando aspettative di forte crescita in America dovute a un’ondata di nuovo debito pubblico (mistificata dalla locuzione di “politica espansiva”) che, (probabilmente, ma non è certo) dovrebbe essere sostenuta dalla crescita del Pil a stelle strisce del 4% (queste, almeno, sono le proiezioni).
Poi è evidente come una tale euforia non possa essere giustificata da una altrettanto preventiva e consequenziale prospettiva di crescita inflattiva, che porterà a un inevitabile rialzo dei tassi. Ecco dunque che i mercati potranno sì essere euforici, ma  lo dovranno essere in una misura ragionevole col contesto in cui i dividendi aziendali conteranno meno di oggi, mentre il ruolo di protagoniste lo reciteranno le aspettative di crescita reali. Ma non solo.
Inoltre, se è vero che, stando a quanto si evince, la politica Usa premierà chi produce e investe  negli Usa, ciò non farà che attirare sempre più risparmiatori a investire in dollari. Mentre in Europa, a causa delle politiche di Draghi, l’euro non potrà che indebolirsi, anche e soprattutto a causa dell’interrogativo legato all’esito delle urne della prossima tornata elettorale nei Paesi del Vecchio continente: il risultato prevedibile è che questo stato di cose non potrà che tenere lontano dall’Europa i grandi capitali.
Per giunta i tassi, non potendolo fare (causa economie arretrate dall’eurocentrica e autocratica  politica di Bruxelles), non scenderanno più e al massimo rimarranno stabili. Ergo? Nessun motivo per comprare obbligazionario europeo. E se le Borse europee da sole, come già detto, non attireranno grandissimi capitali, per l’immobiliare non sarà malaccio. Ma, sia chiaro: anche il mattone non riserverà di sicuro nulla di speciale.
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Una risposta a 1

  1. Cavour Rispondi

    10/12/2016 alle 21:18

    Certo un commento alquanto professionale. Chi investe in USA sa che Trump potra’ essere alleato verso il business, visto che anch’egli e’ un uomo d’affari nel campo immobliliare. Certo le nuove emissioni di dollari faranno bene, pero’ anche in Europa esistono. Se si vorra’ equiparare l’Europa con gli Usa, bisognera’ effettivamente investire sti soldi freschi. E in Italia, per esempio, spesso le banche raccolgono i soldi, ma poi se li tengono in tasca. Molte strat up italine volano a Londra per farsi finanziare dai Capital Angel, qui in Italia, non e’ possibile.

    Credo fermamente che in Europa vadano fatte delle distinzioni.

    Ossia:

    in Italia sappiamo che i bond italiani pagano pochissimo, mentre in altri Paesi pagano molto di piu’.

    Anche Industrialinvest di Bonomi, ha investito in Spagna, che ha un’economia in crescita.

    Ha venduto Ducati ai Tedeschi, ottima mossa, poi ha favorito a Cairo l’acquisto di RCS.

    Quindi Bonomi, se fa cosi’, senza investire in Italia (solo trattativa con Artsana, ma e’ multinazionale) Bonomi, pieno di analisti finanziari, ha portato a pensare che in Italia e’ difficile investire, in quanto i tassi sono molto bassi, le Aziende poco affidabili, e poi, falliscono pure quelle sane (????Unieco!!!).

    Poi la solidita’ politica e’ un tema da ristrutturazione totale del sistema politico italiano, se vogliamo titoli e azioni che volino. Spesso con una cattiva informazione, pilotata, non consente alle azioni di prendere quota. Ad esempio Brembo, enorme multinazionale, ha azioni in costante crescita. Per fortuna essi si tengono ala larga dal essere commentati dai media. Con cio’ nulla toglie al valore dei media per la reclam, ma spesso ci sono opinioni troppo pilotate. Per esempio all’epoca di Renzi, 10 gg fa, si pensava ancora che il jobs act fosse stato una mossa vincente, invece ha favorito solo cooperative spurie e vaucher.

    Credo che la stabilita’ di un paese passi pure anche dai sindacati, che controllano le situazioni lavorative.

    Perche’ in Francia/Belgio esiste un costo della vita maggiore ? Eppure anche qui in Italia parecchie aziende vanno bene.

    Credo che un’attenta informazione generalista, sia naz. che locale servirebbe a far decollare un sistema economico troppo soggiogato dalla politica/malavita.

    Attualmente siamo allo stallo, anche in considerazione del fatto che le attivita’ salva banche abbassano sempre di piu’ il rating del Pese Italia. Ma dico il Ministero dello sviluppo economico, che piano industriale ha fatto ?

    Troppe incognite. intanto gli imprenditori Italiani, se possono delocalizzano in este Eurpoa come Immergas a Bratislava. ma per forza, in Italia ti mandano nel burrone !

    NB: la Polonia, fuori dalla UE, cresce del 3 percento all’anno.

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