La perduta Versailles reggiana
Un libro della Manodori sul palazzo ducale di Rivalta

16/12/2016 – Verrà presentato domani, alle ore 11 all’Aula Magna Manodori dell’Università di Modena e Reggio Emilia, un volume per rendere omaggio alla reggia di Rivalta, la perduta ‘Versailles reggiana’. Interverranno Gianni Borghi, presidente della Fondazione Manodori, Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia, Massimo Mussini, storico dell’arte, Walter Baricchi e Alberto Cadoppi, curatori del volume.

‘Il Palazzo Ducale di Rivalta’, promosso dalla Fondazione Manodori ed edito da Grafiche Step di Parma, si configura come una mappa delle vicende che attraversarono la reggia settecentesca e le connessioni con i luoghi che l’ospitarono, a partire dal torrione medievale fino all’edificazione da parte degli Estensi iniziata nel 1723. Per il palazzo definito ‘grandioso e vago’ e gli eleganti giardini che lo circondavano si trasse ispirazione da Versailles, per volere di Carlotta d’Orléans sposa di Francesco d’Este, erede del ducato. L’intero complesso, che comprendeva la villa con l’ampio parco, Rivaltella e la ‘vasca’ di Corbelli, il viale alberato che conduceva in città, si può ben considerare l’ultima ‘delizia degli estensi’, prediletto rifugio principesco e scenario di svaghi e feste sfarzose.

Il libro ha un antefatto nel saggio di Gino Badini, al quale il volume è dedicato, sulla Rivalta romana e medievale, prosegue con due contributi di Alberto Cadoppi che approfondisce la storia antica del palazzo e le delizie di Rivalta e Rivaltella alla corte di Francesco e Carlotta. Walter Baricchi si occupa invece di analizzare il progetto, la fabbrica del palazzo dalla sua ideazione. Prosegue poi con le grandi feste che qui si tenevano e propone uno studio dell’impianto dei giardini all’italiana e alla francese che arricchivano la villa di bellezza e magnificenza.

Francesca Bergonzini prende invece in esame le opere d’arte e gli arredi all’interno del palazzo, mentre Francesco Ficarelli illustra rilievi architettonici e iconografia storica della cosiddetta vasca con il complicato sistema di fontane e di Villa d’Este.

La Fondazione Manodori ha voluto rendere omaggio ad un luogo ricco d’arte di storia anche con l’intento di promuoverne la riscoperta e la valorizzazione. Il volume rientra quindi in un percorso che vuole contribuire a far conoscere aspetti ancora poco noti o non ancora indagati della storia e della cultura del nostro territorio.

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4 risposte a La perduta Versailles reggiana
Un libro della Manodori sul palazzo ducale di Rivalta

  1. Cmar Rispondi

    27/12/2016 alle 19:51

    Dove si compra?

    • Pierluigi Rispondi

      28/12/2016 alle 08:16

      L’ho visto alla Libreria del Teatro in via Crispi a Reggio Emilia. Penso anche alla Libreria all’Arco.

  2. CMar Rispondi

    28/12/2016 alle 10:35

    Grazie Pierluigi molto gentile. Buon anno!

  3. gian luca simonini Rispondi

    05/04/2017 alle 18:28

    L’ennesima produzione di illusioni: relitti di dimore e reggie che non ci sono più, giardini scomparsi, letteratura per turismo sperato che non andrà mai a Reggio o in Emilia; sarebbe bene spendere soldi per curare e salvaguardare quel che resta dell’antico regime, roba che agli ex comunisti fa rabbrividire i geni, a loro le dimore patrizie e gli scherzi d’acqua dei giardini all’italiana piacciono solo sulla carta, cosa che ha fatto la Manodori, brava continui a procrastinare l’esame della responsabilità!Fatevi due passi intorno alla Vasca, guardate le villette a schiera costruite davanti all’acqua 20 anni fa con i piani urbanistici dei compagni! C’è anche il circolo ARCI-pesca che spadroneggia con le sue canne e altre schifezze nella vasca. Chissà quale turismo potrete attirare? Andate a vedere il giardino all’inglese di Karl Hueller in via Emilia ovest, tranciato a metà e divenuto banale verde pubblico; andate dai compagni di Modena a Gaggio a vedere un altro dinosauro del ‘700 torturato: Villa Sora fino a qualche anno fa cornice di feste dell’unità, poi il museo della civiltà contadina che invase i saloni affrescati con forche e…mi fermo qui pr decenza; nominarono un manager di partito come direttore, rimosso dopo vari anni, quanti soldi gettati…oggi le solite vestali-coop gestiscono il sito, in modo grottesco, vi ricordo che fanno feste in costume patrizio, corredato d’alamari, parrucche e codini! Forse tra un secolo faranno quello che FAI o National Trust inglese facevano 150 anni fa, ma sarà too late to be saved.

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